Sinistra Italiana, Verdi e Impegno Civico si alleano al Pd: il testo dell’alleanza

Sinistra Italiana e Verdi entrano nell’alleanza del centrosinistra con il Pd, con un Calenda scettico e un rinnovato No di Letta al Movimento Cinque Stelle. Si conclude con una conferenza stampa l’intensa riunione – iniziata alle ore 15 di oggi, 6 agosto – volta a definire i dettagli dello scacchiere della coalizione.

Sinistra Italiana e Verdi si alleano al Pd

Durante il punto stampa, il segretario dem ci ha tenuto a chiarire che il perimetro delle intese non sarà ulteriormente allargato, chiudendo (per ora) ad un accordo con i pentastellati. «Una scelta di coerenza che ci siamo assunti la responsabilità di compiere e che abbiamo fatto fin dall’inizio».

Soddisfatto il co-portavoce dei Verdi Angelo Bonelli, che ha sottolineato l’inaccettabilità di «regalare seggi a questa destra estrema alleata con Vox in Spagna, con Le Pen e con Afd in Germania» e l’importanza di «costruire un fronte ampio pur con le differenze che conosciamo». E ancora: «La difesa della democrazia viene prima di tutto, non ci può esser lotta contro il cambiamento climatico se non facciamo prima una battaglia per la democrazia».

Della stessa idea il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni: «La destra vuole cancellare il reddito di cittadinanza, colpire i salari dei più deboli, completare l’opera di privatizzazione della sanità, fare le centrali nucleari e cancellare i diritti civili e le libertà di tutti noi. Di fronte a tutto questo noi abbiamo scelto come agire».

Il centrosinistra si ricompatta con nuove alleanze: è il risultato dell'accordo tra Letta, Fratoianni, Calenda, Di Maio e Bonelli.

Anche Impegno Civico nel centrosinistra

In serata, dopo un colloquio con Luigi Di Maio, Enrico Letta ha annunciato di aver trovato un’intesa anche con Impegno Civico per andare insieme negli uninominali. «Abbiamo convenuto una relazione fra noi di 92 a 8 per cento. L’interesse di tutti noi è il successo della lista di IC», ha spiegato.

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Lapidario il commento di Giuseppe Conte, leader della forza politica a cui il ministro degli Esteri ha aderito per anni: «Difendere la Costituzione vuol dire avere idee chiare, non fare ammucchiate e spartizione di collegi elettorali e posti. Vuol dire difendere la dignità del lavoro, tutelare l’ambiente e la biodiversità, investire nella sanità e nell’istruzione, proteggere i cittadini non garantiti, il ceto medio che si impoverisce, le piccole imprese, le partite Iva».

Il centrosinistra si ricompatta con nuove alleanze: è il risultato dell'accordo tra Letta, Fratoianni, Calenda, Di Maio e Bonelli.

Il testo dell’alleanza

Questo il testo dell’alleanza appena siglata:

«Pd, Verdi e SI siglano un accordo elettorale per presentare candidati comuni nei collegi uninominali delle prossime elezioni del 25 settembre. Siamo consapevoli delle differenze di posizioni che abbiamo espresso rispetto all’esperienza del governo Draghi, che tra noi è stata sostenuta convintamente dal solo Partito Democratico. Ma sappiamo anche che per via della legge elettorale il prossimo Parlamento, in caso di mancato accordo elettorale tra le forze progressiste ed ecologiste rischia di essere dominato dalle destre.

Non lo vogliamo e ci batteremo per evitarlo. Il nostro accordo nasce per rispondere a questa esigenza che consideriamo prioritaria per il futuro dell’Italia. Siamo consapevoli delle differenze fra di noi e ci presenteremo quindi alle cittadine e ai cittadini italiani ciascuno con il proprio programma elettorale, la propria lista, la propria leadership, la propria visione sul futuro dell’Italia, pur nella comune volontà di dare a questo paese una svolta in senso progressista ed ecologista.

Vogliamo che il prossimo Parlamento sia espressione di un’Italia che vuole avanzare e non arretrare sul terreno dei diritti civili, della lotta al cambiamento climatico e del progresso sociale. Per questo ci impegniamo attraverso questo accordo elettorale a eleggere il maggior numero possibile di parlamentari di orientamento progressista, democratico ed ecologista e ad evitare l’affermazione del blocco delle destre. Il nostro accordo è mosso dalla prioritaria volontà di difendere la Costituzione e la Democrazia. Ci impegniamo a contrastare ogni iniziativa mirata a modificare l’impianto della nostra Carta Fondamentale. In particolare ribadiamo la nostra opposizione al presidenzialismo, la volontà di difendere la centralità del Parlamento e l’unità nazionale contro ogni tentativo di alimentare le disuguaglianze tra territori. Vogliamo infine lavorare per riformare il diritto di cittadinanza e per aprire ulteriormente spazi di partecipazione democratica.

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Oltre a questi obiettivi, che sono il cuore del nostro accordo, riteniamo utile, nella logica del valorizzare ciò che unisce rispetto a ciò che divide, sottolineare il fatto che le nostre forze politiche hanno già sviluppato importanti convergenze in materia ambientale in particolare nel Parlamento Europeo, dove abbiamo congiuntamente sostenuto il piano Fit for 55 e contrastato l’inserimento di gas e nucleare nella tassonomia europea. Ci unisce di conseguenza l’obiettivo per un piano ambizioso sulle energie rinnovabili e una legge sul clima finalizzati al raggiungimento degli obiettivi climatici europei al 2030 per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. Vogliamo anche sostenere in sede europea la revisione del Patto di Stabilità per la transizione ecologica.

La crisi sociale in corso, acuita dalla pandemia prima e dalla guerra poi, ci impone di provare a sviluppare un forte impegno comune per contrastare le disuguaglianze sociali, territoriali, generazionali. La centralità del lavoro dovrà essere obbiettivo comune, a partire da una svolta nella lotta al lavoro povero e al lavoro nero. Vogliamo costruire convergenze per combattere la precarietà e incentivare il lavoro stabile prendendo ispirazione anche da recenti riforme introdotte da forze progressiste in paesi europei come la Spagna. Ci adopereremo convintamente per l’introduzione del salario minimo.

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Tutto ciò considerato, lavoreremo all’individuazione di candidature comuni nei collegi uninominali secondo un rapporto tra Pd da una parte e Verdi e SI dall’altra di 80 a 20, scomputando le candidature per le altre forze in coalizione. Questa percentuale verrà applicata alle diverse fasce di collegi. Lo stesso criterio, sempre vincolante unicamente nel rapporto tra PD da una parte e Verdi e SI dall’altra, verrà applicato anche alle regole di ripartizione degli spazi televisivi».

 

 

 

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