Superbonus 110%: si può ancora chiedere?

Come sono cambiate le regole per fruire dell’agevolazione; cosa può fare chi non ha ancora avviato la pratica e non ha iniziato i lavori.

È stato uno dei cavalli di battaglia del Governo, la principale misura per stimolare la ripresa economica dopo la pandemia: nel 2020 il Superbonus 110% è stata una novità assoluta, che prometteva miracoli, grazie alla percentuale di detrazione che superava l’importo della spesa, consentendo di fare i lavori praticamente gratis. Poi sono arrivati i dubbi, le incertezze interpretative per villette unifamiliari e condomini e le truffe milionarie compiute da alcuni furbetti.

Infine, nel 2022 è arrivato il cambiamento delle regole sulle percentuali di agevolazione e la stretta sulle cessioni dei crediti. Così i cittadini sono disorientati e si domandano: il Superbonus si può ancora chiedere? Esaminiamo i principali nodi del Superbonus e le ultime modifiche che sono andate a regime, per capire se chi non ha ancora sfruttato l’agevolazione con le vecchie condizioni è ancora in tempo e cosa può fare per ottenerla.

Superbonus: come è cambiata la detrazione

Il nome di “Superbonus 110%” rimane valido solo fino alla fine del 2023, perché a partire dal 2024 la detrazione fiscale sulle spese sostenute per i lavori agevolati sarà riconosciuta con percentuali calanti: precisamente, del 70% nel 2024 e del 65% nel 2025.

L’abbattimento delle percentuali di detrazione riguarda gli interventi compiuti sulle parti comuni condominiali, quelli compiuti da immobili con unico proprietario persona fisica e al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte o professione e i lavori svolti su edifici composti da 2 a 4 unità immobiliari distintamente accatastate, anche se possedute in comproprietà. In seguito – salvo modifiche legislative che attualmente non sono all’orizzonte – il Superbonus scomparirà.

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Superbonus: chi può ancora chiederlo

I condomini e gli edifici composti da un numero di unità immobiliari comprese tra 2 e 4, se posseduti da un unico proprietario o da più comproprietari persone fisiche (ad esempio, una villetta bifamiliare appartenente a due coniugi) possono chiedere il Superbonus con le percentuali di detrazione che abbiamo indicato, in base alla tempistica di sostenimento delle spese e dunque di esecuzione dei lavori.

I tempi sono più ristretti per gli edifici unifamiliari: in questo caso la scadenza utile per fruire del Superbonus è del 30 giugno 2022, con possibilità di proroga sino al 31 dicembre 2022, a condizione che il 30% dell’intervento complessivo sia stato eseguito entro il 30 settembre 2022.

Superbonus: è vero che i fondi stanziati sono esauriti?

Nella primavera del 2022 è stato lanciato un allarme sull’esaurimento dei fondi stanziati per coprire il Superbonus. Facendo i conti sui dati ufficiali di bilancio, si rileva che finora sono stati messi a disposizione dallo Stato 33,3 miliardi di euro, mentre gli oneri previsti a fine lavori per erogare tutte le detrazioni richieste ammontano a 33,7 miliardi. Si tratta, quindi, di una piccola differenza, che dovrebbe essere coperta senza difficoltà nei prossimi anni.

In ogni caso, il Superbonus non è una misura a “click-day”, come gli incentivi auto o altre erogazioni a fondo perduto, quindi i cittadini non devono fare a gara per prenotarsi: perciò, una volta accertati i requisiti, hanno senza dubbio diritto a fruire dell’agevolazione spettante, che matura come un vero e proprio credito d’imposta. Questo importo si può usufruire, a scelta, come detrazione fiscale (quindi riportandolo in dichiarazione dei redditi a scomputo dell’Irpef da pagare), o come sconto in fattura praticato dal fornitore, oppure cedendo il credito all’impresa esecutrice dei lavori, a una banca, a Poste Italiane o ad una società finanziaria.

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Superbonus: le cessioni dei crediti sono bloccate?

Un grosso vantaggio del Superbonus consisteva nella possibilità di cedere il credito derivante dal Superbonus a una banca o alla stessa impresa appaltatrice, in modo da effettuare i lavori praticamente gratis, senza necessità di scaricare l’importo maturato nelle successive dichiarazioni dei redditi. Ad esempio, dal 2022 il Superbonus (che è ancora al 110%) si può scaricare in 4 rate annuali di pari importo (fino al 2021 si doveva spalmare in 5 anni), mentre trasferendo il credito l’intera agevolazione spettante si ottiene subito.

I recenti provvedimenti governativi varati alla fine del 2021 e nei primi mesi del 2022, però, hanno imposto un visto di conformità rilasciato da un professionista abilitato o da un Caf sulla fattura dei lavori da scontare, ed un’asseverazione rilasciata dal tecnico progettista sulle tipologie di interventi che superano determinati importi; ma, soprattutto, le ultime norme hanno posto una stretta alle cessioni dei crediti successive alla prima: questo stop è stato necessario per impedire le numerosi frodi realizzate dichiarando, con la complicità di imprese di comodo, crediti d’imposta per lavori completamente fittizi e mai compiuti, in modo da ottenere un rimborso indebito.

Superbonus: quali alternative?

In conseguenza dei paletti normativi oggi esistenti, molte banche attualmente rifiutano di ricevere la cessione del credito, così come parecchie imprese non vogliono più praticare lo sconto in fattura ai committenti, temendo di non poterlo recuperare. Così per molte famiglie e condomini il Superbonus ha perso appeal, considerati anche i vari ostacoli burocratici attualmente richiesti per fruirne. C’è addirittura chi teme di compiere i lavori, pagandoli con le anticipazioni fatte di tasca sua, senza poi riuscire ad ottenere il rimborso: te ne parliamo ampiamente nell’articolo “Quali rischi si celano dietro al Superbonus 110%“.

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Nell’attesa di nuovi interventi legislativi – che dovrebbero arrivare dopo l’estate 2022 – è comunque possibile intraprendere altri interventi edilizi agevolati, come il bonus facciate, il sismabonus o l’ecobonus, che consentono un notevole risparmio, fino al 90% della spesa sostenuta. Per conoscere queste alternative al Superbonus leggi “Tutte le agevolazioni per il recupero del patrimonio edilizio“.

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