Riccardo Maria Monti, intervista a OM: “Napoli, dobbiamo riprenderci il futuro della città”


Il nome di Riccardo Maria Monti in questi ultimi mesi è al centro dell’attenzione mediatica, nel totonomi per le imminenti elezioni per il sindaco di Napoli, giunta ormai al capolinea l’esperienza decennale di Luigi De Magistris. 53 anni, presidente del Cda dell’Interporto Sud Europa di Maddaloni-Marcianise, amministratore delegato di Triboo, già presidente di Italferr e dell’ICE, manager con una vasta rete di relazioni internazioni, con ruoli nell’Associazione Italia-Emirati Arabi Uniti, la Fondazione Italia Cina e la Robert Kennedy Foundation, Monti è accreditato da più parti di una possibile candidatura nelle file del centrodestra. Fino a oggi però ha ribadito che non è detto che farà politica e che a interessarlo sono solo i progetti concreti per Napoli, per costruire il futuro della città in una logica al di là degli schieramenti e dei partiti, e anche dei ruoli personali.

Om – Optimagazine ha avuto l’opportunità di dialogare con Riccardo Maria Monti a margine dell’iniziativa Next Napoli, cui ha preso parte, nella quale rappresentanti dell’associazionismo napoletano, di società civile, università e professioni come l’avvocato Gaetano Brancaccio, l’architetto Massimo Pica Ciamarra e la docente Marilù Ferrara, si sono incontrati per stilare un progetto di rilancio di Napoli, legato anche a quell’enorme opportunità costituita dal Recovery Fund, la risposta che l’Europa ha deciso di approntare per affrontare l’emergenza Covid-19 e rilanciare l’economia continentale.  

È la sfida dell’Italia di oggi”, ha detto Riccardo Maria Monti durante il suo intervento alla tavola rotonda, aggiungendo poi ai nostri microfoni: “Il Recovery Fund ha violato un tabù. L’Europa si indebita per dare risorse per ripartire. Uno straordinario passo avanti che solo le grandi tragedie talvolta consentono. Perché non dimentichiamo che il debito mutualizzato per paesi come la Germania o l’Olanda fino a ieri era quasi una bestemmia. Detto questo – aggiunge – il Sud, che versava già in difficili condizioni economiche prima della pandemia, deve mostrarsi compatto per pretendere che l’allocazione dei fondi sia coerente con le logiche della misura approntata. Nel senso che il denaro è stato stanziato sulla base dei ritardi. Se la media dei dati di disoccupazione e reddito pro-capite fosse stata quella del centronord, l’Italia avrebbe avuto diritto a circa 50 miliardi. Ne ha avuti 209 perché il Sud versa in condizioni veramente difficili. I soldi aggiuntivi quindi sono stati stanziati per recuperare questo gap”.

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Una passione per il Mezzogiorno che viene da lontano – qualche anno fa ha pubblicato un volume con l’editore Laterza, Sud, perché no?, con un articolato programma di rilancio dell’economia meridionale –, Riccardo Maria Monti si sofferma con noi su alcuni punti nodali per la ripartenza del Mezzogiorno nel post-Covid. L’internazionalizzazione, “che vede il Sud fornire un contributo molto ridotto, con un valore solo del 10% delle esportazioni totali del paese, una carenza frutto di debolezze, finanziarie, economiche e infrastrutturali”. Le infrastrutture appunto, in cui il Sud sconta “un ritardo clamoroso. Basti l’esempio della Sicilia, l’unico luogo del mondo con 5 milioni di abitanti, tre chilometri di mare e senza un ponte”. E l’innovazione digitale, “l’unico lascito positivo del Covid, che ci ha spinto a imparare più velocemente a interagire da remoto, cosa che potrebbe offrire anche opportunità interessanti ai giovani che potrebbero rientrare al Sud”.

Il tema dei giovani e dell’emigrazione resta uno dei più urgenti, un fattore di debolezza per il Mezzogiorno secondo Monti più grave persino della criminalità organizzata. “Non voglio fare l’ingenuo, la criminalità è sempre un fenomeno molto pericoloso e difficile da gestire, con una forte presenza economica che il Covid, con gli affanni che sta causando a tanti operatori, può persino consolidare. Ma credo che la criminalità non sia mai stata così debole, pensando a com’era sino ai primi anni Duemila, con il presidio militare ossessivo di un tempo che oggi non c’è più e i dati relativi alla violenza, con solo un decimo degli omicidi di vent’anni fa. Sono più preoccupato di fermare l’emorragia dei giovani che vanno via, quasi due milioni negli ultimi due decenni, decine di migliaia di persone qualificate ogni anno. Questo rappresenta un macigno sul futuro”.

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Passando a Napoli, Monti sottolinea il ruolo centrale che quella che una volta si chiamava la capitale del Sud può rivestire, dal punto di vista materiale e simbolico, per la ripresa del Mezzogiorno. “Il contributo di Napoli all’innovazione, all’esportazione, l’università, la cultura è un pezzo importante in un Sud, fatemelo dire, molto ‘scassato’. L’aggregato Napoli ha un effetto rivitalizzante perché, uso una metafora calcistica, sono i gol che fanno morale. E vedere che si possono fare le cose a Napoli, come nel caso dell’Apple Academy, della rinascita del teatro San Carlo, del boom turistico, può costituire un fattore di speranza per tutto il Mezzogiorno”.

La posizione di Monti sulla situazione in cui versa Napoli è netta. “È una città che cade letteralmente a pezzi, che vive sotto il profilo amministrativo difficoltà enormi. Basta cercare di comprare un biglietto della metropolitana o richiedere un documento in un ufficio urbanistico per rendersene conto”.

Senza mai riferirsi a sé stesso come possibile sindaco, Monti sottolinea la necessità per il rilancio della città di un lavoro di squadra, che sappia rispondere “al drammatico abbandono amministrativo” e sappia cogliere l’occasione del Recovery Fund. E indica anche alcune direttive su cui lavorare: “I grandi pilastri urbanistici e infrastrutturali: Bagnoli, dove dopo vent’anni è cominciata la bonifica e dove bisogna saper far convergere investimenti privati; la grande Napoli Est, dove c’è una logistica straordinaria con in pochi chilometri il porto, l’aeroporto e la ferrovia, e operatori internazionali come Q8, Cassa Depositi e Prestiti, il gruppo Ferrovie; il recupero del Centro Storico, dove i fondi stanziati con il progetto Unesco sono stati restituiti al 99% perché non siamo stati capaci di spenderli”.

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Non c’è però molto tempo, conclude Riccardo Maria Monti :“Siamo veramente a un punto di svolta. O ci rimbocchiamo le maniche e ci riprendiamo il futuro della città, oppure tra cinque, massimo dieci anni, la demografia ci avrà dato il colpo di grazia”.

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