Terziario, persi 5.000 posti in Fvg: la maggioranza dei lavoratori vede nero

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TRIESTE – Circa 5 mila posti di lavoro andati in fumo nel 2020 nel terziario del Fvg per effetto del Covid-19. Altri 40mila lavoratori sono stati considerati a rischio a inizio 2021, ma a metà anno si è registrata una tenuta relativa ai livelli occupazionali. Il dato è emerso alla presentazione dell’indagine (realizzata da Format Research e Ires Fvg) sugli effetti della pandemia in regione.
«Abbiamo erogato contributi economici a sostegno dei lavoratori messi in Cassa in deroga e Fondo d’integrazione salariale e anche alle imprese per l’acquisto di dispositivi di sicurezza, per far fronte all’impatto negativo prodotto dalla pandemia ha detto il presidente degli Enti bilaterali del Turismo e Terziario Mauro Agricola, con il vicepresidente Fabio Pillon ; una somma di circa 700mila euro, comprensivi del co-finanziamento pari al 50% da parte degli Enti nazionali. Per il terziario si sono impegnati 356mila euro, mentre per il turismo l’esborso è stato di 323mila euro».
Dal canto suo, la Regione ha già introdotto nel Piano Apprendiamo & Lavoriamo in Fvg (documento che accompagnerà le politiche di formazione e occupazione per i prossimi sette anni) alcune novità tra cui la formazione continua per le imprese ed un maggiore coinvolgimento delle aziende nell’incrocio domanda e offerta. «I lavoratori necessitano ha detto l’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen di una formazione che deve essere sempre più puntuale e in grado di dare risposte concrete alle richieste del mercato».

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COVID

Un terzo dei lavoratori del terziario ha visto peggiorare la propria condizione economica e il 56% di questi non riesce a identificare quando sarà possibile tornare alla situazione pre-emergenza (il 12% teme addirittura di non riuscire più a tornarci). Il 7% dei lavoratori teme di perdere definitivamente il proprio posto di lavoro ora che è terminato il blocco dei licenziamenti e oltre la metà immagina di avere difficoltà a trovare una nuova occupazione e di dover ricorrere ad ammortizzatori sociali.

RISULTATI

Il 41% delle imprese ha fatto ricorso allo smart working in pandemia e, di queste, il 62% intende continuare a farlo anche in futuro, mentre sul fronte e-commerce il 49% dei consumatori ha incrementato i propri acquisti online durante la crisi. Il 70% delle imprese ha inoltre un sito web aziendale, il 44% ha previsto soluzioni di conciliazione vita-lavoro in favore dei propri collaboratori negli ultimi 18 mesi e il 48% dei lavoratori ha partecipato ad attività di formazione negli ultimi due anni.

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OCCUPAZIONE

Sono 1.600 i posti persi nel settore commercio, alberghi e ristoranti, 3.400 nelle altre attività di servizi mentre le ore di cassa integrazione guadagni straordinaria sono, nel 2020, più che raddoppiate rispetto al 2019 (da 135.639 a 361.211). L’effetto pandemia si vede tuttavia soprattutto osservando gli interventi in deroga: nel solo terziario sono stati superati i 12 milioni di ore autorizzate, cui vanno aggiunti i quasi 23 milioni di ore nell’ambito dei Fondi di Solidarietà.
Approfondimenti Ires Fvg anche sulla diminuzione della propensione imprenditoriale (le imprese attive del commercio sono diminuite del 14,3% tra 2009 e 2020, mentre il turismo cresce del 6%, i servizi alla persona segnano il +14,8% e i servizi alle imprese il +11,8%) e sul lavoro autonomo, «comparto che invecchia»: nel 2010 i commercianti iscritti alla gestione speciale Inps (che comprende anche i gestori delle imprese del turismo) erano oltre 41mila ma nel 2020 si è scesi a 36mila (il -13,3% è la diminuzione più alta d’Italia).

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