Soldi in banca e ISEE: come i risparmi incidono sul valore dell’Indicatore

I soldi in banca incidono notevolmente sul calcolo dell’ISEE, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente. Scopriamo in che modo.

Per calcolare il valore ISEE indispensabile per accedere a Bonus e agevolazioni occorre comunicare tutti i risparmi accumulati nel tempo.

soldi in banca DSU
InformazioneOggi.it

L’Indicatore della Situazione Economica Equivalente consente di misurare la condizione economica di una famiglia e stabilire così le prestazioni da richiedere o gli importi da ottenere. Pensiamo per un attimo all’Assegno Unico. A seconda dell’ISEE un nucleo potrebbe ottenere 50 euro a figlio oppure 175 euro a figlio. Una differenza notevole soprattutto se si tiene conto delle maggiorazioni aggiuntive che consentono di incrementare ulteriormente la cifra. Oppure riflettiamo sul Bonus sociale. Parliamo dell’aiuto erogato alle famiglie con ISEE inferiore a 15 mila euro sotto forma di sconto in bolletta per combattere i rincari dell’ultimo anno. Insomma, dal valore dell’Indicatore dipenderà il numero delle prestazioni da richiedere e le somme spettanti. Per questo motivo è importante che sia il più basso possibile. Altrettanto fondamentale, però, è non omettere alcuna informazione determinante con riferimento alla composizione del nucleo familiare oppure al reddito di ogni componente della famiglia. Le conseguenze in caso di errori e dimenticanze potrebbero costare caro.

Soldi in banca e ISEE, il calcolo dei risparmi

Il primo passo per calcolare l’ISEE è compilare la Dichiarazione Sostitutiva Unica. Qui confluiranno molteplici informazioni di carattere vario tra cui i dati sui soldi in banca o alle Poste. La domanda che tanti contribuenti si pongono è in quale misura i risparmi incideranno sul conteggio. Una grossa somma di denaro sul conto detenuta da chi è nullatenente dal punto di vista del patrimonio immobiliare, ad esempio, cosa comporterà rispetto a chi ha un basso importo sul conto ma una casa di proprietà?

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Innanzitutto specifichiamo quali tipi di conti vanno inseriti nell’ISEE. La risposta è semplice, tutti. Anche i conti collegati a PayPal o i conti deposito. Non solo quelli in possesso del dichiarante ma di ogni membro della famiglia (se a carico dell’intestatario). Nella DSU, dunque, andranno indicati tutti i soldi in banca o alle Poste detenuti, sia in Italia che all’estero. Non agendo in questo modo si rischia una denuncia per truffa. 

Se il conto è cointestato allora dovrà essere ripartito al 50% tra i cointestatari. Andrà indicato anche il conto corrente pignorato a meno che le somme non siano già state assegnate da un Giudice al creditore. Ricordiamo poi, che ad essere indicata nell’ISEE sarà la giacenza media ovvero l’importo medio delle somme a credito del correntista in un dato periodo (da gennaio a dicembre di due anni precedenti all’anno di inoltro della DSU). È richiesta la giacenza e non il saldo per evitare che il contribuente prelevi una grossa somma di denaro per far scendere l’Indicatore. Esistono altri modi legali per abbassare l’ISEE.

Quantifichiamo il valore dei risparmi

La presenza di un ricco conto potrebbe precludere l’accesso a Bonus e prestazioni. Detto questo occorre considerare, però, che oltre ai soldi in banca conta anche il reddito del contribuente e quello dei familiari a carico o presenti nel nucleo familiare. In questo modo non si lascerà fuori dagli aiuti il cittadino che pur contando su una retribuzione bassa è riuscito con sacrificio ad accumulare risparmi. Mettendo mano al conto prima o poi, infatti, il denaro finirà.

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Di conseguenza i soldi sul conto incidono ma in minima parte. Contano sicuramente di più i redditi dichiarati ai fini IRPEF come quelli da lavoro dipendente, da lavoro autonomo, professionale, imprenditoriale.

Volendo quantificare l’incidenza possiamo stimare il reddito all’80% e il patrimonio mobiliare – inclusi i risparmi sui conti – al 20%. Sul patrimonio mobiliare, poi, occorre detrarre 6 mila euro a titolo di franchigia. Si aggiungeranno 2 mila euro per ogni membro della famiglia e mille euro per ogni figlio dopo il secondo (il tetto massimo è fissato a 10 mila euro).

Non dimentichiamo i soldi sul conto deposito!

Spesso i contribuenti omettono volontariamente o involontariamente gli investimenti pensando che i soldi fermi su un conto deposito, ad esempio, non contino dato che sono vincolati e non utilizzabili.

Un lettore chiede “Volevo sapere perché se un normale cittadino mette da parte dei soldi (come conto deposito) e non li usa nella vita quotidiana deve inserirli nel calcolo dell’ISEE. Se li mette da parte non ha potere d’acquisto rispetto ad un altro che non li ha vincolati. Esiste qualcosa alle Poste o in Banca che propone una soluzione?“. Il pensiero del lettore è comprensibile ma la realtà è che anche i risparmi depositati su un conto deposito vincolato “fanno ricchezza” e dunque devono essere conteggiati.

Come per i normali conti occorrerà riportare la giacenza media nell’anno di riferimento. Tale indicatore ha solitamente diversi scopi. I conti deposito vengono sottoposti all’imposta proporzionale di bollo dello 0,20% sul capitale investito qualora la giacenza media sia superiore a 5 mila euro. Serve poi per calcolare l’ISEE, come detto, andando a far parte del patrimonio mobiliare del contribuente. Il valore da indicare nella DSU si trova sull’estratto conto reperibile online o in forma cartaceo secondo le modalità previste dalla banca di riferimento.

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Un’ultima informazione, se la giacenza media del conto deposito dovesse risultare superiore al saldo allora l’Indicatore della Giacenza media andrà calcolato sul saldo stesso.

Nessuna soluzione, dunque, al problema del lettore. Tutti i soldi in banca o alle Poste – sotto qualsiasi forma siano – dovranno essere indicati nella Dichiarazione Sostitutiva Unica ai fini ISEE.

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