Siamo persone come voi, sviluppatori minacciati di morte dopo il nuovo ritardo di Cyberpunk 2077


Annunciato nell’ormai lontano 2012, Cyberpunk 2077 è diventato un caso unico del recente panorama videoludico, a causa della pubblicazione slittata per ben quattro volte. Dapprima atteso per il 16 aprile 2020, poi per il 17 settembre 2020, in seguito per il 19 novembre 2020, stesso giorno d’uscita di PlayStation 5. Infine, pochi giorni fa, un nuovo posticipo: dopo l’annuncio della fase gold, ossia della versione completa del gioco, il reparto di comunicazione del team di svilippo polacco, CD Projekt RED, ha dichiarato che il gioco arriverà il 10 dicembre 2020. Le motivazioni di tale ritardo sono legate al lavoro di pulizia e compatibilità, dato che Cyberpunk 2077 è previsto su nove piattaforme: PlayStation 4 (inclusa la versione PRO), PlayStation 5, Xbox One, la sua controparte più performante Xbox One X, Xbox Series X e S, PC e Stadia.

La notizia ha causato un gigantesco moto di polemiche attorno al team di sviluppo, molte delle quali si sono tramutate in vere e proprie minacce di morte. “So dove abiti, rilascia il gioco o sei finito”, “Ti brucerò vivo se non farai uscire il gioco”, “Rilascia Cyberpunk o tu e la tua famiglia sarete perseguitati”: questi sono solo alcuni dei messaggi ricevuti da Andrzej Zawadzki, senior game designer presso CD Projekt RED. La deriva pericolosa delle critiche, ha portato lo sviluppatore a diffondere un tweet per criticare l’atteggiamento violento e ingiustificabile degli appassionati. Ecco cosa si può leggere dal suo messaggio: “Voglio affrontare una cosa per quanto riguarda il ritardo di Cyberpunk. Capisco che vi sentiate arrabbiati, delusi e vogliate esprimere la vostra opinione. Tuttavia, inviare minacce di morte agli sviluppatori è assolutamente inaccettabile e semplicemente sbagliato. Siamo persone, proprio come voi”.

A far preoccupare per la condizione dei lavoratori di CD Projekt RED non sono solo minacce di morte. Già con il posticipo da settembre e novembre era stata sollevata la questione del crunch, ossia il prolungamento delle ore lavorative per far sì che un gioco esca nella data prevista. Secondo le informazioni diffuse da Jason Schreier, giornalista di Bloomberg molto attivo nelle inchieste sulle condizioni di lavoro nelle software house, pare che i dipendenti di CD Projekt RED siano soggetti a 100 ore di lavoro settimanali per portare a termine lo sviluppo del gioco. Insomma, in questo marasma la categoria più debole resta quella degli sviluppatori, soggetti ai ritmi massacranti del crunch e alle aspettative del pubblico, che nel caso di Cyberpunk 2077 sono parecchio elevate, visto il successo ottenuto dal team di sviluppo dopo la saga videoludica di The Witcher. Come sottolinea il portale The Verge, è però paradossale vedere giocatori preoccuparsi così poco delle persone che creano le cose che affermano di amare. Una vera bruttura dell’industria videoludica recente.



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