Reddito di cittadinanza, addio al terzo rifiuto: non si potrà dire no all’offerta di lavoro dei privati

L’hanno già ribattezzata la norma «spazzadivani». Un comma uscito dal cilindro degli emendamenti al decreto aiuti approvati nella notte, piena di tensioni, alla Camera. Votato da tutti, anche Pd e Iv, tranne che dal Movimento Cinque Stelle. Di fatto è una stretta sui percettori del Reddito di cittadinanza. Funzionerà così: se un datore di lavoro privato chiama a colloquio un “sussidiato” e gli offre un’occupazione, questa offerta sarà considerata alla stregua di quella fatta dal Centro per l’impiego. Che significa? Che il percettore del Reddito potrà dire di no soltanto a due di queste offerte, poi o accetta o perde il sussidio. Non è una novità da poco. Fino ad oggi di revoche del Reddito di cittadinanza per aver rifiutato più di due offerte congrue non ce ne sono state. Un po’ perché i Centri per l’impiego di lavori ne hanno offerti pochi. Un po’ perché il meccanismo di comunicazione tra le Regioni, che sono “proprietarie” degli uffici di collocamento, e l’Inps che eroga il Reddito, non ha funzionato. L’emendamento approvato alla Camera, di fatto, accorcia questa catena. Sarà l’imprenditore che vuole assumere il lavoratore a dover comunicare l’eventuale rifiuto. Una svolta soprattutto per il settore del turismo. Non più tardi di ieri, il ministro Massimo Garavaglia ha ricordato a margine del Global Youth Turism Summit a Sorrento, come «la carenza del personale sia un grave problema del turismo e in molti casi stia limitando l’offerta». 

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La norma

Garavaglia ha ricordato come ci siano alberghi che limitano il numero di camere perché non riescono a garantire il servizio, ristoranti aperti solo a pranzo o solo a cena, hotel che non fanno ristorazione per niente. «È oggettivamente un dramma», ha spiegato. Dunque bisognerà analizzare bene perché domanda e offerta non riescono a incrociarsi. Insomma, se in Italia c’è il 10% di disoccupazione e mancano 350 mila lavoratori solo nel turismo, è evidente che qualcosa non quadra. «Bisogna capire quali sono i fenomeni e capire a breve, medio e lungo termine cosa fare», ha aggiunto Garavaglia. In realtà, diversi imprenditori del settore si erano lamentati proprio dell’effetto distorsivo creato dal Reddito di cittadinanza. 

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Il meccanismo

Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, aveva parlato di diverse cause per la mancanza di personale in alberghi e ristoranti. E, aveva spiegato, che «la bonus economy e il reddito di cittadinanza rappresentano uno di questi fattori. Ma», aveva aggiunto, «anche il sommerso incide: ai percettori del reddito di cittadinanza o della Naspi basta fare qualche lavoretto in nero per riuscire ad arrivare a fine mese». Anche il presidente degli industriali, Carlo Bonomi, ha più volte puntato il dito contro il sussidio. «Dobbiamo pagare di più e valorizzare i giovani, abbiamo le nostre colpe», aveva detto all’Assemblea dell’Assolombarda. Ma, aveva aggiunto, «abbiamo un competitor quando assumiamo: il reddito di cittadinanza». 
A presentare gli emendamenti che hanno introdotto la nuova stretta sul Reddito, sono stati Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il governo ha dato parere favorevole e le norme sono passate con il solo voto contrario del Movimento Cinque Stelle. Per Rebecca Frassini (Lega) si tratta di una «stretta» necessaria a correggere il sussidio. E spiega: «L’offerta proposta direttamente da datori di lavoro privati, quindi senza passare dai Centri per l’impiego, sarà considerata “congrua”. Chi la rifiuta può dire addio al sussidio. Si tratta di una misura fortemente voluta dalla Lega, ispirata alla cultura del lavoro e utile al reperimento di maggiore manodopera, soprattutto nel settore turistico-ricettivo». Mentre Paolo Zangrillo (Fi), primo firmatario dell’altra proposta di modifica, commenta: «È stato inferto un duro colpo al reddito di cittadinanza. Finalmente i datori di lavoro potranno proporre un’offerta diretta ai percettori del beneficio bypassando l’inefficace sistema dei centri per l’impiego e dei navigator». Per il capogruppo di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida, si tratta di «un primo passo per iniziare a smantellare le distorsioni di un provvedimento che non crea occupazione, sperpera risorse e induce al lavoro nero».

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