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Reinfezione Covid: secondo caso documentato (primo negli Usa)

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Un 25enne dello Stato del Nevada che aveva contratto il coronavirus e poi era guarito si è di nuovo ammalato: si tratta del primo caso di reinfezione documentato finora negli Stati Uniti (e il secondo nel mondo).

Nuova malattia più severa

Secondo quanto riporta la Cnn, test genetici condotti dalla Scuola di medicina di Reno dell’Università del Nevada e dal Laboratorio sanitario pubblico dello Stato del Nevada, indicano che il giovane ha contratto due diversi ceppi del coronavirus. I risultati dello studio relativo sono stati resi noti in una pre-pubblicazione di una rivista scientifica autorevole, Lancet. La particolarità, rispetto al primo caso segnalato, sarebbe quella di una seconda malattia più grave con necessità di supporto di ossigeno e sviluppo di polmonite (non giustificati da un precedente stato di salute). Ciò potrebbe indicare che l’esposizione iniziale al virus non si è tradotta in un’immunità protettiva del 100%, hanno scritto gli autori nello studio. Non è dato saperlo perché nel primo caso al ragazzo non erano stati fatti test per la rilevazione di anticorpi. Tuttavia, «è fondamentale notare che la frequenza di un tale fenomeno non è definita da un singolo caso di studio. Questo può rappresentare un evento raro», hanno concluso gli studiosi. Con milioni e milioni di casi al mondo la vera domanda è: cosa succede alla maggior parte delle persone? E ancora non lo sappiamo.

Due distinte infezioni virali

Il paziente era risultato positivo per la prima volta lo scorso aprile dopo avere accusato mal di gola, tosse, mal di testa, nausea e diarrea. Poi era migliorato verso la fine del mese e successivamente era risultato negativo a due tamponi. Il giovane non aveva più avuto sintomi per circa un mese, ma il 31 maggio aveva cominciato a sentirsi di nuovo poco bene – con gli stessi sintomi del mese precedente – e cinque giorni più tardi era stato ricoverato in ospedale con insufficienza respiratoria ed era di nuovo risultato positivo. I ricercatori del Nevada hanno analizzato il materiale genetico prelevato da entrambi i campioni di coronavirus e il risultato indica che si tratta di due distinte infezioni virali.

Altri casi segnalati

Ci sarebbero altri quattro casi in Olanda segnalati e uno in Belgio, non supportati da ricerche cliniche ma documentati. Uno è un residente in una casa di cura che ha sviluppato una seconda infezione dopo 2 mesi. Altri due casi sono a Tilburg. Il primo, un uomo di 80 anni, ha avuto sintomi lievi a intervallo di circa 21 giorni. Il secondo paziente, un uomo sulla sessantina, ha avuto sintomi lievi durante la prima infezione ma si è ripreso rapidamente. L’uomo è tornato diversi giorni dopo perché soffriva di insufficienza respiratoria ed è risultato nuovamente positivo al coronavirus. Potrebbe essere una doppia infezione o reinfezione prima che il paziente fosse in grado di costruire l’immunità. Il primo caso di reinfezione in Belgio è una donna sulla cinquantina risultata positiva al coronavirus nella seconda settimana di marzo e poi di nuovo a giugno. I dettagli sui suoi sintomi sono sconosciuti. La donna si è ripresa.

29 agosto 2020 (modifica il 29 agosto 2020 | 12:35)

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