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Tesla Gigafactory al centro di un complotto: il dipendente racconta tutto e sventa l’attacco malware

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La Gigafactory di Tesla in Nevada stata bersaglio di un vero e proprio complotto architettato allo scopo di bloccare completamente le operazioni della struttura con un malware. La conferma arriva direttamente dal CEO di Tesla, Elon Musk, con un Tweet diffuso nel corso della giornata di ieri.

I dettagli del complotto sono stati resi noti marted, all’interno della documentazione relativa ad una denuncia penale che accusava un cittadino russo di aver avanzato un’offerta di 1 milione di dollari ad un dipendente di una societ del Nevada, indicata nella documentazione solamente come “Azienda A”, perch fungesse da punto di contatto per infettarne la rete con un malware.

Fino al pomeriggio di ieri l’identit dell’Azienda A era incerta, pur con svariate speculazioni su Twitter che si potesse trattare della Gigafactory di Tesla. Come detto, ieri Elon Musk ha di fatto confermato le speculazioni in un Tweet, affermando: “Molto apprezzato. Questo stato un grave attacco”, in risposta ad un articolo di Teslarati sull’accaduto.

Il dipendente, una volta contatto dal cittadino russo, tale Egor Igorevich Kriuchkov, ha raccontato l’accaduto a Tesla e collaborato in seguito con l’FBI in un’operazione sotto copertura per registrare di nascosto gli incontri avuti con il committente russo.

“Lo scopo del complotto era quello di reclutare un dipendente dell’azienda per trasmettere nel suo sistema informatico il malware fornito dai cospiratori, sottrarre i dati dalla rete dell’azienda e minacciare la loro divulgazione sul web a meno che non si pagasse un riscatto” si legge nella denuncia.

Nella documentazione di accusa depositata marted presso il tribunale federale del Nevada si trova una dettagliata descrizione del piano ideato per tentare di compromettere la rete informatica della Gigafactory. Kriuchkov, ventisettenne che ha viaggiato dalla madre patria fino al Nevada per incontrarsi con il dipendente in pi occasioni, avrebbe inizialmente offerto un pagamento di 500 mila dollari, per poi raddoppiare l’offerta quando il primo tentativo si concluso in un nulla di fatto. Kriuchkov, nei vari incontri, ha suggerito al dipendente sull’uso di vari strumenti tra cui Tor Browser, un wallet Bitcoin e ha inoltre richiesto informazioni e dettagli sulla rete della Gigafactory allo scopo di confezionare efficacemente il malware.

Il CEO di Tesla non ha rilasciato ulteriori considerazioni sull’accaduto, e nemmeno i portavoce e gli executive di Tesla hanno commentato. Sulla vicenda si espresso Craig Williams, responsabile dei Talos Labs di Cisco: “Questo porta alla luce il rischio aggiuntivo se il sistema responsabile delle funzionalit di guida autonoma della tua auto finisce sotto il controllo di un attaccante, che sia un malintenzionato interno o altro. Tutta la vicenda elettrizzante e al contempo preoccupante”.




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