Reddito di cittadinanza: più facile perderlo

Un emendamento al Dl Aiuti stringe di più la morsa sui beneficiari del sussidio e introduce la chiamata diretta del datore. Cosa rischia chi dice di no.

Il reddito di cittadinanza sopravvive alle polemiche e ai tentativi di rimozione dalla parte politica che lo ritiene un incentivo all’assistenzialismo. Ma proprio per non cadere nella tentazione di mantenere chi non vuole far fatica a guadagnarsi uno stipendio, è in arrivo una nuova stretta per i percettori del sussidio. Un emendamento al decreto Aiuti prevede che possa arrivare al beneficiario un’offerta di lavoro congrua direttamente dal datore di lavoro. Se l’offerta non verrà accettata, il datore sarà tenuto a comunicarlo al Centro per l’impiego al fine di togliere il reddito di cittadinanza a chi ha lasciato sfumare l’occasione. Il ministero del Lavoro spiegherà, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, le modalità di comunicazione e di verifica della mancata accettazione.

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In altre parole, l’azienda ti chiama e ti dice che vuole assumerti facendoti un’offerta congrua. Se dici di no, addio sussidio.

Resta sempre il discorso della «congruità» dell’offerta. Secondo la normativa in vigore, è da ritenere tale la prima proposta di lavoro da svolgere in una sede che dista meno di 80 km dal luogo di residenza dell’interessato o raggiungibile in 100 minuti con i mezzi pubblici. Se si tratta, invece, della seconda offerta a tempo pieno e indeterminato, può arrivare da tutto il territorio nazionale. In caso di rifiuto, il sussidio viene decurtato di 5 euro mensili a partire dal mese successivo a quello in cui è stata respinta la proposta. Al secondo «no», il reddito di cittadinanza viene revocato.

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Con il nuovo emendamento al Dl Aiuti in arrivo, invece, sarà a rischio chi riceverà direttamente la telefonata di un datore di lavoro, si sentirà fare un’offerta di impego congrua (quindi con i criteri sopra descritti) e risponderà «no, grazie, sto bene così». Il datore metterà giù la cornetta, la rialzerà per chiamare il Centro per l’impiego (o farà la comunicazione nel modo in cui stabilità il ministero del Lavoro) e racconterà la conversazione appena avuta. Per il beneficiario del reddito di cittadinanza, in quel caso, scatterà la revoca del sussidio.


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