TFR – TFS: ad anticiparlo ci pensano le banche

Ultimissime sul Tfr, nuova opportunità dalla banche, sarebbero pronte ad anticipare il Tfr ai lavoratori statali.

Occhio però alle spese. Il servizio predisposto ad hoc prevede un prezzo fisso in virtù dell’intesa siglata tra Associazione bancaria italiana ed Esecutivo.

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Le prolissità nella dispensare il Tfr è argomento ben conosciuto ai più. Alle tempistiche tecniche vanno sommate quelle dettate dai labirinti burocratici, i quali equivalgono a complessità oggettive pronte a pesare sulle “falde” dei contribuenti.

Repubblica ricorda come, nelle circostanze di pensionamento ordinario anticipato o di pensionamento dovuto all’età anagrafica, possano occorrere sino due anni per l’effettiva assegnazione del Tfr. Nei casi in cui si applichi  Quota 100 o Quota 102 potrebbero trascorrere finanche 60 mesi, vale a dire un quinquennio.

Prende forma da queste falle il recente servizio istituito con la partnership tra l’Abi (Associazione bancaria italiana) e l’esecutivo tramite cui il dipendente statale potrà fare affidamento su una caparra del Tfr corrispondendo tuttavia un costo fisso.

La caparra del Tfr, di cosa si tratta

Non sono state poche le disposizioni che tra il 2019 e il 2020 si sono prese l’impegno di assottigliare lo squilibrio che incombe principalmente sull’assegnazione del Tfr ai lavoratori pubblici – nel complesso quasi 3,2 milioni di persone – in confronto ai lavoratori del privato. Uno scenario che ha spalancato i portoni al recente servizio proposto da Enti bancari come Unicredit, Banca Sella e Cassa di Ravenna.

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In effetti gli Enti di credito prendono il posto alla Pubblica amministrazione e, per pagare prima quantomeno parte del Tfr, hanno realizzato un duplice modello. Il primo immagina crediti fino a 45mila euro a percentuali agevolate equivalenti alla media del profitto dei titoli pubblici le cui tempistiche sono assimilabili a quelle dell’erogazione a cui si somma lo 0,40% di interessi aggiuntivi.

La seconda prassi si attua agli importi al di sopra dei 45mila euro rispetto ai quali gli istituti di credito esigono quote di interesse in linea con il mercato e pertanto in maggior misura impegnative per il contribuente che attende il Tfr. Non si tratta dello schema più celebre ma Banco Bpm, piuttosto operativa nel ricevere questa tipologia di istanze, definisce questa cooperazione con il Governo come “molto proficua”.

Siamo di fronte a un mercato da 680 milioni di euro, somme che come prevedibile attirano gli interessi di non poche banche. In concreto sarebbe una cessione del credito analoga a quella che viene prevista da tantissimi Bonus statali, che si edificano sul garante ultimo, ovvero il nostro Stato.

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Il procedimento nei fatti

Il contribuente sigla un contratto con una banca. La stessa, nel giro di due settimane, gli bonificherà l’importo concordato in sede contrattuale in attesa di percepire la medesima somma di denaro dall’Istituto che verserà il Tfr.

Tale prassi di caparra agevolata è in funzione da marzo 2021. Come ha asserito nel corso di un intervento su Repubblica il portavoce e amministratore dei prodotti di finanziamento di Unicredit Italia, Fabio Mucci,

il taglio medio degli anticipi è di circa 40mila euro, con una durata di oltre trenta mesi e la platea che vi fa ricorso risiede soprattutto al Centro e al Sud del Paese.

Unicredit possiede all’incirca il 60% del mercato e si può perciò in via del tutto razionale affermare quanto il profilo tipo del postulante risulti affidabile.

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L’indennizzo è appellabile sino all’80% dal Fondo di garanzia. Una possibilità che consente agli Enti bancari di acquartierare minor capitale, così come atteso dalla legislazione. Così da fronteggiare eventuali congiunture critiche serbando in tal modo il loro equilibrio.

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