Si pesca solo nel proprio comune, ma a Foggia non c’è il mare. E Antonio non vende più: “Così ci ammazzano”


Vatteneapesca, il nome dell’attività di Antonio Pompa, sarebbe anche un invito allettante, se solo si potesse. A inguaiarlo è una Faq del governo sulle misure adottate con il Dpcm del 3 novembre che, relativamente all’area arancione, in cui è inquadrata la Puglia, recita testualmente: “È possibile praticare l’attività venatoria o la pesca dilettantistica o sportiva? Sì, ma solo nell’ambito del proprio Comune”. Peccato che a Foggia non ci sia il mare.

Per la cronaca, nelle regioni rosse la risposto è no, e punto. Il chiarimento è arrivato quasi dieci giorni dopo l’entrata in vigore dell’ultimo decreto e il governo ha parzialmente rettificato quanto riportato nelle altre faq del Dipartimento dello Sport che, in riferimento alla pesca sportiva, si limitava a rilevare l’impedimento agli spostamenti da un comune all’altro nelle regioni identificate a massima gravità, cosiddette rosse. Le associazioni di categoria avevano sollecitato delucidazioni, constate alcune difformità interpretative nelle zone arancioni e il 15 novembre è arrivato il responso a mezzo domande frequenti aggiornate.

Quel giorno, è stata una maledizione per le esche vive di Antonio Pompa e per tutto il business, già tramortito dal primo lockdown. Nel suo negozio, in via Onorato a Foggia, vende articoli per la pesca sportiva e subacquea da quattro anni, e il 2020 è un disastro. “È uno dei tanti settori dimenticati dallo Stato durante questa nuova ondata della pandemia. Già con la chiusura delle piscine abbiamo subito il primo duro colpo, perché vendiamo anche occhialini, cuffiette, tappi, pinne per bambini e adulti – spiega Antonio – così era stata azzerata una parte dell’incasso, ma togliendo la pesca il governo ci ammazza”.

Le perdite in un mese oscillano tra i 3.000 e i 5.000 euro. Gli affari nel settore, di norma, sono influenzati anche dal meteo che condiziona le attività. “Vietando gli spostamenti tra comuni è tutto fermo, non si ritirano esche, ci hanno messo nelle condizioni di non lavorare”. Oggi gli incassi sono pari a zero.

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Antonio Pompa non riceverà alcun aiuto destinato alle imprese. Al danno la beffa. Nel decreto Ristori, il codice Ateco della sua attività non esiste. “Abbiamo parlato con il commercialista, abbiamo ricontrollato con il decreto bis: il nostro settore non rientra tra i beneficiari”. Potrà fare affidamento soltanto sul credito di imposta per i canoni di locazione, che vale per tutti. “Ho mandato una pec a Emiliano e al Governo, ma non ho ricevuto alcun tipo di risposta e neanche le associazioni ne hanno avute”. Le federazioni e associazioni di categoria si sono prontamente attivate, ma niente. 

Durante la prima ondata della pandemia, nella fase 2 arrivò la buona novella anche per gli amanti della pesca e il governatore Michele Emiliano disciplinò già dal 28 aprile, con specifica ordinanza, lo svolgimento in forma amatoriale delle attività di pesca, consentendo lo spostamento anche tra un comune e l’altro. All’epoca bastava essere in possesso del tesserino rilasciato dal Ministero delle Politiche Agricole che è una semplice comunicazione di esercizio della pesca, a titolo prevalentemente di censimento. Ci fu un cortocircuito anche allora per i negozi chiusi.

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Questo è il colpo di grazia. A Foggia sono cinque i negozi della stessa tipologia. “È un’ingiustizia. Continuiamo a sostenere tutte le spese e non ce la facciamo – è il disperato lamento di Antonio – Se continuano così e vogliono portare avanti queste misure restrittive fino a dopo Natale non so come faremo a sopravvivere”.

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