#SONOVIVOGRAZIEAVINCENZO la storia di Tiziano da Modena


Ciao Tiziano, allora quando sei entrato a San Patrignano?
Sono entrato nel gennaio 1981 e sono uscito a giugno 1983.

Come hai fatto a entrare? Hai pagato?
Assolutamente no. Chiaramente ho avuto pressione dai miei, c’era una situazione tragica. Diciamo che m’hanno portato i miei genitori su a SanPa. 

Ti hanno preso subito?
Ho aspettato perché c’era di mezzo il discorso delle Catene (il processo delle Catene ndr). Io praticamente son stato il primo a entrare dopo quella storia assieme a un altro di Milano. Dopo l’assoluzione. Saranno passati un paio di mesi da quando avevano fatto la richiesta e poi sono entrato.

E tu cosa hai pensato delle ‘Catene’?
Guarda io allora proprio non pensavo, io ero un cadavere vivente, ero messo malissimo, una roba che… guarda. Oggi cosa penso? Sono stato chiuso anch’io eh! Io penso che hanno salvato delle vite! Capisco che uno può vedere come un eccesso la catena. Io sono stato chiuso senza catene, in uno stanzino. Magari i primi tempi non si sapeva bene come fare e Vincenzo gli ha messo le catene. Ma voglio dire, noi ci siamo salvati con quel metodo lì, e ci siamo salvati in tanti. Io sono stato chiuso perché sono scappato due volte.

Perché scappavi?
Allora quando sono arrivato a SanPa sono stato seguito da due ragazzi, Renzo e Pablo. Vivevo con loro in roulotte, mi seguivano, mi stavano molto vicini, erano gentili, mi davano forza. Dovete sapere che il richiamo dell’eroina è molto potente. Dopo un po’, senza la roba, nasce un’inquietudine esistenziale. Io una volta verso sera sono scappato per i campi e sono arrivato fino a Gaiofana (Provincia di Rimini ndr) e ho cominciato a fare l’autostop. S’è fermata una macchina di Sanpa con dentro un certo Maurone e un altro e chiaramente son risalito subito. Gli ho detto ‘si si torno su, torno su’. Mi han ripreso e lì poi non mi hanno chiuso, ma Vincenzo mi ha strigliato. Lui ti strigliava e poi dopo ti abbracciava. L’abbraccio di Vincenzo era una roba indescrivibile. La sensazione era come se ti abbracciasse l’universo. Era un abbraccio totale, io non ho mai sentito un contatto così totale, davvero. Io ho sessant’anni e me lo ricordo ancora bene. 

Poi di nuovo l’astinenza e scappo ancora. Sono riuscito ad arrivare a casa. I miei mi hanno subito riportato a SanPa e Vincenzo quella volta lì me l’ha fatta sudare, diceva che non mi voleva più. Lui sapeva come comportarsi con le persone, perfettamente. Siamo stati su ore e ore, lui diceva ‘non ti voglio più, è la seconda volta che scappi, tu mi avevi promesso…’. Dopo alla fine mi ha ripreso, però quella volta mi hanno chiuso. Sono stato chiuso in uno stanzino da solo, quindici giorni, ed è stata la mia salvezza.

Com’era lo stanzino?
Era ricavato dentro il capannone delle roulotte.C’era un letto, un lavandino dove lavarmi la faccia. Era vicino ai bagni, chiamavo e mi accompagnavano. Lì dentro ho riflettuto molto. Probabilmente lì dentro è scattato qualcosa. L’ultimo giorno venne Vincenzo e mi fece un discorso. Dentro di me, trac, successe qualcosa. E lì che si è sciolta la mia vecchia storia e da lì ho cominciato a rinascere, da lì ho iniziato a riprendere in mano la mia vita.

Cosa ti disse Vincenzo?
Lui enfatizzava molto l’essere uomo. Io mi sono sentito valorizzato come uomo. Lui riusciva a valorizzare le persone. Il messaggio suo era “Guarda che tu conti, e conti un casino. Tu non puoi buttare via la tua vita, tu non puoi buttarti via perché la tua presenza è necessaria’. Ecco noi ci sentivamo necessari. Lui ti faceva sentire così. È così che io ho ricominciato a credere in me stesso.

Stai dicendo che quelle punizioni ti hanno salvato?
A me mi hanno salvato si. Allora non si sapeva come fare, eravamo nei primi ’80, per cui si usava anche chiudere le persone, ma non tutti. Vincenzo non usava lo stesso metodo con tutti. Magari uno scappava dieci volte e lui non lo chiudeva mai, però vedeva sempre giusto. Io ho visto moltissimi rimanere chiusi e dopo si sono salvati, tutta gente che si è messa a posto. Perché come ha sempre detto Vincenzo, l’aiuto che puoi dare a un tossico è nel momento in cui non riesce a gestire sé stesso, e lì che lo devi tenere, perché se no che aiuto dai? Loro sapevano che in quel modo funzionava. Non lo faceva certo perché era un sadico (ride), è proprio il contrario. Vedi, l’amore non sono solo baci e carezze, in natura possiamo vedere atti d’amore che apparentemente sembrano anche violenti. Io l’ho visto anche mollare dei ceffoni. Erano ceffoni d’amore, (ride) ma non sto scherzando. Io non le ho mai prese, e meno male! Visto che aveva delle mani ‘pese’, mi dicevano. Erano solo atti d’amore. Chiuso. Sono convintissimo. 

Quale era il tuo punto di lavoro a San Patrignano?
All’inizio con Renzo e Pablo eravamo in Vigna, in campagna. Poi andavamo a falciare l’erba, si faceva tutto a mano, preparavamo tutto per le mucche. Poi dopo praticamente siccome lui aveva capito che avevo una passione per gli animali mi ha dato in mano il Canile. Sono stato il primo, insieme a Francesca da Milano a tenere in mano il Canile. Il settore del Canile si può dire che è partito proprio con me.

Parlami di questi abbracci di Vincenzo
Si ci abbracciava, e oltre al fatto che era una montagna, il suo contatto era avvolgente, difficile da spiegare. Mi ha abbracciato varie volte e il suo abbraccio me lo ricordo bene. Lui amava le persone. Lui viveva con noi,  la sua stanza era su una mansardina in alto. Lui viveva lì. La mattina si affacciava alla finestra e ci guardava passare e se notava qualcuno che aveva delle paturnie allora lui ti chiamava su, oppure scendeva lui, ti parlava, faceva finta di niente e ti abbracciava, poi ti parlava e ti rassicurava. Vedi, Vincenzo per me è stato un insegnante di vita pazzesco.

Perché?
Perché mi ha insegnato a credere in me, a vivere onestamente e responsabilmente. Io ho sempre vissuto e lavorato con quei valori che mi ha insegnato Vincenzo, me lo sono sempre portato dietro. Ho sempre fatto lavori di responsabilità. Ero responsabile dell’assistenza in una casa protetta per anziani, ho fatto tante esperienze, sono andato in giro per il mondo, ho fatto volontariato internazionale, e l’ho sempre fatto con quei valori lì.
Ora è un mese che sono in pensione e sono sempre così. Lui era come una famiglia, ha aiutato tanto anche mia madre. Pensa che nel ‘94 io sono tornato da lui per dargli una mano dopo la storia di Maranzano, era un momento difficile e aveva piacere di avere intorno persone di cui si fidava, così io mia moglie e i miei due figli siamo tornati a SanPa per dare una mano, a lavorare come responsabile alla Manutenzione.

Tu hai visto la serie Sanpa su Netflix?
Sì. Le prime due puntate mi sono anche piaciute. C’ero anche io tre o quattro volte. Poi prende una piega pazzesca mettendo in risalto cose che probabilmente sono anche successe, ma la bilancia è davvero sproporzionata. Il bene che è uscito da quel posto lì, è tanto rispetto ai piccoli casini che sono successi, che sono anche pochi. E ti garantisco che con le persone che c’erano lì, sono anche pochi i casini. Ad esempio quando sono arrivato io c’erano degli elementi pazzeschi,  c’erano delinquenti incalliti, anche ex brigatisti, di tutto. C’era addirittura qualcuno che era stato nel giro della banda della Comasina di Vallanzasca. C’era tanta gente così. È stato un miracolo che non è successo niente. Un miracolo che siano successe solo quelle poche cose lì. E mi ha fatto male vedere dibattere sempre su quelle stesse cose,  per me è come vedere parlar male di mio padre.

Tu conoscevi gli altri personaggi della serie?
Ma Certamente, ho fatto la Comunità con loro. Boschini, il dottore, Walter (Delogu ndr), certo. Si formavano delle piccole compagnìe, Walter era nella mia. Fabio Mini, gli altri. Con Boschini giocavamo a pallavolo. Con Antonio (Boschini ndr) si stava bene, era un bravo ragazzo, intelligente, una persona onesta.
Walter (Delogu ndr) veniva da una storia di malavita milanese, era un sanbabilino, aveva questa impronta del fighetto milanese, secondo me gli piacevano un pochino i soldoni. Si stava bene con lui, perché era buono, era tranquillo, però aveva quell’impronta lì. Ricordo che già dopo tre o quattro anni che io venni a casa, venne Vincenzo a fare conferenza a Modena e c’era Walter tutto elegante che mi chiamò e mi fece vedere sotto il soprabito le pistole (ride),  mi disse ‘guarda adesso che roba, sono la guardia del corpo di Vincenzo, sono il suo autista’. Lui ci teneva a quel ruolo lì. Secondo me Walter è caduto in un trappolone per soldi, lo ha fatto per soldi. Secondo me, per le cose che ha detto su Vincenzo e per le cose che ha fatto a Vincenzo, lui ha adesso un senso di colpa che, te lo dico io, è ‘peso’. Perché tradire chi ti ha salvato la vita è pesante. Quindi per esorcizzare tutta questa roba qua è chiaro che butta letame sulla comunità e su Vincenzo. Walter lo vedo così. Questa è la mia opinione personale, conoscendo Walter.

Vedo che anche tu hai un ricordo un po’ diverso da quello raccontato nella Serie
Allora io ero lì dall’81 all’83, poi sono stato dal ’94 al ’97 a lavorare. La Comunità che ricordo io era una roba indimenticabile, io ho vissuto degli anni che porterò sempre dentro. Tutti ci tenevamo uno per l’altro, tutti ci davamo una mano, ed era Vincenzo che spingeva questa cosa qua.

Venivano da noi tanti artisti. E poi Letizia e Gianmarco (Moratti ndr) noi li aspettavamo, ricordo che ci portavano i film di prima visione. Film che c’erano nei cinema a Milano in quel momento lì. Loro riuscivano a portarceli a SanPa, li vedevamo tutti insieme. Poi le partite di calcio, io ho giocato anche nella nazionale di Sanpa, ero terzino destro, giocavamo al venerdì sera, dopo il film.

Se avessi davanti Vincenzo oggi cosa gli diresti?
Lo ringrazierei tantissimo, lo abbraccerei e mi farei abbracciare e poi gli direi che è stato la persona più importante che la vita mi ha presentato. Vincenzo per me è stato la svolta. Veramente, non sto esagerando. Quindi un ringraziamento assoluto.

Poi sei uscito e ti sei rifatto una vita
Si, quando sono uscito andai in fabbrica, ho cominciato a lavorare subito. E poi ho trovato la Monica che è diventata mia moglie. Ricordo che quando diventò la mia ragazza la portai su da Vincenzo, andammo a trovarlo, e quando Vincenzo la guardò disse ‘bene bene’, e quando lui diceva ‘bene’, era davvero bene. Infatti siamo ancora qui sposati, con due figli grandi. Quella volta quando arrivai e mi vide disse ‘Ecco, è venuto a trovarmi mio figlio’, per me quella cosa fu una roba che.. guarda.

Vincenzo me lo porto sempre dentro. Ho una foto qua nel mio salotto, un’altra foto grande con lui e mia madre. (Ride) Mia madre ha 85 anni e quando sente parlar male di Vincenzo diventa una iena. Perché lei ha visto tutto il bene che abbiamo ricevuto, tutti, anche lei, anche mio fratello.

Salutiamoci con una storia divertente, ne ricordi una?
Lui era abbastanza intransigente su alcune cose, ad esempio era successo che qualcuno era andato a fregare del vino e si arrabbiò molto. C’erano le regole sul bere. Quando abbiamo cominciato a uscire con i cani, veniva anche lui,  una volta siamo andati in una trattoria nelle campagne di Parma, eravamo in tre. Vincenzo cominciò a ordinare, lui era uno che mangiava.. (ride). Ordinò delle bottiglie di vino e vedevo che versava il vino anche a me e io gli dicevo ‘Ma come Vincenzo non va bene..’ e lui sorridendo ‘Adesso va bene, lasciamo stare un attimo tutto il resto’. Lì ho capito che lui sapeva essere anche alla mano, era flessibile in alcuni casi, e a noi rimase impressa questa cosa qua, questa uscita dall’intransigenza. 

Quindi era un po’ uno di famiglia, conosceva bene i tuoi genitori
Venne anche a casa mia a mangiare un paio di volte. Mio padre era ispettore del lavoro, quando sarebbe andato in pensione avrebbe voluto fare l’amministrativo per Vincenzo, ma non ce l’ha fatta in tempo perché è morto prima. I miei genitori avevano una gratitudine incredibile per Vincenzo, guarda che loro hanno ritrovato un figlio, io stavo morendo, avevo l’epatite, ero  messo malissimo, avevo rischiato delle overdose, poi avevo cominciato anche con la cocaina, io stavo morendo. Prima di portarmi da Vincenzo le avevano provate tutte, avevo fatto le solite trafile, il SERT, il metadone, niente. Mio padre aveva provato anche a portarmi via, lontano, a Ischia, dove aveva degli amici.. niente. Solo a SanPa mi è cambiata la vita, mamma mia se mi è cambiata. Ricordo che quando i miei vennero là a trovarmi dopo sei sette mesi hanno cominciato a piangere perché non mi riconoscevano neanche.

Ok Tiziano, grazie, è stata una chiacchierata emozionante
Vedi, tutti questi che parlano, che straparlano, che non sanno, che fanno le fiction in tv, perché quella lì è una fiction, non sanno niente, le cose bisogna conoscerle bene prima di andare a sparare delle boiate.

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