Social bonus, arrivano le regole dopo 5 anni

Social bonus, arrivano le regole dopo 5 anni

Dopo cinque anni arrivano le regole per il social bonus, il credito di imposta per le erogazioni liberali per il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e per i beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata in capo agli enti del terzo settore. Nella Gazzetta Ufficiale n. 163 del 14 luglio, infatti, è stato pubblicato il decreto del Ministero del lavoro con il regolamento per le modalità di attuazione della misura istituita con il nuovo codice del terzo settore (dlgs 117/2017). Il decreto è datato 23 febbraio 2022, ma la sua firma è ancora precedente, in quanto il ministro del lavoro Andrea Orlando l’aveva annunciata già il 10 dicembre del 2021, con un comunicato pubblicato sul sito del dicastero (si veda ItaliaOggi dell’11 dicembre).

Il decreto è composto di 15 articoli. Per prima cosa, viene stabilito che potranno fruire del credito di imposta le persone fisiche, gli enti che non svolgono attività commerciale e tutte le imprese, indipendentemente da forma giuridica e settore economico. Saranno ammesse al credito di imposta le erogazioni liberali destinate e utilizzate per sostenere il recupero di: immobili pubblici inutilizzati e beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata, sempre se assegnati a enti del terzo settore.

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L’agevolazione sarà riconosciuta nella misura del 65% delle erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche e del 50% se invece effettuate da enti o società. Per persone fisiche, enti e società che non svolgono attività commerciali, il credito sarà riconosciuto nel limite del 15% del reddito imponibile mentre per i soggetti titolari di reddito di impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui. L’incentivo è ripartito in tre quote annuali di pari importo e spetta «a condizione che le erogazioni liberali siano effettuate esclusivamente mediante sistemi di pagamento che ne garantiscano la tracciabilità».

Persone fisiche ed enti potranno godere dell’agevolazione a decorrere dalla dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui è stata effettuata l’erogazione, mentre le imprese potranno utilizzarla in compensazione a partire dall’anno dopo quello dell’erogazione. Saranno ammesse le spese per: progettazione, studi, direzione, lavori, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione; rilievi, accertamenti e indagini; manutenzione ordinaria e straordinaria, ristrutturazione, consolidamento statico e restauro; opere di sistemazione degli spazi esterni alla struttura oggetto di recupero; impianti tecnologici, allacciamenti a pubblici servizi, attrezzature ed altre forniture di beni connessi, oltre che per i costi di funzionamento del bene.

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L’articolo 7 illustra invece i requisiti per la partecipazione, che vanno dal possesso del requisito soggettivo di cui all’articolo 4 comma 1 del Codice all’idoneità dei poteri del legale rappresentante dell’ente alla sottoscrizione degli atti relativi al procedimento di individuazione. Richiesta poi l’insussistenza di cause di divieto o sospensione in capo al rappresentante legale e ai componenti degli organi di amministrazione oltre che la regolarità sui contributi previdenziali e assistenziali, nonché per il pagamento di tasse e imposte. Sarà poi necessaria l’avvenuta assegnazione del bene all’ente.

Ciascun proponente dovrà presentare al ministero del lavoro l’istanza di partecipazione entro il 15 gennaio, il 15 maggio o il 15 settembre di ciascun anno. Con un provvedimento che verrà pubblicato sul sito del ministero verrà pubblicata la modulistica da utilizzare. Le istanze saranno inviate a una commissione creata per l’occasione, che valuterà la sussistenza dei requisiti e dei presupposti per ricevere l’agevolazione. A conclusione dell’analisi, la commissione pubblicherà l’elenco dei progetti ammessi.

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Gli enti del terzo settore titolari dei progetti di recupero dovranno trasmettere con cadenza trimestrale al ministero del lavoro l’ammontare delle erogazioni liberali ricevute nel trimestre e a conclusione dei lavori gli stessi enti manderanno al dicastero il rendiconto finale accompagnato da copia di certificato di collaudo finale.

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