Super deduzione, premio per le assunzioni e taglio del cuneo fiscale: quanto costa il piano di Giorgia Meloni per salari più alti

Taglio del cuneo fiscale per alzare da subito i salari dei lavoratori e un premio, potenzialmente crescente, alle aziende che assumono. Fratelli d’Italia lancia questo piano per aumentare e migliorare l’occupazione in Italia in vista delle elezioni del prossimo 25 settembre.

Il partito ricalca così la proposta del Partito democratico sui salari, ripresa a sua volta dalle volontà del governo Draghi, ma aggiungendo una “superdeduzione” sul costo dei lavoratori. L’idea di Giorgia Meloni, spiegata in un video sui social, è chiara: “più assumi, meno paghi”. Un meccanismo, dice, “da realizzare nel corso della legislatura”. Non subito quindi, perché probabilmente i soldi per farlo non ci sono.

L’obiettivo, dunque, è spingere le imprese ad assumere molto di più nel corso di cinque anni di governo, partendo però immediatamente da un primo taglio del cuneo fiscale e da una deduzione extra sul costo del lavoro. La domanda, però, sorge spontanea: quanto costa realizzare questi primi due interventi? Vediamo di cosa si tratta e quanti miliardi dovrebbero essere messi in campo già nella prossima legge di Bilancio.

Cos’è il taglio del cuneo fiscale

Partiamo dal taglio del cuneo fiscale. Quest’ultimo è la somma delle imposte, sia dirette che indirette, e dei contributi. Si può dunque definire come la differenza che c’è tra lo stipendio netto e il lordo. È a carico del dipendente, infatti, il pagamento delle imposte e il versamento di una piccola parte di contributi previdenziali. l lavoratore, inoltre, versa una parte del 33% di retribuzione a titolo contributivo: nel dettaglio, il 9,19% nel settore privato, 8,80% nel pubblico. Grava sull’azienda, invece, il restante 23,81% dei contributi, come pure il contributo assicurativo Inail.

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Il governo Draghi stava lavorando a un taglio del cuneo, da dividere lato impresa e lato lavoratori da 5-6 miliardi di euro nella prossima legge di Bilancio. Il nuovo governo, quindi, partirà da lì, anche se la dote potrebbe essersi ridotta dopo che il budget del Dl Aiuti bis è salito da 13 a 17 miliardi e vista l’inflazione.

Per aumentare di circa 100-150 euro la busta paga ai lavoratori ogni mese, garantendo una sorta di stipendio in più all’anno, come propongono il Pd e i sindacati, sono necessari circa 10 miliardi di euro.

Necessari almeno 5 miliardi

Meloni non ha chiarito di quanto vuole ridurre il cuneo fiscale e se l’intervento che ha pensato debba essere tutto sul lato dei lavoratori o magari nella versione proposta da Confindustria (che vuole uno sgravio per un terzo alle imprese).

In ogni caso se vuole aumentare gli stipendi di una cifra non irrisoria (almeno una media di 50 euro al mese), non può che mettere in campo quegli almeno 5 miliardi a cui avevano pensato Mario Draghi e il ministro dell’Economia Daniele Franco.

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La super-deduzione sul costo del lavoro

A questo si aggiungerebbe la super deduzione per chi aumenta il numero degli occupati rispetto agli anni precedenti. “Un meccanismo virtuoso – ha spiegato Meloni- che può spingere le aziende ad assumere: questo vuol dire meno inoccupati a carico dello Stato e nuovi contribuenti che pagano le tasse”.

Per farlo si potrebbe rafforzare il modello dalle attuali deduzioni Irap e Ires, soprattutto per le assunzioni a tempo indeterminato, da affiancare magari con una maggiore deducibilità dei fringe benefits per le imprese. Con meno di 2-3 miliardi gli effetti per le imprese e quindi i lavoratori sarebbero praticamente nulli.

Il costo iniziale del piano

Ecco che la proposta Meloni prevede un esborso iniziale di circa 10 miliardi, in linea con quella del Partito democratico. Per trovare i fondi la leader di Fratelli d’Italia vorrebbe partire dalla cancellazione del Reddito di cittadinanza e la sua sostituzione con un assegno solo per chi non può lavorare (per disabilità o condizioni di estrema fragilità).

Il sussidio pubblico nel 2021 è costato 9 miliardi, la nuova formula di Meloni potrebbe costarne circa 3, in linea con il vecchio Reddito di inclusione del governo Gentiloni. Si potrebbero risparmiare così più o meno 6 miliardi, da investire nella legge di Bilancio.

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Rimangono da trovare nelle pieghe di Bilancio gli altri 4, a meno di aumentare nuovamente il deficit, mossa imprudente in un momento di difficoltà economica come questa e con un nuovo governo che dovrà dimostrare a Bruxelles, soprattutto nei primi mesi, di essere affidabile.

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