Reddito di cittadinanza e offerte di lavoro, le novità e i rischi di perdere il sussidio 

Sul reddito di cittadinanza si attendono grosse novità dal nuovo anno. Ciò che accadrà con la ormai imminente partenza ufficiale della nuova campagna elettorale per le elezioni del 25 settembre si inizia già a delineare. Sul reddito di cittadinanza le forze in campo che concorrono alla guida del governo si scontreranno duramente. E la misura di contrasto alla povertà potrebbe radicalmente essere modificata. Anche dal momento che già oggi il reddito di cittadinanza è argomento tra i più caldi delle prime schermaglie politiche. Nel frattempo, chi percepisce il sussidio ha iniziato a subire le conseguenze di una specie di inasprimento delle regole di fruizione, tutte dovute dalla lotta ai furbetti e per evitare che ci siano soggetti che si approfittano del sussidio.   

“Gentile esperto, sono una ragazza madre beneficiaria del reddito di cittadinanza. Ho una bambina di 7 anni e prendo il sussidio dalla metà del 2020. Dopo aver rinnovato anche per il 2022 il sussidio, Ho già avuto una chiamata dal collocamento con cui mi offrirono un posto di lavoro come addetta alle pulizie in una azienda nel mio Comune di residenza. Proposta che ho dovuto rifiutare per via degli orari di lavoro che mal si sposavano con il mio ruolo di madre. Non sapendo dove lasciare mia figlia a scuola chiusa ho dovuto rifiutare. Adesso mi hanno già avvisato che un bar della mia città dovrebbe chiamarmi a lavorare. Anche in questo caso non so se riuscirò ad accettare la proposta. Immagino che sia una proposta su turni che potrebbero diventare problematici per la mia condizione. Secondo voi rischio di perdere il sussidio anche se la proposta mi arriva direttamente dal proprietario del bar e non dal collocamento?” 

Le nuove strette sul reddito di cittadinanza, ecco a cosa stare attenti per non perdere il diritto 

Per percepire il reddito di cittadinanza gli interessati devono rispettare i requisiti e le condizioni previste dalla normativa vigente. Tutto nasce dal decreto numero 4 del 2019, meglio conosciuto come decretone. Fu il decreto che insieme al reddito di cittadinanza varò sia la pensione di cittadinanza che la quota 100. Erano i tempi del primo governo guidato da Giuseppe Conte. E se quel decreto stabilì i criteri per rientrare tra i beneficiari del sussidio, stabili anche le regole per la continuità della sua fruizione. La misura nasceva come un sussidio per chi viveva in condizioni di povertà e senza lavoro, ma allo stesso tempo come una misura di nuova integrazione sociale e lavorativa dei beneficiari. E il decreto prima citato impose sul reddito di cittadinanza regole sui rifiuti delle offerte di lavoro che possono portare alla decadenza del beneficio. Regole che con il tempo sono diventate sempre più aspre.  

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Come è cambiato il sussidio nel tempo 

Inizialmente le offerte di lavoro al rifiuto delle quali si perdeva il diritto a continuare a percepire il reddito di cittadinanza erano tre. Dopo aver presentato la domanda del reddito di cittadinanza ed aver ricevuto l’ok al beneficio, gli interessati avevano l’obbligo di sottoscrivere al centro per l’impiego la dichiarazione di immediata disponibilità. Una sorta di patto di servizio o di lavoro che li obbligava ad accettare una delle tre proposte lavorative pervenute dal centro per l’impiego per non perdere il sussidio. Le offerte di lavoro che dovevano essere congrue si basavano sulla territorialità. La prima doveva pervenire da un datore di lavoro entro 100 km dal luogo di residenza, la seconda da 250 km e la terza da tutto il territorio nazionale. Man mano che sono passati gli anni, correttivi e modifiche al sussidio, soprattutto per detonare il problema dei furbetti e per dare alla misura il giusto valore dal punto di vista delle politiche attive sul lavoro, hanno fatto aumentare i rischi per i beneficiari.  

Anche la proposta diretta di un datore di lavoro va accettata 

Un recente emendamento al decreto Aiuti del governo Draghi ha di fatto messo i beneficiari del reddito di cittadinanza di fronte al serio pericolo di perdere il sussidio già dalla seconda proposta di lavoro rifiutata. E addirittura senza tirare dentro i centri per l’impiego o i servizi sociali del Comune. In pratica, anche una proposta diretta di un datore di lavoro non può essere più rifiutata. Questo è il rischio che corre la nostra lettrice che si trova in una condizione familiare assai particolare. E che probabilmente non può essere considerata una classica lavativa o furbetta che mira a prendere il sussidio non volendo lavorare. Avendo una bambina piccola da accudire, accettare proposte di lavoro per lei non è cosa sicuramente facile. E la sua preoccupazione è lecita dal momento che il recente emendamento prima citato, e già approvato sul decreto aiuti (DL numero 50 del 2022), la mette a rischio. Infatti, viene stabilito che con il secondo rifiuto ad un’offerta di lavoro considerata congrua, scatterebbe la sospensione del reddito di cittadinanza.  

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Cosa recita l’emendamento sul reddito di cittadinanza 

Ma l’emendamento va ben oltre perché la seconda offerta di lavoro che diventa impossibile da rifiutare se si vuole continuare a percepire il sussidio, non deve provenire necessariamente dal centro per l’impiego. E nemmeno dal proprio Comune di residenza per il tramite del servizio sociale comunale.  L’offerta può essere anche diretta da parte di un datore di lavoro. Nel caso specifico della nostra lettrice la congruità dell’offerta di lavoro è fuori discussione, provenendo da un’attività ricettiva dello stesso comune dove risiede. E dal momento che quest’estate ha già rifiutato la prima proposta di lavoro anche in quel caso congrua, la parte di un’azienda di pulizie per il tramite del centro per l’impiego, è evidente che il rischio è elevato di perdere il sussidio. 

Quali soggetti possono rifiutare le offerte di lavoro o non firmare il patto di servizio 

La normativa sul reddito di cittadinanza non dà grossi margini di manovra alla nostra lettrice dal momento che prevede la possibilità di rifiutare offerte di lavoro senza perdere il sussidio solo a chi accudisce bambini fino a tre anni di età. Oltre naturalmente ai casi di invalidità e di problematiche di altra natura. In pratica sua figlia di 7 anni non concede il diritto a rifiutare le offerte di lavoro. Piuttosto dovrebbe trovare una soluzione, magari con il datore di lavoro che gli ha fatto l’offerta, per conciliare il lavoro con la cura della sua famiglia. Magari lavorando in orari dove la bambina presto sarà impegnata nell’attività didattiche a scuola visto che siamo ormai prossimi mesi all’avvio del nuovo anno scolastico. Va detto comunque che deve essere il datore di lavoro che ha promosso l’offerta diretta a segnalare la beneficiaria del reddito di cittadinanza alla piattaforma come soggetto che ha rifiutato l’offerta. La segnalazione non è automatica come lo è quella relativa a rifiuti di offerte da parte dei centri per l’impiego.  

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