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Rete unica, l’accordo Tim-Cdp: 15 anni di tentativi prima della svolta a banda larga

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Dopo l’accordo, Tim e Cassa depositi e prestiti sono pronte a dare vita alla rete unica, ovvero il passaggio dalla rete in rame con un’infrastruttura in fibra. Nel pomeriggio del 31 agosto sono previsti i consigli di amministrazione delle due societ, che approveranno il memorandum concordato da Luigi Gubitosi, ceo di Tim, e Fabrizio Palermo, amministratore delegato Cdp, che descrive i passi per poter arrivare alla creazione del network unico. Obiettivo? Integrare l’infrastruttura del gruppo telefonico con Open Fiber. Il board di Tim dar vita anche a FiberCop, la societ a cui verr conferita la retesecondaria, e dar allo stesso tempo il via libera al contestuale ingresso del fondo Kkr e Fastweb nella neonata societ.

Secondo quanto concordato in quest’ultima settimana, la societ destinata a fondersi con Open Fiber per dare vita ad AccessCo, la rete unica. Dovrebbe entrare nella societ anche Cdp, in un secondo momento, ma le modalit saranno discusse dopo l’approvazione delle linee generali. L’intesa Tim-Cdp ha come fondamenta l’assegnazione del controllo della societ unica della rete dell’ex monopolista. Come contrappeso, la Cassa godr della maggioranza del cda, con poteri di veto. L’amministratore delegato verr indicato da Tim, con placet di Cdp. E lo stesso, viceversa, varr per il presidente. Rimane ancora da chiarire la questione della quota di Enel in Open Fiber. Palermo e l’ad di Enel Francesco Starace dovrebbero iniziare a discutere questa settimana: il secondo favorevole alla creazione della rete unica e la pressione che ha messo il governo dovrebbe accelerare il percorso per portare subito la Cassa in maggioranza in Open Fiber, consentendo a Starace di valorizzare la partecipazione rimanente, che interessa al fondo australiano Macquarie.

E cos, dopo anni di discussioni, dovrebbe arrivare la creazione di una rete unica. A proporre per la prima volta lo scorporo della rete Tim era stato, nel 2006, il consigliere di Romano Prodi, Angelo Rovati. Nel suo dossier si accendeva il faro sullo scorporo della rete fissa da Telecom Italia e sul suo passaggio sotto il controllo della Cassa depositi e prestiti. Come raccontato da Rovati in un’intervista al Corriere in quello stesso anno, sosteneva che la soluzione ideale fosse quella di scorporarla (Tim, ndr) dal gestore e applicare il modello Terna. Un progetto che ebbe forti ripercussioni sul vertice di Telecom a cui lo studio era stato trasmesso (all’insaputa del premier), e che port alle dimissioni del presidente Marco Tronchetti Provera e dello stesso Rovati.

In seguito fu Francesco Caio, superconsulente del governo, a indicare l’ipotesi che la Cassa potesse acquistare il 51% della rete. Nello stesso periodo venne convocato il tavolo Romani, allo scopo di trovare una soluzione per una rete unica a cui avrebbero dovuto partecipare tutti gli operatori. Tavolo che si risolse in un nulla di fatto. Dopo stata la volta del governo Letta (28 aprile 2013-22 febbraio 2014), che ha chiesto ancora a Francesco Caio di preparare un progetto sulla fibra. Anni dopo la volta del progetto Ring del governo Renzi. In cosa consisteva? Si trattava di un graduale spegnimento della rete in rame e del conseguente avvio di una rete pubblica in fibra.

La svolta sembrava arrivata nel 2019, con la firma, da parte di Tim, di un memorandum of understanding per valutare la combinazione delle reti con gli azionisti di Open Fiber, Enel e Cdp. Anche questo, per, non si concretizzato. Poi, gli sviluppi delle ultime settimane. Che abbia influito l’emergenza legata al lockdown o meno, il progetto ha subito un’accelerazione e siamo arrivati all’accordo tra Tim e Cdp.




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