Storia di una multa, di Roberto Angelini e di cazzi sulle fiancate delle auto

Oggi avrei voluto finalmente parlarvi del nuovo album di Caparezza, che, intanto lo anticipo, è uno dei più bei lavori sulla lunga distanza uscito negli ultimi dieci anni, ma purtroppo non ne ho voglia, perché ho subito un piccolo abuso di potere, e l’ho subito in una tipica situazione nella quale ci andiamo a trovare quotidianamente, il che rende il tutto ancora più fastidoso.

Ho cambiato casa circa tre anni fa, poco meno. I miei figli piccoli, quindi, continuano a andare nella vecchia scuola, distante circa due chilometri e mezzo da dove abitiamo ora. Quasi sempre, la mattina, per evitare di doverci alzare almeno una mezzora prima, la scuola dura per loro otto ore e otto ore con la mascherina sono davvero troppe, li accompagno in auto. Spesso li vado anche a prendere in auto, perché per altro le cartelle, quelle che non dovrebbero pesare più di un tot, per evitare che le loro piccole spalle ne risentano, pesano talmente tanto che anche io, uomo di mezza età di circa novanta chili, fatico a portarle.

Sapendo che proprio sotto casa mia passa una delle arterie che portano i pendolari verso il centro di Milano, taglio per vie laterali, un quarto d’ora circa e arrivo. Andassi in autobus ci metterei almeno il doppio, probabilmente anche di più. La scuola dei miei figli, la scuola elementare dei miei figli, i due più piccoli, scuola che hanno frequentato anche i due figli maggiori, a suo tempo, è in una strada assai corta, un centinaio di metri, che congiunge un piazzale alla circonvallazione. In quella via e anche nel piazzale, ci sono una manciata di parcheggi blu, a pagamento, sempre pieni a qualsiasi ora del giorno e della notte. Proprio per questo, e per quella forma di patto sociale che intercorre tra i vigili di quartiere e chi quel quartiere lo vive, c’è un patto non scritto tra i vigili che appunto la mattina controllano il traffico davanti alla scuola e i genitori dei bambini che li accompagnano in auto: siccome non ci sono parcheggi sufficienti è consentito, seppur proibito dal codice stradale, lasciare per qualche minuto la macchina o nel passo carraio del vicino asilo, inutilizzato se non nelle ore intorno al pranzo, o a fianco a un benzinaio, dove si trova un predellino un tempo fermata del bus e ora abbandonato. I ritardatari lasciano la macchina in doppia fila, ma è questione davvero di mezzo minuto, spesso neanche scendono, il tempo di far scendere i bambini che entrano nel cancello della scuola sotto il loro sguardo. Così tutte le mattine. E anche buona parte dei pomeriggi. Certo, di pomeriggio si sta un po’ più attenti, perché magari chi può andarli a prendere non sta lavorando, e quindi può permettersi di arrivare qualche minuto prima, e perché la zona è comunque a due passi da Corso Buenos Aires e difficilmente si trovano anche quei parcheggi volanti, la gente lascia le macchine per andare a fare la spesa. Poi ci sono tutte quelle auto lasciate parcheggiate dove non dovrebbero, dietro il benzinaio, in certi spazi non codificati, ma Milano è una città che evidentemente non ha abbastanza parcheggi per tutti, ci si arrangia col beneplacito di chi quella zona la conosce, i vigili di quartiere, appunto. In zona si trova spesso a passare anche un assessore, Pierfrancesco Maran, che ben la conosce, sa come funzionano le cose, nessuno ha mai avuto da eccepire. Quando capita, e capita spesso, che qualcuno lasci la macchina di fianco a quell’ex predellino parcheggiata male, e non momentaneamente, impedendo ai tram in transito da quelle parti di procedere, è sempre qualcuno di fuori, che è arrivato per andare a Corso Buenos Aires ignaro che lì scorressero i binari del tram, chi ci viene tutti i giorni lo sa e ben si guarda dal creare caos.

Del resto, sotto la scuola dei miei figli ci sono degli uffici del Comune, e quel predellino vede sempre la macchina comunale usata per le commissioni, così come la vicina pasticceria siciliana, di fronte a dove ora c’è la fermata del Bus, l’81, vede spesso parcheggiate in divieto di sosta le auto di vigili, carabinieri e polizia che vanno a fare colazione o uno spuntino lì. A volte ci si ferma anche il mezzo per la rimozione forzata delle auto in divieto di sosta, ovviamente a sua volta in divieto di sosta. È una specie di zona franca, illegale, certo, ma i vigili stanno lì sempre, e per consentire a chi in fondo sta lasciando i figli a scuola o è arrivato dal lavoro a recuperarli, lasciano correre. Si chiama quieto vivere, e lo so, è una stortura tutta italiana, ma in Italia viviamo, del resto.

Stamattina arrivo tardi, è venerdì, anche passando per le vie laterali è un casino, perché ci sono i mezzi della nettezza urbana e ci si mette sempre qualche minuto in più. Arrivo proprio mentre sta per aprire il cancello, parcheggio di fianco all’ex predellino, in mezzo a altre auto evidentemente di genitori, per altro dal lato opposto ai binari del tram, quindi senza arrecare fastidio a nessuno. Faccio fretta ai gemelli, che prendono cartelle che pesano quanto me e insieme attraversiamo la strada. Mentre approdiamo sul marciapiede di fronte la scuola vedo che c’è una ausiliare del traffico che sta facendo una multa a una macchina lasciata in un interstizio tra due linee blu, altra auto evidentemente di genitori e altra auto che non blocca né traffico né altro. La guardo, mentre spingo i bambini, facendo un gesto di diniego. È mia intenzione, tornando dopo aver mollato i bambini, tra un minuto scarso, dirle che fare la multa a chi è evidentemente di corsa per lasciare i figli e correre in ufficio, è qualcosa di altamente scorretto, e vorrei in questo chiamare il vigile che sta a due passi da lì. È un vigile anziano, di quartiere. Uno che a occhio è già abbondantemente in età da pensione, e che evita come la peste qualsiasi tipo di contenzioso. Lo so perché, quando appunto neanche tre anni fa ho traslocato, si trovava a passare sotto la mia nuova casa proprio mentre con la ditta di traslochi ci siamo accorti che delle auto non avevano rispettato il divieto di sosta temporaneo, impedendoci di posizionare lì il trabiccolo che avrebbe portato i mobili al settimo piano, dove è la mia nuova casa. Appena lo abbiamo visto lo abbiamo fermato, era in bici, chiedendo che chiamasse il mezzo per le rimozioni forzate e lui, giuro, ha detto, “ma no, dai, chiamate i vigili”, provando addirittura a dire che, alle dieci di mattina, lui non stava lavorando, era in divisa e la bici era quella del Comune, con le due sacche ai lati delle ruote.

Comunque lascio i gemelli, tempo neanche un minuto e torno indietro, quando vedo che la tipa, insieme a una collega e un collega uomo, ha messo la multa anche a tutte le auto lasciate sull’ex predellino, compresa la mia. È stata velocissima, trenta secondi, infatti neanche ha firmato il fogliettino, e soprattutto sta facendo veloce perché, immagino, vuole evitare di incontrare noi genitori. Lì, con loro, c’è anche il vigile, che sta dicendo qualcosa sottovoce. Arrivo, vedo la multa e faccio notare al vigile che lì le multe la mattina non le hanno mai fatte. Lui conferma e dice che lui non le avrebbe fatte, e indicata la tipa di ATM, la quale sostiene di aver fatto la multa perché ha ricevuto un reclamo, non si sa bene da chi, alle otto di mattina. Faccio presente la situazione che ho su descritto, allora si avvicina anche il collega. Faccio notare al collega che lì c’è sempre la macchina del Comune e che mai nessuno l’ha multata, faccio riferimento alle auto di vigili, carabinieri e polizia, anche lì, mai multate. Il tipo, che si crede Callaghan, dice che se passa e le vede le multa. Al che faccio notare che anche la sua auto è in divieto di sosta, di più, è proprio in mezzo alla strada, in doppia fila di fianco alle auto in divieto di sosta che hanno multato, e a differenza delle auto in divieto di sosta occlude la strada, in prossimità di un incrocio. Tiro fuori il cellulare e la fotografo, e mentre la tipa dice che non c’è problema, perché loro possono, il tipo fa una bella inversione a U, invitando le colleghe a andarsene. Io sono molto incazzato, alzo la voce, la tipa dice che la prendo troppo sul personale, e in maniera ottusa finisce di scrivere l’ultima multa e poi scappa.

Ho sbagliato, è vero. E chi sbaglia paga. Ma resta l’amara consapevolezza di come il trattamento che gli ausiliari dell’ATM di Milano ci hanno riservato, a me e agli altri genitori, come me di corsa, affannati, a fatica nei tempi, non sia lo stesso atteggiamento riservato ai tutori della legge, che a nostra differenza si fermano in divieto di sosta per andare a fare colazione in quella pasticceria, o alle auto del Comune, che invece che cercare parcheggio, per altro in ora lavorativa, quindi comodamente pagati da noi contribuenti, preferiscono lasciarla lì, sopra l’ex predellino, noi la lasciano in strada, mai sopra, sicuri di una impunità. Resta l’amara consapevolezza dell’ignavia dell’anziano vigile di quartiere, che garantisce, a parole, una sorta di zona franca, ma che poi si gira dall’altra parte mentre un solerte ausiliario della sosta si affretta a multare chi ha visto correre con uno o più figli per mano. E resta anche l’amara consapevolezza che in questo caso le multe non abbiano altro scopo che punire i cittadini, non certo impedire un crimine o sanzionare una azione che ha comportato un qualche disagio, oggi pomeriggio, è evidente, altri genitori incorreranno nel medesimo rischio.

Proprio ieri Roberto Angelini sui social raccontava, come commento alla pubblicazione di un suo primo piano con gli occhi pieni di lacrime, di come fosse incappato in una sanzione salata, di quindicimila euro, lui ristoratore, oltre che cantautore, per aver dato da lavorare aggirando a sua insaputa le regole a una ragazza durante il lock down, il tutto per non mandare in cassa integrazione i suoi dieci dipendenti, e consentire un lavoro di delivery altrimenti inattuabile. Un errore suo, ha ammesso, fatto in buona fede, subito punito in maniera eclatante, per altro proprio su denuncia della ragazza, una sua amica che gli aveva chiesto aiuto e che ha poi deciso di voltargli le spalle. Anche lui ha sbagliato, ovvio, e molti dei commentatori glielo hanno fatto notare, col ditino alzato da moralisti pret-a-porter. Moralisti che diranno anche a me che le auto vanno parcheggiate correttamente, e grazie al cazzo, ma vai tu a parcheggiare dove il parcheggio non c’è, e sarebbe decisamente necessario. L’assessore Maran è da sempre gran promotore delle piste ciclabili, pensasse ogni tanto anche a chi in bici non ci può andare, perché da dove abito io una pista ciclabile fino a scuola non c’è,  perché ho due gemelli di nove anni, e farli andare nel traffico per due chilometri e mezzo sarebbe sottoporli a un rischio eccessivo, non ultimo, vengo da una città fatta di salite e discese, anche io non è che sia esattamente un ciclista provetto.

Esprimo quindi la mia totale solidarietà a Roberto Angelini, cui aggiungerei quasi il consiglio di lasciar perdere, la prossima volta, di mettere tutti in cassa integrazione e pazienza se poi la cassa integrazione non sarebbe mai arrivata, come i ristori, i quindicimila euro li dovrà pagare lui e lui soltanto. Io potrei prendere ogni santo giorno a fotografare le auto di vigili, polizia e carabinieri lasciati in divieto di sosta davanti a scuola, e denunciare la cosa sui social, o potrei addirittura chiamare a mia volta i vigili, aspettando che si multino a vicenda, consapevole che ciò non avverrà mai e che se anche avvenisse poi finirebbe che a pagare le multe saremmo comunque noi contribuenti, quindi, perso per perso, credo che la prossima volta che vedrò il mezzo dell’ATM che viene in zona, succederà uno dei prossimi pomeriggi, quando un incauto forestiero arriverà in zona e lascerà la macchina sui binari del tram mentre è a fare la spesa in Corso Buenos Aires, lo dico pubblicamente, e se serve lascerò pure una firma, come fanno gli artisti sui quadri, inciderò con una chiave un bel cazzo sulla fiancata di quella macchina. Il Comune, poi, smontasse la carrozzeria e la vendesse su Ebay, sono in fondo un artista e un nome abbastanza noto, qualcuno che spenda dei soldi per una mia opera si trova, e con quelli potrà ripagare i danni che ho arrecato a un bene pubblico, che piccole persone gli ausiliari della sosta di Milano.

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