Riscatto laurea, per me la proposta Tridico non raggiunge lo scopo: meglio guardare all’Europa

di Mario Pomini*

Le statistiche scolastiche sono abbastanza deludenti per l’Italia. Uno dei valori più critici, e da molti decenni, è la bassa percentuale di persone che hanno acquisito un’istruzione di livello universitario. I dati di Education at Glance del 2021 ci dicono che in Itala solo il 20% dei 25-64enni possiede un’istruzione di livello universitario, la metà della media Ocse che è del 39%. Le cose vanno un po’ meglio per le giovani generazioni. La quota di 25-34enni con un titolo di studio di questo tipo ha raggiunto il 28,8%. Tuttavia restiamo in fondo alla classifica, ben al di sotto della media Ocse che è del 47,8%, oltre che lontanissimi dal 61% del Giappone. C’è da osservare però, a nostra discolpa, che le statistiche Ocse non considerano solo i laureati ma tutta l’attività formativa terziaria che, come è noto, in Italia è poco sviluppata. In ogni modo, siamo in fondo a questa poco invidiabile classifica.

Per invertire questo processo e convincere molti giovani e le loro famiglie, ad investire nella laurea sono intervenuti nel tempo vari governi, sostanzialmente riducendo le tasse universitarie attraverso l’ampliamento della zona dalla no-tax area, ora a 22.000 euro di Isee. Possiamo dire che l’Università è diventata nel tempo sempre meno costosa, almeno dal punto di vista della tassazione. Se guardo al mio Ateneo, quello di Padova, più di 30mila studenti, uno su due, usufruisce di agevolazioni economiche e l’importo medio delle tasse universitarie è di circa 1.200 euro. Non una somma molto elevata in senso assoluto, ma discretamente elevata in senso relativo, come vedremo.

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Che fare ancora per aumentare il livello del capitale umano del Paese? Le strade sono tante, e non solo di tipo economico. Da ultimo si è inserito in questo dibattito il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, economista di stampo keynesiano. La sua proposta è di recepire un aspetto del sistema pensionistico tedesco che prevede il riscatto gratuito degli anni della laurea. Anche su questo versante recentemente si è fatto molto. Tradizionalmente il riscatto degli anni di studio era molto oneroso, con una spesa di circa 20.000 euro per ogni anno di studio. Nel 2019 è stata introdotto il riscatto agevolato con una sostanziosa riduzione dei contributi (solo 5.200 euro annui). Dato che ormai la pensione è calcolata con il metodo contributivo, questa agevolazione economica comporterà un aumento molto modesto della pensione. Quindi non sta qui il vantaggio del riscatto agevolato che si presenta come una pura operazione finanziaria.

La reale convenienza di aderire al riscatto agevolato consiste nella possibilità di ridurre l’età nella quale andare in pensione di 3 o 5 anni. Questo è dimostrato dal fatto che, come ci mostra il Rapporto sulle pensioni di Itinerari Previdenziali, un professionista su due iscritto alle Casse previdenziali è un pensionato attivo, cioè va in pensione ma continua a svolgere la sua attività professionale, pagando anche i contributi pensionistici. Se questo è vero, se cioè il laureato, in genere un professionista, continua a lavorare anche dopo la pensione, la proposta Tridico, pur interessante, non sembra raggiungere il suo scopo. Chi si iscrive all’università guarda alle opportunità presenti e non ai costi di un lontanissimo futuro.

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Potrebbe essere interessante invece, sempre a questo proposito, riprendere il modello universitario tedesco, ma sotto un altro aspetto. In Germania gli studenti non pagano le tasse universitarie, ma solo un modesto contributo studentesco. Diciamo che la no tax area è totale, con buona pace degli economisti neoliberisti (anche di sinistra). Il sistema tedesco lo ritroviamo anche in Austria, Finlandia, Danimarca, Svezia. In definitiva, alcuni Paesi europei hanno deciso che l’istruzione universitaria sia un bene pubblico, un diritto potenzialmente alla portata di tutti da finanziare con la fiscalità generale.

Non è possibile sapere a priori se l’eliminazione delle tasse universitarie farà aumentare le iscrizioni. Di sicuro invece rappresenta un progresso sul piano economico, sociale e culturale. D’altra parte, dalla prima legge Casati del Regno del Piemonte del 1859 che prevedeva solo quattro anni di istruzione obbligatoria, alla situazione attuale, che porta di fatto la scolarità fino ai 19 anni, gli anni della scolarità sono sempre aumentati e la tendenza non sembra arrestarsi, almeno in molti Paesi europei. Se poi ci sono problemi di copertura, si potrebbe cominciare in maniera graduale con la gratuità della laurea triennale. Non si tratterebbe di una proposta scandalosa, ma sarebbe semplicemente un tentativo di adeguarci a quello che accade nella stragrande maggioranza dei Paesi europei con i quali dobbiamo cooperare, ma anche competere. E sarebbe anche pienamente conforme al Pnrr che potrebbe metterci i fondi necessari.

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*Professore associato di Economia Politica, Padova

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