Sciopero della parola – Là dove tace il pensiero, la parola si fa chiacchiera vuota e inconsistente e il silenzio diventa un’arma

Bisogna sempre più risparmiare le parole inutili
per poter trovare quelle poche parole
che ci sono necessarie
per riconoscerci e per riconoscere cosa c’è nell’altro.
Questa nuova forma di espressione deve maturare nel silenzio.
Etty Hillesum in “Diario 1941-1943-25 luglio [1942]

Sciopero della parola: è la nuova forma di protesta lanciata dal professor Davide Tutino, docente di filosofia di un liceo romano, esiliato dalla scuola in quanto renitente al green pass e all’obbligo vaccinale. Già protagonista dello sciopero della fame a staffetta fino al 31 marzo, ora Tutino promuove un’altra azione dalla forte valenza simbolica. Protagonista ancora una volta il corpo, la sua voce che nega negandosi, rifiutandosi a qualsiasi forma di collaborazione “Nel mio nuovo orario di lavoro non collaborerò al funzionamento illegittimo della scuola. Mi dichiaro in sciopero della parola, per l’abolizione del lasciapassare e degli obblighi farmacologici: proferirò verbo solo per parlare della Resistenza, per tutto il resto userò un taccuino. Non accetto l’Odio di Ricino somministrato da chi occupa il governo, e questa bocca non si aprirà per riceverlo.
Insieme a me anche la professoressa Katia Giannotta, di Cinisello Balsamo (Milano), e il professor Piero Cambule di Perugia)” Si tratta, sottolinea il professore, di creare il problema all’interno, fare da specchio alle azioni persecutorie del Governo: “come quando siamo stati affamati abbiamo rappresentato la fame,così da isolati ci sottraiamo a qualsiasi tipo di collaborazione”.

Il decreto della vergogna- Secondo il decreto numero 24 del 24 marzo del 2022, a partire dal primo aprile i docenti non vaccinati possono rientrare negli istituti, ma permane l’esclusione dall’attività didattica-non possono infatti entrare in contatto con gli alunni-devono comunque essere provvisti di green pass base (tampone) e, in una logica del tutto punitiva, utilizzati in attività di supporto (leggi programmazione e pratiche burocratiche, insomma un demansionamento neppure tanto occulto) a stipendio ridotto e monte orario raddoppiato.
Molti di loro sono finiti in scantinati umidi, là dove si depositano, come il fasciame di un battello dopo il naufragio, i logori strumenti del sapere, libri spiegazzati, vecchi vocabolari, quaderni dimenticati, la frantumaglia di un’azione culturale che lascia dietro di sé detriti di parole, progetti, visioni, speranza. In queste soffitte, in questi ‘scantinati dell’orrore’ in aule vuote e silenziose, o in stanzini polverosi, come cose tra le cose, abitano i più validi tra i docenti, quelli che ancora potrebbero davvero dire qualcosa, ancora trasmettere un messaggio e non delle nozioni, un sapere e non dei dati. Da lì, tra le cianfrusaglie che la scuola ha dimenticato, in questa luna polverosa, vagano tra montagne di senno abbandonato, e guardano in silenzio alla terra, dove la follia impazza, e un conflitto di immane portata viene sempre più tentato. La mascherina prima, il confino e l’esilio poi, e ora questo riapprodo nel deserto. Exules immeriti, che fan parte per se stessi, visto quel quasi nulla di solidarietà che l’establishment istituzionale ha loro porto. Colleghi sfilatisi, colleghi rabbiosi, a volte ringhiosi, vocianti e megafoni ripetitivi dell’ultima raccomandazione serale servita dall’esperto da salotto. Colleghi immobili, incapaci di una parola di conforto. Colleghi silenti, vergognosi, perchè hanno taciuto o hanno piegato il collo, anzi prestato il braccio. Colleghi da comprendere, da compatire, quelli che non ce la fanno, che non potevano rischiare la fame dei loro figli. Tanto il ricatto, tanta l’estorsione . E chi scrive è tra quelli, lontana dalla cattedra, risorsa sgradita e in esilio lei pure, che vede il proprio sapere farsi sottile e rarefarsi, ma intende comunque essere fedele a un altro sapere, a una diversa consapevolezza. Se l’ultimo idillio di Teocrito si appanna (dum docent, discunt), se di un verso si dimentica un sintagma, qualcosa si acquisisce e sempre più riluce la menzogna, sulla base della quale niente si può dire o insegnare.

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Neppure gli alunni, o pochissimi, si sono ribellati a quelle cattedre occupate dagli obbedienti, dai migliori, solo qualche rimpianto, qualche messaggio giunto per whatsapp, un ‘ci manchi’ affettuoso ma poco efficace perchè non tradotto in aperta azione o resistenza.
Quanto male a questi ragazzi, oltre che ai docenti, male ascritto sempre a loro, i professori a casa, senza salario, rei di aver infranto il patto sociale ed educativo, basato sul rispetto del dogma vaccinale e del circo delle ombre: perchè inoculato non vuol dire non contagioso o definitivamente immune, come ben sa chi ha visto ammalarsi donne e uomini a ciclo completato, ma privi di dosi di pensiero. Sara Gandini, epidemiologa e docente, ha di recente riportato i dati sulla crescita esponenziale dei disturbi depressivi (più 40% soprattutto tra donne e ragazzi) e l’Oms dichiara che i problemi di salute mentale si preparano a diventare una delle prime cause di disabilità nel mondo .
Un disagio a cui sono sfuggiti correndo a inocularsi, senza per altro ottenere il diritto di mostrare il volto- quante cose ci sono in un volto- o di ripristinare quel clima discorsivo libero da intimidazione, diktat e forzature, anche a scuola, il luogo del dibattito e della formazione dl pensiero critico per eccellenza. Senza comprendere che diritti naturali, riconosciuti da carte e trattati internazionali, venivano ridotti a concessioni precarie ed effimere e che l’architettura del green pass, interiorizzata e fin gradita, si sarebbe prestata ad altri usi, esulanti da questioni di ordine sanitario- come la famigerata cittadinanza a punti o il credito sociale che in sordina si sperimenta già in alcune città nostrane. Mentre assistiamo, impotenti alla rapida connessione tra credo pandemico e fideismo bellico, con una transumanza del linguaggio militarizzato dalla guerra al virus alla guerra tout-court, senza soluzione di continuità.
Allora nella babele impazzita del mondo, chi tace non acconsente. Si nega e si sottrae. E quel silenzio è un grido di libertà

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