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Taglio dei parlamentari, perché voterò Sì al referendum: è comunque un primo passo

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Voter s al disegno di legge Quagliariello. E gi, perch la prima proposta depositata in questa legislatura per portare a 400 i deputati e a 200 i senatori, fatta poi propria dal governo giallo-verde, firmata da un senatore moderato di cui tutto si pu dire tranne che sia un populista, o un aspirante eversore della Costituzione. D’altra parte analoghi tagli dei parlamentari vengono sollecitati da ormai quarant’anni praticamente da ogni commissione parlamentare, bicamerale o mono, che si sia dedicata al tema: la prima proposta di riforma risale al 1983, capocannoniere di serie A Michel Platini, ed era presieduta da un austero liberale con pizzetto risorgimentale, Aldo Bozzi. Ma non sono mancati i democristiani (De Mita), i comunisti (Iotti), i post comunisti (D’Alema). Sia il centrodestra di Berlusconi nel 2006 che il centrosinistra di Renzi nel 2016 hanno inserito al primo punto delle loro ambiziose riforme della Costituzione la riduzione del numero dei parlamentari, anche nella speranza che ingolosisse gli elettori e li spingesse a dire s pure a tutto il resto, dalla devolution alla dissolution del Senato (Renzi promise perfino di distribuire ai poveri i 500 milioni che sperava di risparmiare). Ma gli italiani si rivelarono contrari a riscrivere la Costituzione, cambiandone decine di articoli, e bocciarono entrambe le riforme.

Stavolta, almeno, si modificano solo tre articoli, 56, 57 e 59, e tutti sullo stesso argomento. un’altra buona ragione, segnalata dall’ex presidente della Consulta Valerio Onida, per sentirsi liberi di votare s senza temere stravolgimenti della Carta, o polpette avvelenate. Non aggiungo, per carit di patria, che la legge su cui stiamo per esprimerci stata approvata da una maggioranza bulgara meno di un anno fa a Montecitorio, con 553 s; solo 14 coraggiosi ebbero l’ardire di dire allora, in aula, il proprio no. Siccome credo che una delle maggiori cause di discredito della politica sia questa abitudine a cambiare idea a seconda delle circostanze e delle convenienze, vorrei evitare di finire in compagnia dei numerosi parlamentari voltagabbana che ieri votarono s, oggi voterebbero no, domani chiss. Voter s anche perch il sistema della rappresentanza parlamentare da tempo non funziona. Per molti motivi, certo, e quasi tutti assenti in questa riforma, non ultimo la legge elettorale. Ma mi hanno insegnato che il meglio nemico del bene e il benaltrismo il contrario del riformismo: se una cosa giusta non smette di esserlo solo perch ce ne sarebbero altre dieci giuste da fare.

Molti vogliono votare no per dare un colpo alla demagogia anti-parlamentarista dei grillini. Comprensibile. Ma mi domando se, mettendosi dalla parte della conservazione di una cosa sbagliata, non rischino invece di dar loro una mano, regalandogli il monopolio del cambiamento. Ci che dobbiamo salvare la democrazia rappresentativa. Essa si basa sul Parlamento, che sta messo molto male. diventato invisibile, e non lo dico io ma chi presiede il Senato. A lungo scavalcato dall’abuso dei decreti legge, con la scusa della necessit e urgenza, appena si determinata una situazione di reale necessit e urgenza come la pandemia anche i decreti legge sono stati scavalcati dai Dpcm. Pi il Parlamento lento, cassa di risonanza, puro palcoscenico di uno spettacolo politico che ricordiamo ormai solo per gli inginocchiamenti della Boldrini o per la deposizione di Sgarbi, pi lasciamo che sia trattato come un’aula sorda e grigia, e meno democrazia avremo. Naturalmente il Parlamento non versa in queste condizioni solo perch conta 945 nominati, che pur essendo tanti gi oggi non garantiscono una efficace rappresentanza dei territori. E naturalmente non guarir riducendoli a 600, se resteranno nominati. Per aiuterebbe. Si potrebbero discutere le leggi in commissioni permanenti che non siano composte da cinquanta persone, restituire all’intervento in aula un valore che ha completamente perso, perfino prevedere sedute congiunte dei due rami, riducendo cos la ripetitivit di un bicameralismo perfetto solo nelle duplicazioni. Voter s senza entusiasmo, perch non mi illudo: molto altro andrebbe e andr fatto. Ma senza dubbi. E senza pensare neanche per un attimo al volgare argomento dei (mini) risparmi di denaro pubblico. Una democrazia inefficiente ci costa mille volte di pi.

31 agosto 2020 (modifica il 31 agosto 2020 | 23:02)

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