Siamo pronti (di nuovo) a governare. Le certezze moderate di Mulè (FI)

“In Italia la sinistra cambia alleanze e baricentro a giorni alterni. Un giorno si sveglia pseudo liberale con Calenda e il giorno dopo va a dormire radicale con la Bonino. Il giorno successivo è di estrema sinistra, anti atlantista e antieuropeista”. Conversazione con il sottosegretario alla difesa Giorgio Mulè

In Forza Italia c’è un ancoraggio certo e sicuro a tutto quel mondo dal quale non ci siamo mai discostati inseguendo chimere o convenienze del momento, dice a Formiche.net il sottosegretario azzurro alla Difesa Giorgio Mulè, candidato alla Camera in Sicilia. Di contro il Pd vive una macro contraddizione interna, cambiando alleanze e baricentro a giorni alterni: “Un giorno si sveglia pseudo liberale con Calenda e il giorno dopo va a dormire radicale con la Bonino. Il giorno successivo è di estrema sinistra, anti atlantista e antieuropeista”.

Come potrà Forza Italia farsi baricentro moderato del centrodestra che aspira a governare l’Italia?

Forza Italia non dovrà farsi baricentro perché lo è già. Baricentro non è una forza politica che deve reinventarsi o deve inseguire i fattori del momento, ma è un movimento politico ancorato a una storia di valori che è costellata di fatti in Italia e in Europa. Forza Italia è il riferimento dei moderati e dei liberali, di tutti coloro che vedono in quei valori l’Occidente: quindi libertà, democrazia declinata secondo l’europeismo, essere i testimoni del tempo e testimoni del presente. In Forza Italia c’è un ancoraggio certo e sicuro a tutto quel mondo dal quale non ci siamo mai discostati inseguendo chimere o convenienze del momento.

Perché all’Italia, dopo il decennio targato Partito Democratico, serve un cambio di rotta?

Serve un cambio di rotta perché gli italiani hanno diritto di farsi governare da chi votano: negli ultimi dieci anni il Partito Democratico ha governato senza aver mai vinto una sola elezione. E da splendide sconfitte hanno celebrato in realtà governi su governi. È arrivato il momento che la democrazia, e quindi la forza della democrazia, si imponga sulle logiche di palazzo e sulle capacità innate del Partito Democratico di essere un partito non di governo, ma di potere. Il 25 settembre c’è questa possibilità: occorre che gli indecisi e chi si è allontanato dalla politica dia un supplemento di fiducia a questo centrodestra, a Forza Italia, che finalmente potrà dispiegare gli effetti di un programma liberale condiviso di stabilità certa per il Paese rispetto a tutto quello che abbiamo visto negli ultimi dieci anni.

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Quale il plus dell’esperienza dell’agenda Draghi che il centrodestra potrà mettere sul tavolo?

L’agenda Draghi è servita all’Italia per fare ordine dopo il gran disordine creato dai governi Conte uno e Conte due, che ha lasciato sul campo gli effetti deleteri sia sul sociale, con le deviazioni del reddito di cittadinanza che sul campo dei diritti della giustizia, passando per la politica estera. Il governo Draghi è servito a rimettere in fila e a risolvere alcune emergenze su cui, responsabilmente, Forza Italia ha dato un contributo fondamentale, penso alla pandemia, ma anche al Pnr. L’agenda Draghi consiste soltanto nella naturale prosecuzione di un programma del quale nessuno è tenutario e nessuno è custode, come se fosse i Templari del Sacro Graal. Della responsabilità nazionale bisogna però fare tesoro, non rispetto al futuro, ma rispetto a un metodo che a questo punto si può e si deve replicare nel tempo. Un metodo nel quale ci sono le priorità e le risposte da dare. Ed è esattamente quello che faremo, declinandolo però con responsabilità politica nel centrodestra e nel governo che costruiremo dopo le elezioni.

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La sinistra accusa il centrodestra di avere candidature vecchie che riportano l’Italia indietro di vent’anni. Come rispondete?

Intanto bisogna anche intendersi su quale sinistra: questa è una sinistra che cambia alleanze e baricentro a giorni alterni. Un giorno si sveglia pseudo liberale con Calenda e il giorno dopo va a dormire radicale con la Bonino. Il giorno successivo è di estrema sinistra, anti atlantista e antieuropeista con la sinistra dei Verdi di Fratoianni. Questa sinistra è una maionese che cambia a seconda dei giorni. Non esistono candidature vecchie. Esistono alcuni candidati che portano la loro esperienza in Parlamento. Il Pd ha dimostrato di essersi coperto di vergogna per quanto mi riguarda, candidando presunti giovani che sono il peggio, non per le loro ragazzate, ma per dei contenuti vergognosi nei confronti di Israele e della rivoluzione russa, ovvero drammi che pensavamo aver seppellito e che invece vengono riproposti da questi vecchi arnesi con la faccia giovane che il Pd ha candidato. Sono i nipotini nostalgici di una sinistra che è stata nemica anche del popolo israeliano, una sinistra che è nemica del XXI secolo e che guarda con nostalgia ai disastri comunisti del XX secolo. E quindi, come dire, su questo non solo non prendiamo lezioni, ma orgogliosamente rivendichiamo tutte le nostre scelte.

Perché in Italia si dibatte ancora di fiamma e di falcemartello? Perché si chiede a centrodestra e centrosinistra di lasciarsi alle spalle la prigione della storia? Siamo un Paese che fatica ad andare oltre?

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Non c’è un esponente del centrodestra e di Forza Italia che abbia mai messo sul tavolo il doversi fare l’analisi del sangue su quello che è stata l’esperienza tragica del regime a cui si rifaceva anche la sinistra nel XX secolo. Dall’altro lato, quindi, dal lato di quella sinistra che naviga nel deserto degli argomenti, nell’incapacità di confrontarsi realmente su ciò che l’Italia deve fare, ecco che essa si rifugia nell’apertura di armadi dove ci sono degli scheletri ammuffiti che non fanno più paura a nessuno perché sono stati già sconfitti dalla storia e sconfitti da chi, oggi, rappresenta il futuro dell’Italia nel centrodestra.

@FDepalo

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