Satanic Temple e Biden ricorrono contro la legge pro vita

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Il Dipartimento di Giustizia ha avviato giovedì un’azione legale per tentare di bloccare la nuova legge texana che vieta l’aborto dal momento in cui è rilevabile il battito cardiaco del nascituro. E giorni prima i satanisti, con il plauso di alcuni media liberal, avevano chiesto alla Fda un’esenzione per accedere ai farmaci abortivi ritenendo l’aborto un rituale satanico “religioso”. Segno delle tenebre di una società che rifiuta Dio.

Che ci fanno sullo stesso fronte il Partito Democratico americano, una setta satanica, diversi media liberal e un paio di figure dell’Onu? Risposta di stretta attualità: difendono l’aborto. L’oggetto di battaglia comune – pur nella diversità di appartenenze e strategie – è la nuova legge del Texas, ma si sbaglierebbe a pensare che la suddetta “compagnia” sia una tantum, visto che sono anni che ritroviamo gli stessi soggetti dalla stessa parte in più campi, schierati fondamentalmente contro i più basilari principi di morale naturale, vita e matrimonio su tutti.

Giovedì 9 settembre, nel nono giorno di efficacia della legge che vieta l’aborto dal momento in cui è rilevabile il battito cardiaco del nascituro (salvo pericolo di vita per la madre), Biden ha avviato una causa legale per ribaltare la normativa texana. Nell’annunciare la causa, come riferisce Life News, il procuratore generale Merrick Garland ha falsamente sostenuto che nella Costituzione statunitense ci sia un diritto all’aborto, che poi è il peccato originale della Roe vs Wade e delle sentenze ad essa legate. «Il Dipartimento di Giustizia ha il dovere di difendere la Costituzione degli Stati Uniti e di sostenere lo stato di diritto», ha detto Garland, facendo poi riferimento ai precedenti di lunga data della Corte Suprema, come la sentenza Planned Parenthood vs Casey, la quale afferma che «indipendentemente dal fatto che esistano eccezioni per particolari circostanze, uno stato non può proibire nessuna donna dal prendere la decisione definitiva di interrompere la gravidanza prima della possibilità di sopravvivenza [viability]» del bambino fuori dal grembo materno.

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L’Amministrazione Biden chiede un’ingiunzione permanente contro la legge del Texas, che in pochi giorni ha ridotto drasticamente il numero di aborti nei confini statali. Ricordiamo che il Senate Bill 8 stabilisce un meccanismo speciale di applicazione, secondo cui ogni comune cittadino può intraprendere un’azione legale contro abortisti e collaboratori vari (madri escluse) che sopprimono un nascituro malgrado il riscontro del battito del cuore. Garland lamenta: «Poiché questo statuto rende troppo rischioso per una clinica abortiva rimanere aperta, i fornitori di aborti hanno cessato di fornire servizi». Se chiamare “servizio” la soppressione di una vita umana è menzognero, il procuratore generale dice il vero quando parla dei rischi per l’industria abortista. Un esempio. La sola città di San Antonio ha quattro cliniche per gli aborti, ma da quando la legge è in vigore soltanto una, la Alamo Women’s Clinic, è rimasta operativa, esortando le donne che «sospettano» una gravidanza e vogliono abortire a presentarsi il prima possibile per essere «curate» e anticipando loro la possibilità di andare in una struttura affiliata nell’Oklahoma.

Dopo il primo “no” della Corte Suprema, che ha giudicato insufficienti le ragioni addotte da Planned Parenthood e gruppi affini per bloccare la legge texana, anche il tentativo di Biden potrebbe essere respinto dalle corti. Secondo quanto detto a The Hill dalla docente di diritto ed ex procuratrice – nominata da Obama – Barbara McQuade, la possibilità che il Dipartimento di Giustizia vinca «è davvero piuttosto limitata qui». In breve, il Governo federale non avrebbe un argomento solido per spuntarla legalmente, e McQuade ritiene che sia difficile pensare a un’azione giudiziaria capace di bloccare la legge se prima non si verifica «un caso reale»; poiché l’applicazione della norma è demandata a tutti i cittadini, e non ai funzionari statali, si è creata una «vaga classe di imputati», e non può esserci un imputato se prima non si inizia una causa.

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Già il Satanic Temple, qualche giorno prima di Biden & Co, ha lanciato la sua sfida alla legge che difende la vita dei nascituri texani. La setta, che è incredibilmente riconosciuta dal fisco statunitense quale “organizzazione religiosa”, ha chiesto di essere esentata dalla nuova normativa ai sensi del Religious Freedom Restoration Act. Il Satanic Temple considera l’aborto un rituale religioso fondato sull’autonomia del corpo e sulla “scienza” e, allo stesso tempo, giudica “tirannica” la legge del Texas. «Regolando il contesto in cui avviene il rituale, in pratica stai regolando il rituale stesso», ha detto il rappresentante legale dei satanisti, Matthew Kezhaya, azzardando poi un paragone blasfemo con l’Eucaristia. La setta ha inviato una lettera alla Food and Drug Administration per chiedere che i propri membri abbiano accesso ai farmaci abortivi senza essere soggetti alle regolamentazioni della stessa Fda e questo sempre secondo l’idea che l’aborto sia, per il Satanic Temple, un rituale “religioso”.

Non c’è che dire: una logica diabolica, a cui basterebbe obiettare, in una società normale, che proprio la scienza conferma che la vita comincia dal concepimento, dando il la a una nuova persona (altra dalla madre) che, come tale, va protetta da qualsiasi preteso “rituale” o ingannevole “libertà di scelta”. Ma di normale, oggi, c’è poco. Lo confermano alcuni giornali liberal che hanno salutato con favore l’iniziativa del Satanic Temple: per l’Huffington Post è «diabolicamente intelligente» (e, si badi, non c’è nessuna presa di distanza), per Salon «potrebbe essere l’ultima, migliore speranza per salvare i diritti all’aborto in Texas» e anche Fortune parla di «ultima speranza» proveniente dai satanisti. Siam messi bene…

A questo quadro di generale abbrutimento si aggiungono le parole, raccolte dal britannico Guardian, di due esperte dell’Onu, Melissa Upreti (presidente del Gruppo di lavoro sulla discriminazione contro le donne e le ragazze) e Reem Alsalem (relatore speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne), che si sono scagliate contro la legge e contro la decisione della Corte Suprema, con la Upreti che è arrivata perfino a sostenere che il Texas abbia violato il diritto internazionale, a dispetto del fatto che non esiste nessun diritto internazionale all’aborto.

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Fanno male, ma non c’è nulla di sorprendente in questi sragionamenti, che si accompagnano alle tenebre che progressivamente avvolgono la società man mano che essa esclude Dio. In ogni caso, è sempre Lui la risposta al male, come ricordano gruppi di apostolato (la Vigna di Rachele è uno di questi) che si propongono di guarire le ferite spirituali dell’aborto insegnando ad aprirsi alla misericordia di Gesù. E la risposta lo sono ovviamente anche le braccia e le menti di coloro che in Texas, come sta già avvenendo, e altrove si adoperano per salvare “le due vite”.

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