Triplicati i tassi di interesse dei mutui: colpa dello spread, ecco perché

Tassi dei mutui quasi triplicati, 19 miliardi di euro in più per ripagare il debito pubblico: ecco gli effetti del rialzo dello spread. LO SKYWALL

Lo spread continua a correre e battere nuovi record. Ha ormai raggiunto i livelli di maggio 2020, quando lo scoppio della pandemia aveva messo a rischio la stessa stabilità dell’euro, prima dell’intervento della Banca centrale europea.

Mutui più costosi

Il rialzo globale dei tassi di interesse – spinti dall’inflazione e dalle mosse delle banche centrali – sta portando al rialzo il differenziale del rendimento del titolo di Stato decennale tedesco e quello italiano, che ha ormai superato quota 240 punti. Gli effetti sono tangibili nella vita di tutti. Chi voleva comprare casa attraverso un mutuo a tasso fisso si è visto triplicare il tasso, che aveva raggiunto negli ultimi anni i minimi.

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Lo stesso è accaduto a chi negli anni scorsi ha contrattato un mutuo a tasso variabile, che secondo alcune simulazioni di MutuiOnline potrebbe dover pagare 100 euro in più al mese di rata.

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Debito pubblico più costoso

Anche il bilancio pubblico soffre il rialzo dello spread, in particolare per un paese indebitato come l’Italia. Gli interessi da pagare sul maxi debito pubblico italiano raggiungono circa i 60 miliardi di euro all’anno, e potrebbero lievitare ulteriormente con il rialzo dei rendimenti dei Btp. Secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, un aumento stabile dell’1 per cento dei rendimenti per tre anni comporterebbe quasi 20 miliardi di euro in più da sborsare per il Ministero dell’Economia.

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E oltre agli interessi passivi, lo spread colpisce anche la crescita. Il Def approvato dal Parlamento stima in 0,2 punti la perdita di crescita del 2022 dovuta al rialzo dei tassi. E negli anni successivi, se i rendimenti dovessero salire ancora, la crescita potrebbe rallentare di 1 punto percentuale nel 2024.

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Le banche centrali hanno azionato la leva dei tassi di interesse per rallentare l’inflazione. Per farlo sono obbligate a rendere più costosi i prestiti, e così colpire anche la crescita economica. Ecco perché sempre più analisti sono convinti che nei prossimi mesi andremo incontro a una nuova recessione in Europa e negli Stati Uniti.

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