‘Tim vale 31 mld, incluso il debito’: da Vivendi il prezzo giusto per la rete

Tim-Vivendi, i francesi rimarrebbero nel ramo servizi. Il 7 luglio è attesa la presentazione del piano industriale di Labriola 

Una valutazione complessiva di 31 miliardi di euro, inclusi almeno 10 miliardi di debito: è questo il “prezzo giusto” che la media company francese, Vivendi, nonché primo socio di Tim con il 23,8% del capitale, attribuisce alla rete, secondo quanto riferiscono fonti vicine ai francesi e riportate dall’agenzia di stampa internazionale Reuters.

Le stesse voci escludono anche un altro punto: Vivendi non è intenzionata a vendere la quota nella società dei servizi che nascerà dalla possibile vendita della rete a Cdp e ai suoi alleati, nell’ambito della fusione con Open Fiber. Vivendi ha quindi confermato il suo impegno a restare nella società dei servizi del gruppo, la quale controllerà la TopCo, azienda che sarà formata mettendo assieme i Top client di Tim, Noovle, Telsy e Olivetti. 

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La piena valorizzazione della rete è infatti tra i “punti fermi” che Vivendi intende far valere, dicono i francesi. Si tratta di un valore superiore a quello abbozzato da alcuni analisti finanziari all’indomani della firma del memorandum of understanding tra Tim e Cdp per la creazione della rete unica.

Il Ceo di Vivendi Arnaud de Puyfontaine era stato molto chiaro, in un’intervista a fine maggio: “Vivendi non appoggerà mai la cessione della rete ai valori” compresi tra 17 e 21 miliardi ipotizzati dagli analisti. Lo scorporo è sì “l’opzione che potenzialmente creerebbe più valore per Tim” ma “se il reale valore non fosse riconosciuto, dato che siamo un investitore industriale di lungo periodo, siamo pronti a valutare altre opzioni capaci di rivelare tutto il potenziale di Tim“, aveva detto, definendo Vivendi “il più forte difensore degli interessi di Tim in questa partita”.

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Intanto, il 7 luglio è attesa la presentazione del piano industriale del gruppo guidato da Pietro Labriola mentre gli advisor lavorano alla partita della rete unica. Sulla valutazione del network, e sulla porzione di debito da conferire ci sono però notevoli disallineamenti tra gli attori in campo.

 


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