Reddito di cittadinanza e lavori utili. “Non siamo parassiti sociali. Questi soldi ci servono a vivere”

Orietta Spadini al lavoro all’interno di Corte Verbena (DIENNEFOTO)

Orietta Spadini al lavoro all’interno di Corte Verbena (DIENNEFOTO)

Orietta Spadini al lavoro all’interno di Corte Verbena (DIENNEFOTO)

Orietta Spadini al lavoro all’interno di Corte Verbena (DIENNEFOTO)


«Non siamo affatto dei parassiti sociali e senza reddito di cittadinanza non sapremmo come vivere e dove sbattere la testa». Orietta Spadini, disoccupata 55enne di Legnago, è una dei 12 beneficiari del reddito di cittadinanza – cinque donne e sette uomini – che hanno aderito ai Progetti utili alla collettività (Puc) proposti dai servizi sociali del municipio. La Giunta leghista del sindaco Graziano Lorenzetti, ad oggi, è una delle poche in Veneto, se non addirittura in tutta Italia, che è riuscita a far decollare una delle misure previste dal Patto per il lavoro e per l’inclusione sociale.

 

Il progetto Tale programma governativo impone ai beneficiari della misura di sostegno destinata ai più poveri di dare la loro disponibilità, se idonei, per lavori a favore della collettività minimo otto ore settimanali, estendibili fino a 16. Nel capoluogo della Bassa, dove risiedono 300 persone che ricevono l’assegno statale variabile da 480 euro per i singoli a 16.560 euro all’anno per le famiglie numerose, sono circa un centinaio coloro che potrebbero svolgere quelli che un tempo erano definiti «lavori socialmente utili» o «di pubblica utilità». I primi 12 beneficiari della misura di supporto varata dal Governo dell’ex premier «grillino» Giuseppe Conte sono stati scelti dopo un colloquio con gli assistenti sociali e impiegati dal Comune «sulla strada» in collaborazione con l’associazione «La Verbena dell’Adige».

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La testimonianza La storia della 55enne Orietta è indice di come tale forma di intervento sia un vero «toccasana» per situazioni critiche, rese ancora più complicate dalla crisi innescata dall’emergenza Covid ed aggravata dalla guerra tra Russia ed Ucraina. Spadini, durante le otto ore settimanali previste dal Puc, si dedica prevalentemente alle pulizie e ad altre piccole mansioni all’interno di «Corte Verbena», una sorta di fattoria didattica creata dal sodalizio presieduto da Maurizio Antoniazzi all’interno dell’ex macello pubblico di via Olimpia. La 55enne racconta: «Nel 2010 sono tornata a Legnago, mia città di origine, dalla Toscana, dove avevo aperto un’azienda multi-servizi, per stare vicina a mio padre, che aveva seri problemi di salute. Ho dovuto ricominciare da zero, visto che oltre ad assistere mio papà, deceduto dopo qualche anno, mi sono adattata a fare diversi lavori precari, compresi i turni in fabbrica e le pulizie a domicilio». «Con il passare degli anni», prosegue la 55enne, «è stato per me sempre più difficile trovare un posto di lavoro, a causa dell’età che progrediva. Arrivare alla fine del mese, pur potendo godere di un alloggio popolare, è sempre più difficile». Spadini ha percepito il reddito di cittadinanza fin dalla sua istituzione, nel 2019. «Sono 500 euro al mese», prosegue la disoccupata, «che fanno la differenza, soprattutto dopo i rincari di bollette e carburante degli ultimi mesi». Per questo la 55enne ha aderito volentieri al Puc che le è stato proposto.

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Al servizio degli altri «Poiché ho ricevuto una grossa mano con il reddito di cittadinanza», sottolinea Orietta, «ritengo doveroso restituire alla collettività il supporto economico ottenuto mettendomi a disposizione nelle ore prestabilite a Corte Verbena e nei vicini Orti di San Francesco». Spadini non si ritiene comunque una privilegiata. «Mi è stata offerta un’opportunità», rimarca la beneficiaria, «che ho deciso di sfruttare a 360 gradi. È evidente, però, che come strumento di aiuto alle famiglie povere il reddito di cittadinanza ha bisogno di essere corretto. Ad esempio conosco persone in situazioni più precarie della mia che percepiscono appena 40 euro al mese, mentre altri individui, con tanto di lavoro stabile, ricevono 780 euro mensili».

 

Mamma straniera Ai Puc attivati a Legnago ha aderito pure Soumia, 38enne di origini marocchine ma residente da 30 anni in Italia. A Legnago la donna vive con il marito, che svolge lavori saltuari, ed i tre figli, rispettivamente di cinque, sei ed otto anni. «Nel 2019», rivela la mamma, «ricevevo 200 euro al mese di reddito di cittadinanza, ora l’assegno arriva a 700-800 euro. Tuttavia, crescere tre figli, con un marito che lavora ad intermittenza e a fronte delle molteplici necessità di una famiglia numerosa, comprese quelle legate agli studi dei più grandicelli, non è affatto semplice». «Del resto», prosegue la 38enne, «non possiamo permetterci di pagare una baby-sitter ed alla fine devo accudire io i bambini. I Puc sono l’occasione per poter rendermi utile, riuscendo allo stesso tempo a prendermi cura dei miei familiari».

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