“Totò e i re di Roma”, l’unica volta insieme di Totò e Alberto Sordi stasera in tv

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Tempi duri per Ercole Pappalardo, il nobile Totò, archivista al Ministero. Arriva a tormentarlo lo zio fraterno del sindaco, maestro elementare in cerca della pratica di un pappagallo, che fu del maestro Calogero Belloni e che conosce il pezzo dell‘Ermelgarda, il celebre ‘Danghetededanghetedaa‘; lui è il pedante Palocco, Alberto Sordi in forma smagliante. Stasera in tv l’unico film in cui hanno recitato insieme il principe partenopeo della risata, e il comico romano di tutti i tempi, “Totò e i re di Roma“. “Signor archivista capo, signor archivista capo..!”. Risuona la voce isterica nei corridoi, con la stessa cadenza inconfondibile di “Signora Margheritaaa”.. 

Il titolo originale avrebbe dovuto essere “E poi dice che uno…“, con riferimento alla frase pronunciata spesso da Totò nel film: «E poi dice che uno si butta a sinistra…!». Ma Steno e Monicelli, i registi di questa opera del 1951, cambiarono il nome prendendo spunto da una domanda che viene fatta a Totò durante l’esame per la licenza elementare. Il cui presidente di commissione, è l’odiato Palocco. Erano tempi in cui la temuta censura era accorta e intransigente. Teneva d’occhio il film, che aveva chiari intenti di satira politica e religiosa. Così per il padre dei futuri fratelli Vanzina, e per il maestro del neorealismo, ci fu da doppiare il nome di De Gasperi, allora presidente del Consiglio, pronunciato troppo liberamente in un dialogo. Si sentirà la voce diversa, tradita anche dal labiale differente, rispondere «Bartali!». Quando Alberto Sordi chiede a Totò il nome di un pachiderma.

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La critica fu spietata, allora. Questo film che riproponeva in una chiave più apertamente farsesca, la rilettura dei racconti di Cechov, citandolo anche nei titoli di testa, aveva ispirato non leggere considerazioni: «Ieri Renato Rascel (nei panni di un copista) chiedeva ispirazione a Gogol per proporci in una equivoca chiave d’umorismo, il dramma del piccolo impiegato; oggi lo stesso dramma ce lo propone Totò sulla scorta, nientemeno, di Čechov».

Il tema ripreso dal drammaturgo russo, vede ErcoleTotò, scusarsi per aver starnutito dal loggione a teatro, addosso al direttore. Uno sgradevole inconveninte per lui che aspira alla promozione sul lavoro. Continuando a tormentarlo senza immaginare che a questi nulla importi dell’accaduto. Arrivando ad organizzare una festa in casa propria per scusarsi definitivamente. Il grande Aroldo Tieri nel cast di “Totò e i re di Roma“, stasera con tv con Anna Carena che interpreta la moglie di Totò. Le musiche sono di Nino Rota, ancor prima di divenire famoso come compositore delle colonne sonore di Fellini. La fotografia in bianco e nero è curata da Giuseppe La Torre, e nelle vesti di assistente alla regia, il futuro maestro Lucio Fulci

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L’impiegato dice a Totò di sbrigarsi perché c’è la coda, e lui risponde: “La coda ce l’avrà sua sorella!”. Non manca la borsa nera dei numeri al lotto, il funerale “autotrasportato” per risparmiare sulla carrozza, finché Totò scopre che il pappagallo dello Zoo, capace di insultare anche il ministro, cantava Giovinezza e i partigiani l’hanno fucilato. E poi c’è Alberto Sordi, un saltello, sull’attenti, e un inchino di riverenza. Il Pappalardo-De Curtis, fingerà di partire con la famiglia per le vacanze a Rapallo, lasciando il palazzo dove abita, sito in Via dei Banchi Vecchi a Roma. “Addavenì” ,”E noi qui lo aspettiamo”: diventerà un tormentone. “Ho fatto 3 anni di militare a Cuneo”: una battuta che è tutto uno spettacolo.

Federica De Candia. Seguici sempre su MMI e Metropolitan Cinema!

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