Test anti-droga negativo per Damiano dei Maneskin: ma era davvero necessario?

Si è concluso nella serata di lunedì il “Maneskingate”, l’affare alimentato dalla Francia che ha coinvolto addirittura il ministro degli Esteri transalpino. Il test anti-droga a cui si è sottoposto volontariamente il cantante dei Maneskin, Damiano David, ha dato esito negativo. Si sgonfia così una bolla polemica che ha accompagnato la vittoria dell’Eurovision da parte della band romana. Un video “sospetto” aveva fatto scatenare i francesi, finiti secondi nel contest, che avevano alluso al fatto che il cantante avesse sniffato cocaina in diretta.

Il musicista, invece, si era semplicemente abbassato verso il tavolo a raccogliere un bicchiere di vetro che era caduto, provando a pulire a terra dopo il piccolo pasticcio. Un gesto da perfetto uomo di casa, altro che sesso droga e rock and roll. Eppure le immagini avevano alimentato l’ira francese che aveva chiesto la squalifica degli italiani e l’assegnazione della vittoria alla Francia. Nella vicenda era entrato addirittura il ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian. Il frontman del gruppo vincitore di Sanremo allora aveva deciso di sottoporsi al test tossicologico per stoppare le polemiche.

Un gesto di maturità di un poco più che adolescente a fronte di una serie di polemiche a dir poco infantili. Il risultato era scontato per lui e per il suo entourage e ha spazzato via un polverone inutile. Ma la domanda principale è: era davvero necessario sottoporre a un test anti-droga Damiano dei Maneskin? In Francia non hanno nient’altro a cui pensare che passare alla var i video precedenti alla premiazione di un contest musicale? Davvero il dibattito pubblico si è ridotto a questo in Europa? Era addirittura necessario che il ministro degli Esteri, uno dei ruoli più importanti in un consesso democratico, si occupasse di una vicenda del genere?

La realtà è che nemmeno oltralpe sono immuni all’uso populistico dei social e alla necessità di cavalcare notizie di colore pur di ottenere una riconoscibilità nel dibattito pubblico. Un suggerimento al ministro francese, però, viene spontaneo di questi tempi. Sono mesi che la polizia di frontiera francese dà letteralmente la caccia ai migranti che provano a entrare nel Paese. Un esercito di disperati che prova a raggiungere parenti o a trovare una nuova sistemazione nel Paese dell’illuminismo. Nel Paese dell’uguaglianza, nel Paese culla della democrazia europea. Un esercito di persone in fuga che si scontra con un esercito vero, fatto di poliziotti armati fino ai denti e pronti e portarli di peso al confine italiano. Ecco se proprio il ministro ha intenzione di occuparsi di qualcosa si occupi di questa pratica illegale e disumana e lasci stare i festival musicali.

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