Riforma delle pensioni, elezioni 2022: il programma dei vari partiti

Non sarà il governo Draghi a definire i contorni della prossima riforma delle pensioni. Con la crisi di governo, infatti, si interrompono i dialoghi con i sindacati, e ogni discorso sulla riforma delle pensioni da attuare, presumibilmente, già nel 2023, verrà rimandato alla prossima legislatura.

Molto, quindi, dipenderà dalla maggioranza che risulterà dalle urne: d’altronde ci sono alcuni partiti che hanno già fatto sapere di voler intervenire per anticipare l’accesso alla pensione oppure per aumentarne gli importi, mentre altri – tenendo conto dai vincoli di spesa imposti dall’Europa – preferiscono mantenere un atteggiamento più prudente.

Il tema delle pensioni, quindi, mai come quest’anno potrebbe essere al centro della campagna elettorale, così come altri temi caldi come il taglio delle tasse o il reddito di cittadinanza.

A tal proposito, in attesa di maggiori dettagli, vediamo quali sono le posizioni dei vari partiti a riguardo, così da farci un’idea su quali potrebbero essere le novità per le pensioni a seconda di quello che sarà il risultato delle elezioni 2022.

Lega

Da anni ormai Matteo Salvini ha fatto delle pensioni un punto fermo della sua campagna elettorale. Come dimenticare le immagini del leader della Lega con la maglia “Stop Fornero” durante la scorsa campagna elettorale, quando non nascose la sua intenzione di eliminare la riforma del 2011 introducendo delle misure di maggior flessibilità.

Una volta al Governo, il tutto si tradusse con Quota 100 che, come dimostrano i dati, non è stata un gran successo visto che in tre anni ha coinvolto appena 300 mila persone, per la maggior parte provenienti dal pubblico impiego tra l’altro.

Adesso il piano della Lega è un altro: estendere la platea dei beneficiari della cosiddetta Quota 41, misura oggi alternativa alla pensione anticipata in quanto consente di smettere di lavorare, indipendentemente dall’età anagrafica, una volta versati 41 anni di contributi. Oggi Quota 41 è riservata ai soli precoci che rientrano nella categoria dei lavoratori svantaggiati; l’intenzione è di estenderne il diritto a tutti, superando dunque i 42 anni e 10 mesi (uno in meno per le donne) altrimenti richiesti dalla pensione anticipata.

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Forza Italia

Altro partito molto forte sul tema delle pensioni è Forza Italia, che tuttavia anziché concentrarsi sulle regole di pensionamento ha preferito avanzare una proposta per l’aumento degli importi.

D’altronde, Silvio Berlusconi nel 2001 è stato il fautore dell’introduzione della maggiorazione sociale conosciuta come incremento al milione della pensione, uno strumento che portò pensioni, pensione sociale (oggi diventata assegno sociale) e pensioni d’invalidità a raggiungere la soglia del milione delle vecchie lire.

Adesso, con il passaggio all’Euro, Forza Italia intende ripetere quanto fatto allora aumentando tale maggiorazione, così da fare in modo che le pensioni possano raggiungere i 1.000 euro. Lo stesso vale per l’assegno sociale, in quanto in questo modo si vogliono tutelare coloro che non hanno versato sufficienti contributi.

Fratelli d’Italia

Nel centrodestra Giorgia Meloni si è esposta meno sul fronte pensioni: vedremo se con la pubblicazione del programma elettorale ci saranno novità a riguardo, ma per il momento possiamo concentrarci su alcune dichiarazioni fatte dalla leader di Fratelli d’Italia negli anni scorsi.

In particolare, la Meloni si è scagliata contro gli importi di assegno sociale e pensioni d’invalidità, ritenendoli molto bassi. Ecco dunque che potrebbe convergere sulla proposta avanzata da Silvio Berlusconi, acconsentendo così a un incremento degli assegni.

Inoltre, nell’ottobre del 2021 ha suggerito di abolire le pensioni d’oro così da “modificare le storture” del sistema pensionistico e dare risposte ai più deboli.

Partito Democratico

Più mite l’approccio del centrosinistra sul tema delle pensioni; ad esempio, il Partito democratico si è da sempre mostrato particolarmente attento al tema della stabilità del nostro sistema pensionistico – aspetto più volte sottolineato dallo stesso Draghi – così da evitare di ritrovarsi in un momento di crisi, come successe nel 2011, in cui le pensioni degli italiani rischiavano, Fornero docet, “di non essere pagate”.

A tal proposito, il Partito Democratico, tra i fautori di misure come l’Ape sociale, ha più volte dichiarato di volersi concentrare sulla tutela delle fasce deboli, in favore delle quali potranno esserci misure di flessibilità come appunto l’anticipo pensionistico e Opzione donna. D’altronde qualche giorno fa il ministro del Lavoro Andrea Orlando, del Partito democratico, aveva confermato queste due misure anche per il 2023, piano che tuttavia è stato interrotto dalla crisi di governo.

Italia Viva

Matteo Renzi, leader d’Italia Viva, ha più volte accusato Matteo Salvini per l’errore commesso con Quota 100, una misura troppo costosa per quelli che sono stati i risultati raggiunti, visto che non sono stati creati nuovi posti di lavoro e perlopiù le uscite anticipate hanno riguardato il pubblico impiego.

Per il resto la posizione di Matteo Renzi sembra essere molto vicina a quella del Partito Democratico: sì a nuove misure di flessibilità che possano tutelare alcune fasce della popolazione, ma sempre mirando alla stabilità. D’altronde è l’Europa che ci chiede di essere ferrei riguardo alle regole sul pensionamento, tant’è che molti altri Paesi, vedi la Francia, hanno avviato un piano d’inasprimento delle regole di pensionamento.

Azione

Lo stesso dicasi di Carlo Calenda, leader di Azione. Per capire la sua posizione sul tema pensioni basti vedere un suo commento pubblicato sui social network lo scorso 27 ottobre, subito dopo lo strappo tra sindacati e governo per la mancanza di una riforma delle pensioni nella legge di Bilancio 2022.

Che i sindacati attacchino il Governo sulle pensioni dimostra ancora una volta come parte dei dirigenti di questo Paese pensi solo a chi è già garantito e non ai giovani. Tanto il conto lo pagano sempre i nostri figli. Per me ha ragione Mario Draghi e non Maurizio Landini (segretario della Cgil, ndr).

A conferma che per Calenda il tema delle pensioni non dovrebbe essere una priorità del governo, il quale dovrebbe concentrarsi perlopiù sulla tutela dei giovani.

Movimento 5 stelle

Durante l’esperienza di governo con la Lega, l’approccio del Movimento 5 stelle sulle pensioni fu molto vicino a quello di Matteo Salvini.

I 5 stelle esultarono per l’introduzione di Quota 100, annunciando anche l’intenzione di procedere, entro i successivi tre anni, con l’estensione di Quota 41 a completamento della riforma delle pensioni.

Tale piano è stato poi interrotto dalla caduta del primo governo Conte e dal cambio di maggioranza: con il passaggio dalla Lega al Partito democratico, infatti, tali ambizioni sono venute meno, tant’è che sul fronte pensioni non si rivelano chissà che cambiamenti.

Non è ancora chiaro, dunque, qual è oggi la posizione del Movimento 5 stelle sul fronte pensioni, un dubbio che verrà schiarito con l’ufficializzazione del programma elettorale.

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