Rivalutazione pensioni: si comincia

C’è un doppio binario per la rivalutazione pensioni prevista dal Decreto Aiuti bis: uno 0,2% di recupero dell’inflazione del  2021 che spetta a tutti i pensionati, e un anticipo di un altro 2% sulla rivalutazione che scatta da gennaio prossimo sulla base dell’inflazione 2022, che invece riguarda una platea limitata a coloro che hanno un reddito fino a 35mila euro annui. I dettagli del meccanismo sono contenuti nell’Articolo 21 del DL 115/2022.

Aumento delle pensioni: a quanto ammonta

Tendenzialmente, si tratta di un aumento che può andare dai 10 ai 50 euro al mese da ottobre per quanto riguarda l’anticipo del 2% sulla rivalutazione 2023, mentre il conguaglio può variare da 10 a 130 euro, a seconda dell’importo della pensione. In entrambi i casi si tratta di somme che sarebbero comunque state inserite nel cedolino pensione del prossimo anno, ma che il Legislatore ha anticipato all’autunno 2022 per sostenere il potere d’acquisto delle pensioni a fronte del caro prezzi.

Vediamo come funziona e cerchiamo di quantificare le somme che i pensionati riceveranno fra ottobre e novembre.

La rivalutazione anticipata del 2%

A partire da ottobre, viene riconosciuta in anticipo una parte della rivalutazione che sarebbe spettata da gennaio, pari ad un aumento del 2%. La somma, specifica la legge, verrà versata «per ciascuna delle mensilità di ottobre, novembre e dicembre 2022, ivi inclusa la tredicesima mensilità». L’incremento spetta solo alle pensioni di importo fino a 2mila 692 euro (significa 35mila euro all’anno). Questa quota aggiuntiva di pensione non aumenterà l’imponibile fiscale 2022 (quindi la misura è fiscalmente neutra).

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Esempi pratici

Il calcolo va effettuato sulla base delle percentuali di perequazione previste per la rivalutazione delle pensioni, che è piena solo fino a quattro volte il minimo e poi si riduce progressivamente (90% della quota eccedente quattro volte il minimo, 75% della quota eccedente 5 volte il minimo). Esempi (calcoli molto semplificati, ma indicativi):

  • pensione minima (524,34 euro al mese): perequazione piena con rivalutazione al 2%, da ottobre 10,5 euro in più;
  • pensione di mille euro al mese: perequazione piena con rivalutazione al 2%, da ottobre 20 euro in più;
  • pensione di 1.500 euro al mese: perequazione piena con rivalutazione al 2%, da ottobre 30 euro in più;
  • pensione di 2mila euro al mese: perequazione piena con rivalutazione al 2%, da ottobre 40 euro in più;
  • pensione di 2.500 euro al mese: perequazione al 90% e rivalutazione del 2%, da ottobre 50 euro in più;
  • Pensione di 2.692 euro euro al mese: perequazione al 75% e rivalutazione del 2%, da ottobre 52 euro in più.

Attenzione: prendono l’anticipazione anche le pensioni più alte di 2mila 692 euro al mese, ma più basse di 2.744 (cifra che si ottiene sommando al tetto l’aumento spettante). In questo caso, prendono solo la parte che porta la pensione a 2mila 744 euro.

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Il conguaglio pensioni dello 0,2%

Si tratta del recupero dello 0,2%, ovvero della differenza fra l’1,7% di inflazione stimata e l’1,9% di inflazione effettiva nel 2021. Il conguaglio previsto a gennaio 2023 viene anticipato al novembre e spetta a tutti i pensionati. Si va da circa 10 euro per le pensioni minime fino a 120 euro per le pensioni sopra i 7mila euro al mese.

Aumento pensioni totale: esempi di calcolo

Poiché i due aumenti si sommano, mentre a ottobre la pensione sarà aumentata solo per coloro che hanno reddito fino a 35mila euro annui applicando l’aumento del 2%, da novembre arrivano anche i soldi del conguaglio una tantum dello 0,2% e a dicembre di nuovo solo quelli della rivalutazione del 2% (che si applica anche alla tredicesima).

  • Pensione minima di 524,34 euro: in tutto, nel 2022 circa 50 euro in più.
  • Pensione di 1500 euro al mese: in tutto, nel 2022 150 euro in più.
  • Pensione di 2.500 euro al mese: in tutto 250 euro in più.
  • Pensione di 3mila euro al mese: in tutto 55 euro in più, perché non c’è diritto all’anticipo del 2% ma solo al conguaglio dello 0,2%).
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Nella quasi totalità dei casi, questo meccanismo di rivalutazione non raggiunge il medesimo importo che sarebbero arrivati con un Bonus 200 euro bis. Fra l’altro, si tratta di un’anticipazione di somme che sarebbero comunque spettate a gennaio, di conseguenza l’agevolazione è anche più bassa di quella prevista per il lavoro dipendente, che invece ha un taglio del cuneo fiscale effettivamente aggiuntivo rispetto alla busta paga.

 

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