Tasse, diritti, migranti, nucleare: i programmi elettorali a confronto

Dall’atlantismo al nucleare, passando per l’ok al ponte sullo Stretto di Messina, i decreti sicurezza e la flat tax ma senza aliquote mirabolanti se non la promessa di estendere il tetto per le partite Iva. Il programma del centrodestra, esposto in un documento di 15 punti, tocca tutti i temi più spinosi: dalle tasse ai migranti. Il filoatlantismo è un imperativo categorico del programma di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, un progetto che si interseca con le posizioni del Pd e dei sostenitori della cosiddetta «Agenda Draghi» . Ma sono tanti, invece, i punti in cui i programmi elettorali si dividono: dal fisco ai diritti civili. 

Riforme, lavoro e tasse
Molto complessa è la partita sul fronte delle riforme, con il presidenzialismo e le autonomie, su cui puntano Giorgia Meloni, (per il primo), e Matteo Salvini (per le seconde), che diventa un vero proprio spartiacque rispetto al centrosinistra e ai propositi dei moderati di centro. Il “credo laico” del leader della Lega: «Fisco equo, rivoluzione della flat tax e della pace fiscale, contro la sinistra delle tasse». Poi «giustizia giusta e certezza della pena. E ancora, una sanità che non lasci indietro nessuno», fino alla fiducia in «pensioni dignitose: chi l’Italia l’ha costruita, lavorando una vita intera, vada sostenuto. Basta legge Fornero, l’obiettivo è Quota 41». E alla richiesta di meno tasse, anche una con una rimodulazione della flat tax, il Pd risponde con un documento di 34 pagine approvato all’unanimità che poggia sui tre pilastri: sviluppo-lavoro-diritti.  Un programma molto orientato sul sociale con i 500 mila alloggi popolari da realizzare in 10 anni, una sorta di progetto Ina-Casa di fanfaniana memoria. Un sistema fiscale «più equo», con la riduzione dell’irpef a partire dai redditi più bassi, la lotta all’evasione. E sulle riforme, la sfiducia costruttiva. Con una nuova legge elettorale contro le liste bloccate. E, andando contro uno dei cardini dei 5 stelle, Enrico Letta ha sempre dichiarato che vorrebbe la modifica del reddito di cittadinanza e del superbonus 110. I 5 stelle puntano sugli aiuti alle imprese e alle famiglie, un tema su cui convergono sostanzialmente tutte le forze politiche, sia pure con diverse declinazioni sull’argomento. E tengono il punto su salario minimo. Il rilancio contro la precarietà del lavoro sembra essere un denominatore comune. L’inclusione sociale è un altro cavallo di battaglia del centrodestra, mentre il cashback fiscale rappresenta un punto di riferimento per il partito di Conte. 

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Il Pnnr
L’agenda Draghi campeggia nel programma di Carlo Calenda e Matteo Renzi, viatico per l’accordo in salsa centrista tra Azione e Italia Viva. Per trovare i punti in comune nei programmi dei due leader non c’è quindi che l’imbarazzo della scelta, in attesa della presentazione ufficiale: dall’atlantismo all’europeismo, al sostegno all’Ucraina. E ancora, il Pnrr con il raggiungimento di tutti i 55 obiettivi. Un Pnrr sul quale invece i partiti del centrodestra chiedono alcune revisioni. In questo quadro, un capitolo di convergenza tra Calenda e Renzi è quello delle riforme, proprio a cominciare da quelle avviate dal governo uscente, dalla concorrenza alla giustizia (a partire dalla riforma del Csm), dal fisco, con la riforma dell’Irpef,all’agenda sociale.

I diritti e la scuola
Il Pd prevede subito il DDL Zan (a cui la Lega e Fratelli d’Italia sono contrari) e l’introduzione del matrimonio egualitario, la parità di genere. Ma anche lo ius scholae. Inoltre i dem sostengono la legalizzazione dell’autoproduzione di cannabis per consumo personale nell’ambito delle politiche di contrasto alle mafie. In tema di diritti nel programma dei Cinque Stelle spuntano «matrimonio egalitario e legge contro l’omotransfobia», educazione sessuale e affettiva nelle scuole e «ius scholae». Per quanto riguarda invece la formazione i pentastellati pensano all’introduzione di una «scuola dei mestieri» per «valorizzare e recuperare la tradizione dell’artigianato italiano». Il programma del centrodestra punta a «rivedere in senso meritocratico e professionalizzante il percorso scolastico». L’idea è un «piano straordinario per l’eliminazione del precariato del personale docente e investimento nella formazione e aggiornamento dei docenti». Infine «riconoscere la libertà di scelta educativa delle famiglie attraverso il buono scuola». 

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Migranti
Elemento divisivo tra centrodestra, Pd e sinistra è sicuramente la modalità con cui si declinano i canoni su sicurezza e migranti (più orientati verso l’accoglienza nel Pd e nella sinistra e più sul concetto del respingimento da parte di Fratelli d’Italia e Lega). Non mancano i “credo” del centrodestra sul fronte immigrazione e sicurezza come «il contrasto ai trafficanti di esseri umani e lo stop agli sbarchi clandestini». Linea più morbida per i Cinque Stelle e il Pd. La lista democratica e progressista, intende «dar vita a un’Agenzia di Coordinamento delle politiche migratorie, che diventi il principale attore di riferimento per tutto ciò che riguarda il monitoraggio e la gestione dei flussi migratori, del rispetto dei criteri d’accoglienza e dell’efficacia delle politiche di integrazione nella società e nel mondo del lavoro, attraverso il coinvolgimento delle istituzioni preposte, delle associazioni di categoria e del volontariato». E non solo. I dem vogliono «abolire la Bossi-Fini e approvare una nuova Legge sull’immigrazione, che permetta l’ingresso legale per ragioni di lavoro, anche sulla base delle indicazioni che arrivano dalle imprese italiane e dal terzo settore». 

Ambiente ed energia: rigassificatori, inceneritori e il nodo del nucleare
Sulle nuove fonti energetiche si concentra uno dei 15 punti del centrodestra che però non direbbe no al nucleare pulito dell’ultima generazione: un passo decisamente forte per la sinistra ecologista, i 5 stelle (contrari anche ai termovalorizzatori e alle trivelle), e il Pd. Da parte di Renzi e Calenda c’è massima attenzione per la politica energetica e ambientale, con una forte spinta per le rinnovabili, l’installazione dei rigassificatori che invece vede la contrarietà della sinistra. Tra i leader del centrodestra è stato soprattutto Matteo Salvini a spingere sul tema del nucleare in Italia, messo al bando dal referendum del 1987. A giugno, parlando al convegno dei Giovani Industriali di Rapallo aveva detto: «La prima centrale nucleare italiana? Fatela a Milano, a casa mia, nel mio quartiere a Baggio. Proprio a Milano, che è la capitale dell’innovazione». Il Pd non segue il centrodestra su un ritorno al nucleare. I democratici, nel loro programma energetico, inseriscono con una sottolineatura il tema dei rigassificatori «il cui ricorso appare necessario ma a condizione che essi costituiscano soluzioni-ponte, che rimangano attivi solo pochi anni e che possano essere smobilitati ben prima del 2050». Calenda si è schierato esplicitamente per il nucleare. E ha anticipato che ci sarà spazio a termovalorizzatori e rigassificatori. Anche il leader di Italia Viva ha espresso in passato posizioni a favore del nucleare. Dai Cinque Stelle invece c’è il sì «alla sburocratizzazione per favorire la creazione di impianti di energia rinnovabile» e il no a nuovi inceneritori. 

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