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I problemi, però, a questo punto, restano sostanzialmente due. Innanzitutto, il dolore persistente. A un livello per cui allenarsi al 100 per cento diventa piuttosto complicato e stressante (e peraltro se hai dolore, per quanto ti dicano che è tutto ok, un filo di ansia ti prende…). In secondo luogo, problema numero due: la Juventus è attesa da un tour de force impegnativo in termini di ritmi e di tasso di difficoltà.

Domani il Napoli, martedì il Malmoe: poi ancora, praticamente sempre ogni tre giorni: Milan, Spezia, Sampdoria e Chelsea, infine Torino il 2 ottobre. Vale a dire sette partite (toste) in appena 21 giorni. Il rischio di ricadute, forzando subito la mano e in simile contesto, sarebbe altissimo. E le conseguenze, peraltro, esponenziali visto che la Juventus è già in una condizione tale per cui si giocherà una discreta fetta di stagione (campionato in primis) nelle prossime settimane. Assenze a lungo raggio, insomma, sono assolutamente da evitare, se possibile.

E prorpio per questa ragione, lo staff medico e tecnico della Juventus, di concerto con Chiesa, hanno deciso di optare per una non convocazione per la sfida in programma domani sera allo stadio Maradona di Napoli. Una scelta che non è stata fatta a cuor leggero, ovviamente: anche perché il tecnico Massimiliano Allegri in zona d’attacco dovrà fare a meno anche di Kaio Jorge e recupererà Alvaro Morata , Moise Kean e soprattutto Paulo Dybala in condizioni ancora tutte da verificare, dopo gli impegni con le rispettive nazionali. Ma tant’è: rischiare non aveva senso. Molto più saggio consentire a Chiesa di restare a Torino e lavorare sabato e domenica secondo una tabella specifica che gli consentirà poi di essere in forma per il debutto in questa Champions League, nella partita in agenda martedì sera a Malmo, in Svezia.

Il bollettino medico diramato dalla Juventus ieri sera ha ufficializzato la cosa: «Federico Chiesa in mattinata è stato sottoposto presso il Jmedical a risonanza magnetica risultata negativa. Tuttavia, in via precauzionale e in accordo con lo staff tecnico, non sarà disponibile per la trasferta di Napoli».
Ciò che resta da definire, a questo punto, è il nome di chi potrà sostituire il Federico azzurro. E la risposta è facile facile: un altro Federico azzurro. Bernardeschi . In cambio di un Chiesa acciaccato e malconcio, la Nazionale di Roberto Mancini potrebbe infatti restituire un Bernardeschi in forma e su di giri, galvanizzato dall’ennesima buona prestazione espressa con l’Italia. Se Allegri riuscirà a far rendere il giocatore altrettanto bene anche in bianconero, avrà praticamente operato un nuovo acquisto (oltre che risolto un rebus con cui si allambiccano i tecnici juventini ormai da anni: lo stesso Allegri in primis).

Dove e come vedere la partita

Napoli Juventus, sarà quindi valida per la seconda giornata di campionato e scenderanno in campo tra pochi minuti allo stadio Luigi Ferraris di Genova. Rappresenta il 50% degli spettatori rispetto alla capienza massima dello stadio. Il calcio d’inizio è fissato per le ore 18:30. Il match sarà trasmesso in diretta TV ed in esclusiva da Dazn. Di conseguenza sarà visibile a tutti gli abbonati su Smart TV compatibile con l’apposita App o in alternativa su tutte le tipologie di televisori che sono collegati ad una console PlayStation 4 o 5 o XBox. Sarà possibile anche collegare il vostro televisore ad un dispositivo Amazon Fire TV stick oppure Google Chromecast o ancora al timvision box. La telecronaca sarà affidata a Stefano Borghi mentre il commento tecnico Curato da Dario Marcolin.

Queste partite sono quelle che, chiunque abbia giocato al calcio, ha poi sognato di vivere», gli occhi di Luciano Spalletti sono attraversati dal sacro fuoco della competizione ripensando alle sfide giocate contro la Juventus e brillano di gioia pensando a ciò che potrebbe essere quest’oggi. Per 27 volte il coach toscano ha sfidato la Juventus e soltanto due volte la vittoria gli ha sorriso: una volta in Coppa Italia ed una sola in campionato, entrambe da allenatore della Roma.

È forte il desiderio di rivincita, soprattutto adesso che gli avversari hanno un punto appena in classifica e con l’organico a pezzi, ma guai a fargli notare che nel big match di stasera il Napoli potrebbe partire favorito. «Questo è un modo per aiutare gli avversari», risponde anche un po’ infastidito. «Per noi sarà uno svantaggio – ribatte – affrontare la Juve in questa situazione, perché le sconfitte creano i presupposti di crescita, mentre le vittorie viziano.

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La Juventus ha una formazione collaudata, al di là delle assenze, oltre ad avere una difesa compatta, che può cambiare anche modulo in corso: Bonucci , Chiellini e De Ligt possono giocare a tre». Anche il Napoli affronterà questa gara con qualche defezione, soprattutto a centrocampo, dove adesso Spalletti ha gli uomini contati, non tutti al meglio e con la necessità di far esordire un acquisto arrivato solo tre giorni fa: Anguissa . «Franck, perché preferisce farsi chiamare così – dice Spalletti – giocherà titolare. Ha fatto vedere sin da quando è arrivato di essere un giocatore di alto livello, anche per come ha parlato con i suoi compagni nello spogliatoio. E’ un tipo di calciatore che mancava nella nostra rosa e che completa il nostro centrocampo. Giuntoli è stato bravo a trovarlo e lui ha dimostrato di essere subito pronto per giocare».

Senza un riferimento centrale come Lobotka e Demme , Spalletti potrebbe decidere di tornare al 4-2-3-1, anche se si tratta di una opzione che sceglierà all’ultimo momento. «E’ una possibilità che abbiamo – ammette – e possiamo variare il modulo a centrocampo, perché abbiamo allenato le diverse alternative. Vedremo, magari ci potranno essere dei cambiamenti a seconda delle fasi della gara. Purtroppo l’assenza di Lobotka e Demme non ci agevola, però credo che Fabian e Anguissa abbiano il senso tattico per operare in ogni ruolo di centrocampo, anche in quello di mediano. Il centrocampo per noi è una zona fondamentale e sinora non abbiamo avuto tutti gli uomini del reparto a disposizione. Spero che col tempo avremo la possibilità di organizzare il reparto al meglio, sfruttando le capacità di tutti i nostri uomini».

Pur mancando di diversi elementi, Napoli-Juventus sarà un big match seguito in tutto il mondo, tra due formazione che aspirano anche al primo posto della classifica. E il tecnico toscano per primo non vuole trasformare le assenze e le difficoltà in alibi. La crescita e la maturazione della squadra passa anche e soprattutto attraverso queste situazioni. «Se vogliamo ambire a grandi traguardi, dovremo avere la mentalità e lo spessore delle grandi ed essere pronti a superare qualunque ostacolo che si ponga sulla nostra strada. Anche quello di ritrovare un calciatore solo in albergo, mentre un altro può fare solo un po’ di scarico. Adesso dinanzi a noi c’è una grande partita e dobbiamo fare di necessità virtù, mostrando un bello spettacolo ai nostri tifosi. Allegri dice che siamo da scudetto? Allegri ha detto la verità». Guai a dire che il Napoli parta favorito in questa sfida, però Spalletti non si nasconde dietro i traguardi e lancia il Napoli verso la corsa al tricolore.

La filosofia “maxista” è una scuola di pensiero. Il maxismo promuove la lotta di… classe (e stile) come momento di passaggio a un tipo futuro di società migliore. E vincente. Prende il nome dal suo fondatore: Max, Allegri .

In questo senso, sì, è cosa buona e giusta dire che la Juventus dovrà prenderla con filosofia, questa sfida contro il Napoli. E fare di necessità virtù. Anzi, più testualmente rispetto a quanto dichiarato da Max, Allegri, in conferenza di vigilia: «Dovrà trasformare le difficoltà in opportunità».

Questo è il diktat, questo è il motto. Questa è, in fin dei conti, l’unica strada possibile da percorrere per provare a divincolarsi (o limitare i danni) in una situazione in cui le sfortune e i contrattempi paiono essersi dati appuntamento in zona Continassa manco ci fosse un happy hour a entrata libera. I sudamericani ( Paulo Dybala, Alex Sandro, Danilo, Rodrigo Bentancur ) sono appena rientrati e sono stati scientemente lasciati a Torino per riprendersi e lavorare in vista della Champions.

Addirittura Juan Cuadrado manco ci è arrivato, a Torino: bloccato da una gastroenterite prima di imbarcarsi sul volo di ritorno per l’Italia. Federico Chiesa è fermo per via precauzionale causa fastidio muscolare rimediato in Nazionale e va ad aggiungersi al gruppo degli altri indisponibili di ormai lungo corso ( Arthur e Kaio Jorge ). Tutto questo con sullo sfondo una classifica… Ma una classifica. Che a guardarla bene vien da chiedersi quante siano le partite che deve recuperare la Juventus.

Anche se in realtà di asterischi e postille non v’è traccia: da recuperare ha nient’altro che se stessa, la Juventus. Un pareggio e una sconfitta: solo Torino, Verona, Salernitana, Genoa e Venezia hanno fatto peggio. Ebbene, in cotanto clima da disfacimento, il filosofo Max prova a scendere in campo lui stesso medesimo al posto della squadra indisponibile. Cioè prova a far la differenza instillando pillole di saggezza e un approccio potenzialmente salvifico.

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Ad esempio: «La parola emergenza non c’è, a Napoli vedrete la formazione ideale per giocare contro il Napoli. È una partita stimolante e penso che nelle difficoltà noi dobbiamo tirare fuori qualcosa in più».

La classificaccia: «Con calma arriviamo ma non c’è fretta, una partita per volta». Le polemiche queste sconosciute: «Io accetto sempre i calendari, ci sono gli organi competenti che devono decidere cosa fare con le partite. Se tutti esprimiamo il nostro giudizio c’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda e viene fuori un casino. Bisogna accettare quello che ci dicono di fare».

I fischi dopo il ko in casa contro l’Empoli: «Abbiamo perso, cosa dovevano fare i tifosi? Ci dovevano applaudire? Erano dispiaciuti loro e lo eravamo anche noi. Il calcio è così. Ora bisogna rialzarsi e questa falsa partenza ci metterà nelle condizioni di fare qualcosa in più in termini di prestazioni e di risultati. Ché anche se qualcuno sosteneva il contrario, per me i risultati contano».
L’addio all’ultimo minuto di Ronaldo . «Non mi piace pensare al passato e non mi interessa quello che è stato.

A Cristiano auguriamo il meglio, però la vita va avanti. La Juve ha sempre vinto di gruppo e questa cosa ce l’ha nel Dna. Per arrivare a essere competitivi e cercare di vincere dobbiamo avere grandi ambizioni, grande amor proprio e soprattutto passione in quello che facciamo».
Morale della favola. «Il Napoli è una delle candidate a vincere lo scudetto, ma il campionato è ancora lungo. Non bisogno farsi prendere dalla fretta. Non dobbiamo esaltarci quando le cose vanno bene e nemmeno buttarci giù quando vanno male. Ci vuole equilibro. Bisogna essere bravi a ripartire facendo le cose semplici».

La lagna come stato d’animo e dichiarazione poetica ricorre nel tifoso juventino medio e una parte di responsabilità c’è l’ha pure il motto bonipertiano, “vincere è l’unica cosa che conta”. Militaresco d’accordo, non tiene però conto che nello sport esistono anche gli altri e che talvolta possono essere più forti di noi. Tradotto significa vincere più partite, segnare più gol, prenderne meno. Eh sì, può capitare, soprattutto dopo nove scudetti di fila più coppette sparse può capitare.

Meno male che c’è stata la Nazionale ad allentare la morsa delle lamentele seguite alla sconfitta contro l’Empoli. Ne ho sentite di ogni genere: ciclo finito, squadra se va bene da Europa League senza Ronaldo, inutile richiamare Allegri, campagna acquisti ridicola, dirigenti incapaci. C’è chi sostiene che per la questione Superlega pagheremo la vendetta di Ceferin che ci manderà arbitri cattivi in Europa e anche in campionato. C’è chi accusa la Lega per aver ridotto la squalifica di Osimhen, il centravanti nigeriano del Napoli disponibile stasera, mentre noi non avremo i sudamericani e neppure Chiesa, causa infortunio in azzurro. E c’è persino chi parla di stagione finita, cinque punti dalle prime rappresentano infatti un divario incolmabile nelle prossime 37 partite, da qui a maggio.

Non mi prendo pena di rispondere alla motivazione di chi, nel frattempo, avrà studiato, si sarà documentato con statistiche, precedenti, casi storici. Provo dunque a spiegare il concetto generale: sì, per la Juventus potrebbe essere un anno difficile, c’è molto da fare per costruire un nuovo assetto di squadra ottimizzando le risorse e una rosa a mio avviso ancora competitiva. Che la Juve punti a vincere non è un mistero, che ci riesca in automatico mi pare assurdo.

Tifosi juventini state calmi, non prendetevela con il giocatore di turno, non cercate capri espiatori in società. Capisco che nel mondo siamo in tanti e ciascuno ha la propria opinione, ma è ora di far gruppo, smetterla con scetticismo, depressione e lagna. Se non ci riuscite, provate un po’ a pensare agli altri.
Ricordiamoci di aver vinto scudetti con Matri, Vucinic, Giovinco, Borriello, Pereyra (l’elenco sarebbe lunghissimo) e perso coppe con Pogba, Tevez e Ronaldo. Il calcio, insomma, non è una scienza esatta e il finale non è mai scritto, sennò meglio un buon film dove il pubblico sta in silenzio e non si lamenta di continuo.

l timore è che si sia calato un po’ troppo nella parte di difensore del mondo (del calcio, s’intende). Come nella migliore tradizione degli 007 chiamati a sfidare la maligna e spietata Spectre, a ogni occasione pubblica Aleksander Ceferin si dichiara convinto che qualcuno “voglia uccidere il calcio”. E, ovviamente, che tocchi a lui e ai suoi (attuali) alleati salvarlo.

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L’accusa è stata ri-lanciata in una intervista al quotidiano tedesco “Der Spiegel” durante la quale ha riferito anche di minacce personali: «Sono stato come in una lavatrice. Non ho dormito, mangiato o bevuto. Sono successe cose strane anche dopo. Una volta ero in macchina con mia moglie mentre andavo ad uno spettacolo teatrale. Un consigliere della Super League mi ha chiamato e mi ha suggerito di fare squadra con loro: l’Uefa dovrebbe organizzare la Super League. Gli ho detto che sarei stato pazzo se l’avessi fatto. Mi ha risposto che avevano un sacco di soldi e influenza e mi avrebbero fatto causa se non mi fossi arreso. Mi ha minacciato di denuncia penale! Gli ho detto che, prima di tutto non me ne fregava niente dei suoi presunti rapporti. Secondo, se ha davvero fatto una cosa del genere, si sarebbero dovuti assicurare che fossi ammanettato. Se la comunità calcistica lo vedesse, lui e la sua gente sarebbero spacciati. Mia moglie era totalmente scioccata». Anche lui non deve essersi ripreso del tutto, considerato che è pronto a rinunciare ai top club dentro l’Uefa: «Non mi importerebbe se Real Madrid, Barcellona e Juventus uscissero dalle competizioni Uefa. Mi fa molto sorridere il fatto che vogliano creare una nuova competizione e poi vogliano comunque partecipare alla Champions League. Questi club hanno nelle loro dirigenze gente incompetente, soggetti che hanno cercato di uccidere il calcio». Con Florentino Perez “sicario” più agguerrito: «Si lamenta e dice che il club può sopravvivere solo con la Superlega, poi cerca di acquistare Kylian Mbappé per 180 milioni». Poco importa, a Ceferin, se in questo mercato il Real ha effettuato cessioni per oltre 80 milioni e ha alleggerito il monte ingaggi con le cessioni di Varane , Ceballos , Odegaard e Jovic e il mancato rinnovo di Ramos , passato a un club, il Psg, che di “posto” per nuovi ingaggi ne ha “creato” davvero poco, anzi. Ovviamente non è mancata un’altra stilettata da parte di Ceferin ad Andrea Agnelli : «Sono stato il padrino di sua figlia e per me è stato un onore. Gli altri membri della sua famiglia mi piacciono molto, ma con lui ho fatto un errore di giudizio. Io e lui siamo il più distanti possibile»

Gli altri “sicari” stanno alla Fifa e la loro arma è il progetto del Mondiale biennale. Stavolta d’allarme avviene tramite un media che più “british” alla 007 non si può, il Times: «E’ una proposta che ucciderebbe il calcio, spero che la Fifa ritrovi la ragione: non credo che parlare con tutti tranne che con le Confederazioni sia il modo giusto per affrontare il tema. Potremmo decidere di non partecipare e, per quanto ne so, anche in Sudamerica la pensano allo stesso modo. Buona fortuna a un Mondiale senza le nostre Confederazioni. Non credo che questa proposta passerà mai, va contro i principi base del calcio. Finiremmo col massacrare i calciatori se chiedessimo loro di giocare un torneo di un mese ogni estate. Parliamo di tornei che hanno un certo valore e che sono interessanti perché si giocano ogni quattro anni, che sono attesi dai tifosi come le Olimpiadi. Non credo che giocarli ogni due anni raddoppierebbe i benefici. Forse dal punto di vista economico sarebbe un bene per noi ma ci allontaneremmo ancora di più dai club: si ucciderebbe il calcio».


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