Società civile esclusa dalle liste: rivolta contro i “paracadutati”

ROMA – Il mosaico delle candidature da ieri sera è completo. Ma il termine per la presentazione delle liste spira fra la delusione degli esclusi e le polemiche sui “paracadutati”. Polemiche trasversali e mai così accese, anche perché i posti in palio si sono ridotti drasticamente con il taglio di un terzo dei seggi del Parlamento. A pagarne le spese è la società civile, che di fatto è fuori dai giochi. Oggi, nei fatti, parte la campagna elettorale. Con la prima big in campo, Giorgia Meloni, che debutta ad Ancona.

Il centrodestra cala le sue carte e scoppia la rivolta sui territori. Nel mirino finisce la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, che Forza Italia schiera nell’uninominale in Basilicata, scalzando di fatto il sottosegretario locale Giuseppe Moles. La capogruppo al Senato Anna Maria Bernini, bolognese, finisce nel collegio di Padova (considerato certo per Casellati) e scompagina il partito in Veneto. In Molise approdano due “esterni” di peso, il presidente della Lazio Claudio Lotito e il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, a tutto svantaggio dei candidati locali. “Dopo lo schifo che hanno fatto per la scelta delle candidature ho rinunciato a candidarmi”, tuona il coordinatore molisano di FdI Filoteo Di Sandro.

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Clima acceso anche in Campania, dove i meloniani mettono in pista l’ex presidente del Senato Marcello Pera: l’esclusione di dirigenti storici del partito, ma anche di alcuni sindaci e della consigliera regionale Carmela Rescigno, spinge alcuni dirigenti del partito a scrivere alla leader. “Scelte vergognose, sono allibito”, sbotta il consigliere Marco Nonno. In Sicilia gli esponenti locali di Forza Italia si vedono piovere dall’alto le candidature di Marta Fascina, moglie di Berlusconi, Giorgio Mulè, il giornalista Paolo Emilio Russo, Maria Vittoria Brambilla, Stefania Craxi. Un gruppo di maggiorenti isolani, specie del Catanese, non la prendono bene: 150 amministratori locali esprimono in un documento il loro malcontento. Fra i dem la lotta all’ultimo posto si era già consumata a Ferragosto, con l’esclusione di Luca Lotti e il ripescaggio – sempre in Basilicata – del sottosegretario Enzo Amendola.

Il Terzo polo perde un pezzo prima ancora di partire: l’ex sindaco di Parma Federico Pizzarotti, che aveva aderito all’alleanza promossa da Renzi e Calenda, nel giorno della presentazione delle liste si chiama fuori: “La mia partecipazione alle elezioni politiche del 25 settembre finisce qui, cioè non inizia. Non sarò candidato, non ci sono stati spazi seri nel progetto del Terzo polo per candidature non direttamente collegate ad Azione e Italia Viva”. Emma Bonino, come detto ieri a Metropolis, ha tentato di recuperare Pizzarotti nella lista di +Europa ma il tentativo è stato tardivo. Fuori dal progetto anche un altro ex sindaco, il milanese Gabriele Albertini.

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Non tutti i leader hanno accettato la sfida dell’uninominale secco. Berlusconi correrà a Monza per il Senato, Meloni a L’Aquila per la Camera, Tajani a Velletri per Montecitorio, Bonino e Calenda a Roma centro ancora per il Senato, Di Maio a Napoli Fuorigrotta di nuovo per la Camera. Ma altri non si cimenteranno nelle partite dei collegi, preferendo i plurinominali: è il caso di Letta, Salvini, Conte, Renzi e Fratoianni.

In campo ci saranno dodici ministri del governo Draghi: tutti, in sostanza, i “politici” dell’esecutivo, ad esclusione di Renato Brunetta, che ha lasciato Forza Italia e non si ricandida, Federico D’Incà, che ha lasciato il Movimento e non ha trovato casa altrove, e Fabiana Dadone, fermata dalla regola 5S dei due mandati.

Il panorama propone alcuni ritorni in politica, come quello appunto di Marcello Pera e dell’ex ministro Giulio Tremonti, candidato da FdI in Lombardia, e poche novità: dalla tv arriva Rita Dalla Chiesa, candidata in Puglia con Forza Italia. Dallo sport l’ex pilota di Formula uno, Emerson Fittipaldi che sarà in corsa nella circoscrizione sudamericana di FdI, e il pallavolista Luigi Mastrangelo, in lizza per la Lega. Il Pd schiera l’economista Carlo Cottarelli e il virologo Andrea Crisanti, già diventato frontman di una nuova battaglia sui vaccini.

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