Regime forfettario 2023, le novità in arrivo piacciono ai professionisti: ecco perché

Regime forfettario 2023. Il Governo ha lasciato intendere di voler introdurre alcune significative novità, anche se conferme ufficiali vi saranno soltanto con l’approvazione del testo della manovra.

I lavoratori autonomi e coloro che hanno aperto una partita Iva avranno sicuramente già sentito parlare del cosiddetto ‘regime forfettario‘.

regime forfettario
canva

Esso altro non è che un regime agevolato, espressamente mirato a favorire la creazione di nuove attività di tipo autonomo e a sostenere le attività già esistenti ma che registrano incassi periodici entro una certa soglia.

Ebbene, il nuovo Governo insediatosi dopo le elezioni politiche dello scorso settembre ha già più volte sottolineato l’intenzione di dare una mano alle attività lavorative, sgravandole ove possibile da tasse elevate o comunque applicando una tassazione agevolata. Proprio come nel caso del regime forfettario, che – secondo le ultime indiscrezioni – vedrebbe il limite di accesso salire da 65mila euro a 85mila euro. Conferme a riguardo, tuttavia, non potranno che arrivare con la stesura della legge di Bilancio che – ricordiamo – dovrà essere approvata entro il 31 dicembre, onde evitare il temuto esercizio provvisorio.

Pertanto, che cosa concretamente potrebbe cambiare in merito al meccanismo del regime forfettario? Cerchiamo di seguito di fare il punto assieme, nel corso di questo articolo.

Pensione e regime forfettario: condizioni e possibilità

Regime forfettario 2023: novità alle porte con la manovra

In apertura abbiamo ricordato l’esistenza del regime forfettario, che certamente – almeno dal punto di vista fiscale – semplifica la vita dei lavoratori non subordinati. Il meccanismo supporta le attività autonome secondo il citato limite di incasso annuo, il quale è riproporzionato sulla scorta della data di apertura della partita Iva.

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Ora grazie alla nuova iniziativa del Governo in detto ambito, il regime forfettario verrebbe di fatto potenziato ed esteso rispetto alla sua versione attuale, consentendo ad un numero maggiori di possessori di partita Iva di sfruttarne le peculiarità e i vantaggi.

Secondo gli osservatori più attenti, i cambiamenti in arrivo – compresi gli interventi sulla flat tax – condurranno ad una almeno parziale rivoluzione del mondo delle partite Iva,  con oggettivi riflessi per il mondo dei professionisti. In base a ciò che emerge dai lavori sul pacchetto di riforme fiscali che dovrebbe interessare proprio questa tipologia d’imposta, in verità sarebbero due le novità sostanziali in arrivo:

  • aumento del tetto del regime forfettario a 85mila euro (e c’è chi ha parlato anche di una possibile soglia a 100mila euro);
  • attuazione di una misura denominata ‘exit tax biennale’, la quale interesserebbe le partite Iva con una soglia sopra il tetto dei 65mila euro.

In particolare con l’espressione exit tax si intende fare riferimento ad un’imposta dovuta sulle plusvalenze, che si genera in caso di trasferimento della residenza verso uno Stato estero, in base all’art. 166 del TUIR.

Regime forfettario 2023: quali sono i vantaggi del meccanismo?

Il regime forfettario, di per sé, presenta oggettivi vantaggi ed in particolare la tassazione più bassa, se la consideriamo in rapporto agli altri regimi fiscali. Infatti le cose stanno  fondamentalmente nei termini seguenti:

  • nel regime ordinario le imposte sono versate in riferimento ai ben noti scaglioni di reddito, sulla scorta di una variazione percentuale delle aliquote Irpef. Ed inoltre vi sono  ulteriori versamenti legati alle addizionali comunali e regionali e che attengono anche l’Irap (vale a dire l’imposta regionale sulle attività produttive);
  • nel regime forfettario chi aderisce è invece esentato da tutte queste tasse, tanto che infatti è prevista l’applicazione di un’aliquota sostitutiva unica che non è correlata al reddito prodotto, la quale vale infatti soltanto per distinguere se si è sotto o sopra la citata soglia di accesso al regime. Per gli aderenti è di certo un aspetto positivo in quanto non si tiene conto dei ricavi nel corso dell’anno. In più il regime è in qualche modo sburocratizzato.
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In termini pratici chi fa parte del regime forfettario ha la facoltà di pagare esclusivamente una flat tax uguale al 15%, che è ulteriormente ridotta al 5% per le nuove partite IVA. Infatti non dobbiamo dimenticare che il regime forfettario è il solo regime fiscale agevolato al momento valevole nel nostro paese per i possessori di partita Iva e, in particolare, garantisce un’aliquota del 5% per i primi 5 anni per chi avvia una nuova attività. Si tratta tipicamente di quelle circostanze in cui si intende aprire una start up e avvalersi di benefici fiscali tesi a non gravare troppo la giovane realtà sul fronte delle uscite.

Il vantaggio del coefficiente di redditività

Nel regime forfettario l’applicazione delle tasse è molto più semplice, perché chi aderisce non versa le tasse su tutto l’incasso ma su una percentuale di questo, che varia in base all’attività esercitata. Si tratta del cd. coefficiente di redditività. Grazie a quest’ultimo si può conseguire in modo veloce qual è l’ammontare tassabile e quali sono i costi forfettari. Per fare un esempio pratico i liberi professionisti hanno un coefficiente di redditività che è uguale al 78%, mentre i commercianti e gli artigiani hanno un coefficiente rispettivamente del 40% e del 67%.

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Inoltre il regime forfettario permette di non pagare l’IVA, perciò chi aderisce avrà la possibilità di fare prezzi inferiori rispetto ai propri concorrenti, e questo è indubbiamente un altro grande vantaggio del meccanismo.

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Concludendo, per ciò che riguarda le prossime novità ufficiali in fatto di tasse e regime forfettario partite Iva, non resta che attendere i prossimi passi del Governo e, dunque, la stesura della legge di Bilancio. In essa con tutta probabilità troveranno spazio novità in fatto di Flat Tax o tassa piatta del 15%, con una possibile misura ‘di transizione’ di durata biennale. Ma, come accennato, ne avremo eventuale conferma a breve.

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