Stray Dogs Tracker: una App per monitorare la popolazione di cani randagi


Tutte le volte che in Italia si parla di randagismo balza subito all’occhio un dato: mancano i numeri.
Possibile che la presenza di decine, forse centinaia di migliaia di cani vaganti nel nostro Centro-Sud non sia mai stata mappata dalle autorità locali?
Ebbene, la risposta è sì.
Le ragioni di questa drammatica lacuna vanno cercate nella mancata presa di coscienza da parte delle istituzioni di quanto questi numeri siano determinanti: per capire il fenomeno e soprattutto per evitare che degeneri, come purtroppo è avvenuto in alcune aree del nostro paese.
Il risultato è che quando si parla di randagismo, media e politica forniscono numeri perlopiù casuali, con stime che vanno dalle 500 alle 700 mila unità e altre, più allarmistiche, che parlano di oltre un milione di cani liberi sul nostro territorio. Più precisi sono i dati sui cani presenti nei canili della penisola, ma solo perché un’organizzazione no profit come la LAV produce ogni anno, con uno sforzo enorme, un rapporto sul randagismo che in un paese civile dovrebbe arrivare dal Ministero competente, cioè quello da della Salute, e non da un ente del terzo settore. Così, se nei nostri canili languono più o meno 100.000 cani senza padrone (ma la cifra non comprende la Calabria, che non ha fornito dati e che purtroppo vanta alcune delle strutture più affollate del paese), resta la nebbia fitta intorno al numero di cani che trotterellano per lo stivale.
Ancora una volta, però, è il mondo del no profit a venire in aiuto alle autorità, questa volta con un piccolo gioiello di tecnologia ideato da alcuni ricercatori di Bologna, istruttori cinofili esperti di comportamento ed etologia canina che nel 2019 hanno fondato l’associazione Stray Dogs.
Consapevoli della necessità di avere criteri oggettivi per quantificare il numero di cani liberi presenti su un territorio, hanno sviluppato un’applicazione in grado di fotografare, geolocalizzare e raccogliere dati sui cani intercettati da chi ha in mano lo smart phone. “Non solo la Stray Dogs Tracker registra una serie di informazioni identificative dell’animale, come il colore del mantello, la taglia e altri segni particolari – spiega Lorenzo Niccolini, Presidente di Stray Dogs – ma consente all’operatore anche di registrare la presenza di risorse di cibo e di individuare i sentieri percorsi da singoli individui o dai branchi”.
Forti della loro esperienza in Marocco, dove agli inizi del 2015 hanno intrapreso un progetto bruscamente interrotto dalle uccisioni volute dalle autorità locali, Niccolini e i suoi colleghi hanno iniziato a promuovere la app tra le istituzioni e le associazioni di volontariato italiani.  “E’ fondamentale prima di tutto capire se l’animale che abbiamo davanti ha un padrone che lo lascia libero di gironzolare – spiega Clara Caspani, vice presidente di Stray Dogs – se delle persone si prendono cura di lui o se è un cane davvero randagio o addirittura “ferale”, e perciò inavvicinabile. Si tratta di categorie di cani con comportamenti etologici molto diversi tra loro, che andrebbero approcciati di conseguenza”, aggiunge Clara.
Le differenze sostanziali tra queste tipologie di cani vaganti sembrano sfuggire però alla maggior parte dei gruppi di volontari che sono in prima linea nell’aiuto dei randagi nel Mezzogiorno. Ne è un esempio lampante una puntata delle Iene dello scorso 22 dicembre, “Vita da cani”, che mostra la buona volontà di alcune volontarie siciliane ma anche azioni considerate molto discutibili dai ricercatori di Stray Dogs e rese esemplari dal servizio, come quando un cucciolo viene strappato alla madre per essere dato in adozione. “Noi di Stray Dogs pensiamo che prima di portare via un cane dal territorio per affidarlo vadano fatte una serie di valutazioni – continua Niccolini – che si basano su solide competenze di etologia e comprensione del comportamento canino, oltre che dell’ecosistema circostante. Purtroppo in Italia c’è molta buona volontà, ma se è unita a scarse conoscenze, anche la buona volontà può fare grossi danni.

Proprio l’approccio razionale caratterizza il progetto #NonUnoDiTroppo di Save the Dogs and other Animals sul litorale Domizio, tra le province di Napoli e Caserta, dove problemi sociali ed economici impattano inevitabilmente sul fenomeno del randagismo, aggravandolo. Grazie alla nostra partnership con i volontari dell’Associazione Animalista Oreste Zevola, nel primo anno sono stati censiti 144 cani vaganti, mentre le sterilizzazioni si sono concentrate per il 43% sui cani di proprietà, (vera fonte delle tante cucciolate destinate ai sovraffollati canili della Campania), per il 17% sui cani di quartiere (liberi ma con un protettore) e per il 40% sui randagi, andando così a integrare il lavoro delle ASL, spesso in grande affanno (come la Napoli Nord 2) o non pervenute (come quelle del Casertano).
“Le sterilizzazioni sono fondamentali per ridurre gli ingressi nei canili – spiega la presidente dell’ dell’associazione Animalista Oreste Zevola, la Dr.ssa Angela Valenti – ma i cani che preleviamo dal territorio sono solo quelli in pericolo di vita, feriti o malati o incapaci di sopravvivere perché abbandonati dal precedente proprietario. Gli altri, se non rappresentano un pericolo per le persone, preferiamo re-immetterli sul territorio, perché in Campania ci sono già 20.000 cani rinchiusi nei canili e molti non ne usciranno mai.” Infine, #NonUnoDiTroppo ha coinvolto due associazioni del Nord Italia per rafforzare le adozioni del canile di Licola Mare, 280 cani di cui molti anziani e molossi, selezionando in modo scrupoloso gli individui adatti ad una vita domestica, grazie all’istruttrice napoletana Maria Guarino.
La speranza? E’ che queste reti virtuose tra associazioni no profit si moltiplichino e che esse diventino  partner d’elezione delle autorità locali, finora concentrate sul mantenimento dei cani dietro alle sbarre e poco interessate ad un serio lavoro di prevenzione. 

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