Superbonus: quando servono le foto dei lavori?

Per prevenire le frodi sulla cessione dei crediti, banche e Poste Italiane stanno chiedendo le immagini del cantiere: lo prevede una circolare dell’Agenzia delle Entrate.

Qualcuno disse –  molto prima della nascita della fotografia, di internet e dei social – che un’immagine vale più di mille parole. Adesso anche i burocrati sono arrivati a capirlo: l’approvazione del Superbonus richiede più di 40 documenti, tra dichiarazioni, autorizzazioni, schede, certificazioni, permessi, visure, fatture, altri giustificativi di spesa ed asseverazioni, ma per certi aspetti la foto che ritrae lo stato dei lavori è insostituibile. Infatti ora una circolare dell’Agenzia delle Entrate la suggerisce per accelerare l’iter della pratica ed evitare intoppi: senza foto si rischia di vedersi negare la cessione del credito e quindi di non ottenere il rimborso delle spese compiute per gli interventi agevolati. Vediamo quando servono le foto dei lavori per il Superbonus.

Superbonus: perché occorrono le fotografie

Il problema principale del Superbonus sorge dal fatto che ci sono state numerose truffe, anche di grossa entità, per lavori mai eseguiti ma ammessi comunque alla cessione del credito: chi ha fatturato quegli interventi, in realtà inesistenti, ha incassato enormi cifre, anche di parecchi milioni di euro.

Questo grave fenomeno – che non era stato previsto quando, nel 2020, fu varata la misura – ha dimostrato che la documentazione cartacea è insufficiente ad attestare i fatti: a tavolino si possono predisporre tutte le carte necessarie per ottenere fraudolentemente l’agevolazione. E allora lo Stato ha ristretto il margine di azione per gli imbroglioni, chiedendo – oltre agli atti, che rimangono ancora insostituibili – anche le fotografie. Ma non lo ha fatto in maniera diretta, bensì compulsando gli intermediari del credito ceduto, cioè le banche o Poste Italiane, come vedremo ora.

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Superbonus: anche le foto tra la documentazione necessaria

Ti abbiamo già elencato in un apposito articolo qual è la documentazione necessaria per fruire del Superbonus. Oggi ci concentriamo sulla documentazione fotografica. Le immagini servono ad evidenziare lo stato dell’immobile oggetto degli interventi agevolati prima, durante e dopo i lavori.

Quindi serve, innanzitutto, la documentazione fotografica che ritrae l’edificio prima dell’inizio degli interventi, poi quella che lo mostra nei vari stato di avanzamento dei lavori (i cosiddetti Sal), che comportano l’emissione delle fatture da parte dell’impresa esecutrice e il loro pagamento da parte del proprietario committente: a quel punto il credito diventa liquido e può essere ceduto ad una banca o a Poste Italiane, se non si desidera recuperarlo in forma di detrazione d’imposta o con lo sconto in fattura praticato dal fornitore. Infine, al completamento dei lavori, occorrono le foto dell’immobile finito, scattate alla data della dichiarazione di fine lavori o in un momento successivo.

Bisogna sottolineare che le foto non sostituiscono la documentazione, ma la integrano: quindi rimangono indispensabili tutti i prospetti e gli elaborati redatti nelle varie fasi dal tecnico progettista, i computi metrici e le schede descrittive degli interventi compiuti.

Quando le foto servono per cedere il credito del Superbonus

Come abbiamo anticipato all’inizio, a luglio 2022 l’Agenzia delle Entrate ha emanato una corposa circolare [1], molto dettagliata, nella quale vengono indicati i requisiti e le condizioni per fruire del Superbonus. A fronte di questa direttiva, le banche cessionarie dei crediti d’imposta del Superbonus e Poste Italiane (che in questo ambito agisce come una normale banca) hanno introdotto nuove verifiche documentali, applicandole anche alle pratiche già avviate e in corso di istruttoria.

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In sostanza, adesso le banche e le Poste, per assentire la cessione dei crediti del Superbonus, richiedono la documentazione fotografica dei cantieri: è un elemento in più che gli consente di esimersi da eventuali contestazioni per concorso in frode con i clienti che tentano di farsi accreditare somme per lavori mai eseguiti, o svolti in modo difforme rispetto a quanto dichiarato per “gonfiare” gli importi. Infatti con le norme più restrittive varate ad inizio 2022 anche gli intermediari creditizi possono essere chiamati a rispondere delle truffe realizzate sul Superbonus, se non hanno svolto i controlli di loro competenza.

Le foto dell’immobile da inviare alla banca o a Poste Italiane

L’Agenzia delle Entrate nel documento di prassi si è limitata a dire che le banche e le Poste devono rafforzare i propri controlli prima di finalizzare l’acquisto dei crediti ceduti da chi ha eseguito i lavori agevolati, considerato che con la cessione del credito approvata essi vengono integralmente rimborsati dallo Stato. L’Amministrazione ha evidenziato due specifici indicatori di rischio: la «sproporzione tra l’ammontare dei crediti ceduti ed il valore dell’unità immobiliare» e, appunto, la «mancata effettuazione dei lavori», che è l’ipotesi di truffa più grave. Per il resto, ha lasciato agli istituti di credito le decisioni su come intervenire per prevenire e contrastare le possibili frodi.

Ecco perché da agosto 2022 in poi servono le foto per poter cedere il credito del Superbonus ad una banca o alle Poste: l’effetto valanga della circolare è consistito in una massiccia richiesta delle banche ai clienti di integrare la domanda con le fotografie idonee a provare che i lavori sono stati effettivamente realizzati, e dunque non sono fasulli. In alcuni casi le foto devono essere accompagnate da una documentazione descrittiva: Poste Italiane ed alcuni istituti di credito richiedono anche un’ulteriore dichiarazione del tecnico asseveratore sull’effettivo svolgimento dei lavori e sulla loro congruità rispetto al valore dell’immobile.

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Come riporta il quotidiano Il Sole 24 Ore, le comunicazioni delle banche alla clientela hanno il seguente tenore: «Ti preghiamo di inviarci la documentazione fotografica in tuo possesso relativa all’intervento effettuato a integrazione del fascicolo». Così agli occhi dell’Agenzia delle Entrate – che intervengono in un momento successivo, cioè quando il credito derivante dal Superbonus è già stato acquistato, ceduto, finalizzato e rimborsato e dunque la possibile truffa è già stata compiuta – si aggiungono gli occhi dei funzionari di banche e Poste, per verificare in anticipo se il credito ceduto non nasconda una frode: in tal caso, il rimborso sarà negato in partenza.


note

[1] Agenzia Entrate, circ. n. 23/E del 23.07. 2022 e Circ. n. 28/E del 25.07.2022.

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