Salari, poveri, lavoro: Giorgia Meloni non sa di cosa parla

Giorgia Meloni si prepara a vincere le elezioni ma nessuno sa bene che approccio avrà alle grandi sfide economiche dei prossimi mesi, dall’inflazione ai rischi di recessione.

Non sembra saperlo bene neppure lei, a giudicare dalle sue prime dichiarazioni elettorali sul programma economico di Fratelli d’Italia e di un ipotetico governo di centrodestra.

L’intervista a Raffaele Marmo del gruppo Nazione-Carlino-Giorno nel weekend è un primo manifesto economico che lascia più domande che risposte.

AUTARCHIA. «Bisognerà prendere contromisure rispetto alle scelte fatte da una Unione europea che non si è posta il problema di essere autosufficiente rispetto a categorie di approvvigionamento vitali e a produzioni strategiche, questo non vuol dire essere autarchici ma significa essere padroni del proprio destino».

C’è un ovvio dibattito, dalla pandemia in poi, sull’autonomia strategica dell’Ue in alcuni campi. Ma Meloni non indica i settori e le produzioni da tutelare.

Soprattutto non chiarisce come la necessità di una sovranità europea si concilia con il suo “patriottismo” economico: un governo Meloni sarebbe disposto a investire risorse pubbliche italiane per sussidiare una fabbrica di microchip in Olanda? O progetti energetici in Germania? Se le filiere sono europee, non significa che siano italiane.

ECONOMIA REALE. La prima idea di Meloni per sostenere l’economia reale è togliere il tetto all’uso del contante, «che non serve a combattere l’evasione fiscale e che, anzi, ci crea una concorrenza sleale perché in Germania e in Austria non c’è».  

Non si capisce quali imprese possano sentirsi limitate dal tetto al contante, a parte quelle intenzionate a riciclare denaro della criminalità organizzata.

Uno studio recente di Banca d’Italia, dell’ottobre 2021, dimostra che l’aumento dell’uso del contante porta a una espansione dell’economia illegale, come successo in Italia dopo la revisione delle soglie nel 2016.

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Un aumento dell’1 per cento nelle transazioni in contante porta a un aumento dell’economia illegale tra lo 0,8 all’1,8 per cento. Che è come dire che non c’è miglior modo di favorire il nero che favorire l’uso del contante per legge.

SALARI. Giorgia Meloni si esprime a favore di un «salario minimo, un salario dignitoso». Ma nessun dettaglio: tutti i punti delicati della questione riguardano l’entità (9 euro?) e il rapporto con i contratti nazionali (vale per tutti o solo per chi non ha un contratto nazionale di riferimento?).

Da quello che si capisce, in realtà, Meloni non vuole una soglia ma soltanto una riduzione del costo del lavoro con un taglio del cuneo fiscale (la differenza tra costo del lavoratore per l’azienda e busta paga). Di quanto? Boh.

ASSUNZIONI. Meloni propone il principio “più assumi, meno paghi”. Cioè, «più è alta l’incidenza dei dipendenti in rapporto al fatturato, meno tasse paghi».

Questo si traduce in un sussidio alle imprese ad alta intensità di lavoro e in un disincentivo ad aumentare la produttività del lavoro, che in Italia è stagnante da vent’anni ed è la principale causa dei salari troppo bassi. Invece che incentivare la transizione tecnologica e digitale, Meloni vuole andare nella direzione opposta, una transizione manuale: tutto il resto del mondo spinge nella direzione opposta.

POVERTA’. Giorgia Meloni non ha alcuna idea di come funzionino le misure di welfare a sostegno dei più fragili, oppure mente sapendo di mentire.

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«Lo sa che in Italia un giovane di vent’anni in ottima salute può prendere 780 euro di reddito e un disabile prende una pensione di invalidità di 270 euro?», dice.

Intanto la pensione di invalidità è di 287 euro per 13 mensilità, inoltre reddito e pensione di invalidità sono almeno in parte cumulabili.

Quindi il disabile dell’esempio di Meloni, se rispetta i requisiti, può cumulare almeno una parte del reddito di cittadinanza mentre il 20enne in perfetta salute di solito prende molto meno, l’importo medio per i single senza figli è, secondo l’Inps, 452,30 euro mensili.

Una famiglia con un figlio disabile riceve un importo medio di reddito di cittadinanza di 577,10 euro (che arriva a 704 se il nucleo familiare è di quattro persone).

AMMORTIZZATORI.  Giorgia Meloni propone anche una riforma degli ammortizzatori sociali (e chi non l’ha proposta in questi anni). Punto primo: abolire il reddito di cittadinanza perché «quello che serve è creare lavoro per chi può lavorare mentre per chi so trova in condizioni di non poterlo fare servono strumenti rafforzati di sostegno vero».

Quindi, via il reddito ma un sussidio a chi «over 60» si trova «senza pensione e senza lavoro» e per chi «è senza reddito e ha carico figli minori o disabili». E poi non mancano gli aiuti per i lavoratori autonomi, «un sostegno al reddito in caso di cessazione dell’attività in linea con la Naspi».

Quindi Giorgia Meloni vuole abolire il reddito di cittadinanza per reintrodurlo sotto altra forma. E poi non sa, o forse finge di non sapere, che la sua proposta sugli autonomi è un provvedimento del governo Conte 2, che ha introdotto una indennità di disoccupazione per i lavoratori autonomi chiamata Iscro in via sperimentale per gli anni 2021, 2022 e 2023.

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STRANIERI. C’è un dettaglio che Giorgia Meloni omette in questo suo accenno di programma economico: per chi valgono questi provvedimenti di welfare?

Quando si parla di interventi anti-povertà, c’è sempre il piccolo problema che il grosso delle famiglie e degli individui in difficoltà non sono italiani (il 26,3 per cento delle famiglie con almeno uno straniero è in povertà assoluta, contro il 5,7 di quelle di soli italiani).

Fratelli d’Italia vuole includerli nelle sue misure assistenziali o il “patriottismo” economico di Meloni vale soltanto per alcuni e discrimina gli altri?

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