Sono anche io un fantasma, mi guardo allo specchio, non mi riconosco e nulla sembra avere più senso

Un anno fa ci dicevamo, sapendo di mentirci: andrà tutto bene, ne usciremo migliori. Non è andato bene niente e non siamo migliori. Siamo fantasmi. In un anno ho incontrato tanta gente, per lo più a distanza. Ho visto i vili rivelarsi per quelli che erano, gli spioni, i meschini che se possono ti denunciano alla polizia col più misero dei pretesti. Ho visto gli obbedienti, gli zelanti, quelli che hanno sempre bisogno di un ordine e non si preoccupano che sia sensato o indecente. Ho visto i pavidi, sempre più riparati dietro un pezzo di stoffa o un alibi. Sempre più fobici. Ho visto i falsi, i nemici della libertà gioire perché la libertà era finita. Ho visto i mediocri, contenti perché finalmente tutti erano diventati come loro. Ho visto il volto del potere ed era folle e spietato come non immaginavo, un potere di pupazzi, burattini drogati.
E ho visto le vittime. I caduti, di colpo, come cade una foglia, omoni che scoppiavano di salute e il giorno dopo non c’erano più, anche se nessuno ha saputo dire cosa davvero li avesse stroncati. Ho visto donne forti, ottimiste, fiduciose, logorarsi lentamente fino a cedere alla disperazione. Ne ho viste altre, dalla vita già ossuta, sprofondare nelle sabbie mobili dell’angoscia, spinte da medici incapaci che le uccidevano di farmaci sbagliati. Ho visto farfalle drogate di feste, di vita impazzire perché non potevano più uscire. Ho visto donne dirottare i loro problemi sul lockdown, sul balletto di colori fino a farne una malattia. Ho visto uomini fuggire da loro, rinnegare ogni responsabilità, li ho visti piegati su divani d’angoscia come feti invecchiati. Ho visto balordi convinti d’essere invincibili, altri balordi cadere in frantumi. Ho visto nullità che dentro una divisa si sentivano potenti, come succede in lager. Ho visto campane sbattere impazzite e mi sembrava la voce della fine. Ho visto sagrati di spettri, teatri desolati, viali disertati, alberi che urlavano. Ho visto il mare urlare, lugube, tormentato, il mare incatenato senza più colori. Ho visto processioni di camionette presidiarlo invano. Ho visto piazze lucide di sole o di scrosci di pioggia e non c’era nessuno, nessuno, nessuno.
Ho visto ragazzi fragili squagliarsi in un mormorio, “non ce la faccio più”. Ne ho visti altri, aggressivi, diventare violenti. Ho visto esercenti, commercianti esaurire prima la speranza, poi la disperazione, infine arrendersi. Ho visto i loro occhi vuoti riempirsi di lacrime. Ho visto chi lavorava, felice di quel che faceva, e poi non l’ho visto più, era sparito lasciando un cartello dietro sé: “vendesi”. Ho visto gente di sinistra abiurare, credenti in Salvini maledirlo. Ho visto chi è diventato fatalista per rabbia, complottista per sconcerto. Ho visto studenti disperarsi, professori imprecare. Non ho più visto gente ridere, l’ho vista sempre più ringhiare, gli occhi bassi, i passi lenti di chi non ha dove andare. Ho visto gente lasciarsi smarrire, defecare per strada, e non erano extracomunitari primitivi. Ho visto gli stronzi, gli avidi, gli sciacalli guadagnare anche su questo.
E poi ho visto me stesso. Allo specchio mi sono visto e faticavo a riconoscermi. Un anno fa ero stanco ma ancora con la rabbia, adesso la rabbia è scomparsa e sono sfinito. Mi hanno chiesto previsioni, vaticini come fossi Nostradamus e io ho mentito. Mi hanno odiato da negazionista e disprezzato come provax. Mi hanno confidato, rovesciato addosso paure ancestrali, drammi veri o di cartone, sfoghi di lava incandescente e lacrime fredde come lame. Se fai questo mestiere ti porti addosso la tua proiezione, e spesso è solo quello che il pubblico vuol credere: prima mi dicevano ma tu sei un duro, sei una roccia, adesso mi dicono per carità non cedere anche tu, tieni insieme i tuoi pezzi di vetro anche per me. Ma i miei capelli in un anno si son fatti più bianchi e più radi, i miei sonni più isterici fino a diventare dei balletti spastici. Resto aggrappato ai sogni che non ho più, agli incubi che non mi lasciano, mi aspettano notte dopo notte. Custodisco segreti, confidenze, ammissioni e sono tutte tristi, tutte senza luce. Ho perso il senso di quello che facevo: scrivere, raccontare non mi è mai parso tanto inutile, anche queste cose che sto dicendo adesso sono inutili. Ho finito le parole e le bugie per consolare. Ho finito la curiosità e la compassione, non mi frega più niente di nessuno. Letteralmente m’aggrappo ai miei animali, mi sembrano angeli custodi. Nutro un senso di morte, sta con me e cresce e mi prosciuga. Mi dicevano sempre: ma non invecchi mai, adesso mi sento dire: però ti sei sciupato anche tu.
Mi sento sconfitto, mi sento ferito come un pugile finito al tappeto, consapevole che qualcosa si è rotto dentro. Dopo anni che non lo facevo, ho ricominciato a pregare. Non so bene per cosa, non so a chi mi rivolgo, nessuno risponde, ma lo faccio lo stesso.

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