Sarah Altobello contagiata: “Stavo male. La sanità mi ha abbandonata”

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“Il Covid? Quando lo prendi non sai quando finisce”, a distanza di alcuni giorni dall’annuncio della sua positività Sarah Altobello ci ha raccontato gli ultimi difficili giorni di malattia. La showgirl pugliese è stata colpita duramente dal coronavirus, ma a pesarle maggiormente, oltre alla solitudine, ai dolori e alla febbre, è il senso di impotenza e la paura per essersi sentita abbandonata dalla sanità. La scoperta della positività al Covid-19 solo sette giorni dopo l’inizio dei sintomi, la rabbia e la frustrazione per una cura arrivata tardi l’hanno lasciata senza parole: “Mi dà fastidio quando tutti dicono che è un’influenza normale, no per niente. Esiste e quando lo prendi non sai quando finisce. Ora non sto bene, sto peggio, è un labirinto. E non essere stata seguita e curata all’inizio mi ha mandata nel panico”.

Dov’eri prima di aver scoperto di essere positiva al Covid-19?

“Io ero a Bari, da mia mamma, dovevo andare a Milano per lavoro, per registrare delle cose e sono salita in treno. La sera sono andata a cena fuori in un ristorante, stavo mangiando i ricci, che insomma sono saporiti ma io non sentivo assolutamente nulla”.

Hai pensato subito fosse Covid?

“No, sinceramente non pensavo. Poi il lunedì ho fatto il test sierologico ed è risultato negativo, quindi ero contentissima, ho chiamato mia mamma per rassicurarla. Però nei giorni successivi ho iniziata a stare male”.

I sintomi si sono manifestati?

“Avevo i tremori, febbre, mi sentivo stanca questo fino alla notte di venerdì quando mi sveglio con rantoli al petto e la sensazione di un mostro che ti preme sull’epiglottide. Come un laccio, una sensazione bruttissima. Non riuscivo a respirare. Ho pensato subito che era Covid. Ero sola, a casa mia, non sapevo che fare e ho chiamato il 118. Sono venuti, sono stati gentilissimi, mi hanno messo l’ossigeno perché i valori della saturazione erano scesi molto e mi hanno portato al pronto soccorso. Una trafila lunghissima di ore per fare il tampone”.

Quindi ti hanno trattenuto in ospedale?

“No, mi hanno rimandato a casa dopo gli accertamenti. Non puoi stare in ospedale a meno che non sei un caso da terapia intensiva o sei grave. Il punto però non è questo è che non ho avuto subito la terapia e questo è l’assurdo!”.

Senza l’esito del tampone e senza cura sei tornata a casa?

“Sì, assurdo. Dicono che ‘siamo sotto stretto controllo medico’ ma dove? Non è vero. Di sabato il mio medico curante non rispondeva e sono stata tre giorni (oltre a quelli precedenti) senza terapia. Io l’esito del tampone l’ho avuto sabato (tra l’altro con carica virale altissima) ma di sabato e domenica nessuno mi ha risposto per sapere quale terapia avessi dovuto fare. Ho chiamato i famosi numeri dedicati e nessuno mi ha dato risposte, perché la terapia te la deve dare il medico curante perché ti deve registrare alla Asl. Ma questa cosa è stata bruttissima, sto male da giorni datemi una cura. Sarei potuta stare meglio e invece ora mi trovo a pezzi, a farmi punture in pancia. Io mi sono sentita abbandonata dalla sanità”.

Cosa ti ha ferito di più?

“I modi di fare, che vanno oltre il protocollo. Era sabato il mio dottore non mi rispondeva e al numero Covid dedicato mi hanno risposto: ‘Chiami la guardia medica non è un problema nostro’. Non mi dire così, mi sono sentita in difetto. E quando gli ho chiesto ‘Ma allora a cosa serve questo numero?’ mi ha risposto per dare informazioni sul Covid”.

Come ti senti ora che hai cominciato la cura?

“Non posso dire di stare meglio. Ieri mi sentivo meglio, oggi di nuovo peggio. Poi sono entrata in uno stato di psicosi, ho paura di tutto. Mi sento svuotata e penso che a guarire ci vorrà tempo e sto male. Sono sola e ho paura di respirare male”.

Quali sintomi hai?

“All’inizio anche io come Carlo Conti ero asintomatica, poi come lui solo gusto e olfatto e poi sono peggiorata. Ora a parte la febbre alta e che è fissa da diversi giorni ho il vomito e ho l’affanno. Roba che devo sedermi per lavarmi i denti, per lavarmi. Il mal di testa che non passa mai. Spilli alla schiena, fitte. Questo virus è bastardo, non è come le altre influenze che prendi un antidolorifico o un antinfiammatorio e ti passa o ti calma almeno il sintomo. Io ogni ora spero che la febbre si abbassi e non si rialzi. Aveva ragione Paolo Brosio (ci siamo sentiti quando è uscito dall’ospedale) è brutta”.

Stavi lavorando in questo periodo, prima di scoprire il contagio?

“Ero così felice, avevo delle cose di lavoro da fare. Avevo dei programmi ero così contenta. E oggi dico: perché a me? È vero che lavoro e faccio un mestiere che mi piace in televisione però questa pandemia ci ha “ammazzato” tutti professionalmente. Mi sono saltate delle produzioni, progetti che non si faranno. E anche economicamente la cosa pesa. Un tampone 120 euro, dovrò farne altri. Costa tutto caro. La salute viene prima di tutto, ma se penso anche agli altri che sono come me la situazione è davvero difficile anche dal lato economico”.

Ti sei chiesta dove puoi averlo preso?

“Guarda io sono fissata con le mascherine e la pulizia, porto l’alcool personale con me non i disinfettanti. O l’ho preso a Bari ma ho fatto poco se non andare a correre, in luoghi poco frequentati, e al mercato a fare la spesa ma con la mascherina e stando attenta. Oppure posso pensare in treno spostandomi da Bari a Milano. Tra l’altro c’è un episodio che mi torna alla mente. Ho litigato con un signore davanti a me che aveva la mascherina che non copriva il naso. Perché anche se può sembrare che sta a più di un metro di distanza, con il tavolino a separarci, in treno al chiuso è comunque vicino. Io glielo ho fatto presente perché mi ricordo che starnutì anche. Lui non ha fatto niente e io mi sono spostata”.

Ma se tu lo avessi preso a Bari eri da tua madre avresti contagiato anche loro. Stanno bene?

“Mio padre e mia madre stanno benissimo, non hanno sintomi e i loro tamponi sono negativi”.

I tuoi amici ti sono accanto?

“In molti mi hanno voltato le spalle. Anche i vicini di casa non vengono. Chi sta nel quartiere arriva a guardarti con diffidenza perché questa malattia ti porta a diffidare, ad avere paura. C’è una psicosi collettiva ed è giusto che sia così. Hanno paura che il virus ma questo mi ha fatto sentire un relitto umano. Mi fa male sapere che anche le mie amiche non ci sono. E questo mi aiuterà a fare una cernita di chi c’è stato e chi no in questo momento difficile”.

Sei sola, qualcuno ti aiuta?

“C’è un amico di vecchia data che mi fa la spesa e mi porta le medicine. Mi lascia tutto fuori dalla porta. Poi c’è l’affetto della gente. Ho avuto tanta gente che mi ha chiamato che veramente non mi aspettavo. Giucas Casella mi chiama quasi ogni giorno, parliamo, è carinissimo. Sento l’affetto della gente, anche sui social i miei follower mi dicono che sono forte e supererò anche questa, però se non esce negativo? Altri dieci giorni da sola e stando male non è facile. Sono spaventata da un lato perché non vedo la fine, dall’altra penso sono forte e ce la farò”.

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