Selvaggia Lucarelli e l’Ospedale Fiera: il destino, quando vuole, si diverte con certe opinionare, impiccandole alle loro polemiche sgangherate

C’era una volta una fanciullona che faceva libri intitolati: Mantienimi, aiutami a preservare la mia moralità, e si faceva fotografare in pose che volevano essere sexy ma riuscivano il più delle volte goffe, da aspirante famosa. Ma era solo un debutto: gossip su gossip, la ragazzona una volta messasi in moto non s’è fermata più, ne ha fatta di strada: tra un opinionismo, un amorazzo, uno scazzo (degno della cena dei fisici quantistici del 1927 quello con Alba Parietti) e un carpiato reale, tipo da Libero al Fatto Quotidiano, è diventata, o così almeno crede, una voce pesante del dibattito intellettuale, una coscienza collettiva, una fustigatrice che “castigat ridendo mores” (per la traduzione, in caso, c’è Google). Oggi Selvaggia Lucarelli, a bordo dei suoi indispensabili fantastiliardi di follower, è una influencer sul livello di Chiara Ferragni e forte di questo pulpito si sbilancia tra profezie burionesche, oracoli, sentenze, massime, anatemi e responsi da Bocca della verità. Con qualche scivolone, come quando la bocca si spalancava a trangugiare involtini primavera in segno di vicinanza alla potenza cinese ingiustamente incolpata per un virus considerato latitante: ma l’importante è riconvertirsi e così Selvaggia, impermeabile alle topiche, è in breve diventata una delle vestali più invasate della profilassi sanitaria.
Al grido “Evoè! Evoè!” s’aggira, munita di smartphone, per fulminare i miscredenti, gli incauti e, più in definitiva, chiunque defletta dal verbo dettato dal Fatto e dalla setta di riferimento, i 5 Stelle. Come una spia venuta da Civitavecchia – il suo nome è Lucarelli, Selvaggia Lucarelli – te la puoi ritrovare davanti nelle occasioni meno sperate, per esempio appena ti abbassi una mascherina o entri al supermercato a procacciarti generi di sopravvivenza. Molto agguerrita sui social, la nostra Selvaggia d’Arco sente le voci, ma solo le sue, e con quelle giustizia i bersagli della sua ira funesta. A volte fa un po’ ridere, come Pippi Calzelunghe, ma i vendicatori non si preoccupano del fall out: loro sono in missione per conto di se stessi, ovvero il miglior investimento possibile. Oggi Lucarelli è una specie di polipone che protende i tentacoli ovunque, giornali, radio, televisioni, a volte muniti di palette per dare i voti, e perfino ospedali. La opinionista-omnibus, in particolare, ce l’aveva con quello messo su in Fiera da Bertolaso lo scorso autunno – et pour cause, l’ex capo della Protezione Civile essendo un papabile del centrodestra: non sia mai che gli vada reso merito e così la nostra virologa-architetta-urbanista-terapista-manager, tra le altre cose (è una Donna di Vitruvio, una femmina dell’Umanesimo), il 20 ottobre 2020 stroncava con dovizia la struttura emergenziale concedendo udienza all’Adn Kronos che la interpellava: “L’ospedale è stato costruito per contenere la prima ondata. E mi sembra che in questo senso non sia stato utile”. In questo senso? Bertolaso già pensava alla possibile ricaduta, ma Lucarelli, tetragona: “Totalmente inutilizzato. Non è stato costruito con la lungimiranza nel dire: ci sarà una seconda ondata. Adesso potrebbe essere utile. Ma se i numeri resteranno contenuti credo che nessuno manderà lì un malato di Covid”. Also sprach Lucarelli. Se mio nonno avesse avuto tre palle, sarebbe stato un flipper. Come andò poi, è noto: una storia tipo quella degli involtini cinesi. Selvaggia, ironica, rincarava: “Col senno di poi vediamo se sarà utile per la seconda ondata ma ci auguriamo francamente di no”. Certo, “francamente” nessuno si augura una morìa dietro l’altra, a parte, forse, Speranza e qualche psicovirologo. Sempre originale e dal pensiero raffinato, anzi rarefatto la Selvy. Poi la perla urbanistica: “Ospedale isolato e non collegato”. Ora, ogni commento, più che superfluo, sarebbe carogna. Noi non siamo della specie e quindi ci limitiamo alla chiosa. Senonché.
Senonché addì 16 giugno 2021, in Milano, Selvaggia Lucarelli non ha resistito a ritenersi indispensabile nell’esempio provax e quindi s’è sparata la solita posa del vippo che si fa una dose con mascherina d’ordinanza e spalla pronta e vogliosa. Fate tutti come me che ve la cavate, vi salvo me, per fortuna che io c’è. E dove se l’è fatta la vaccinazione Selvaggiona alla vaccinara? Ma all’ospedale Fiera, ça va sans dire. C’è pure il commento: “arrivata e in 15 minuti registrazione, anamnesi, vaccino #moderna #milano #milanofiera”.
Viva l’anamnesi, ci fa crescere sani. Alla fine, l’ospedale in culo al mondo, superfluo, sprecone, voluto dall’esecrato Bertolaso, l’han fatto per accogliere i proletari lombi e deltoidi di Lucarelli: niente non è, fosse anche solo per questo la spesa giustifica l’impresa. Almeno Lucarelli ha aspettato il suo turno, mica come l’ex moroso Scanzi: già questo la nobilita, la rende degna di lode. Chissà se avrà festeggiato con una teglia di involtini primavera. Poi, certo, una potrebbe dire: che colpa ne ho, se il vax è uno zingaro e va, cioè mi porta nell’esecrato nosocomio? Sì, certo, ma questo significa una cosa sublime: il destino, quando vuole, si diverte con certe opinionare, impiccandole alle loro polemiche sgangherate. Dall’anamnesi alla Nemesi, divina giustiziera che colpisce chi si indigna con la ybris del saccente. Ecco, Lucarelli è la Nemesi di se stessa.

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