Tutti con Draghi al costo di identità e dignità, perché prima “era un altro momento”


E scomodare Flaiano diventa fatale: “Gli italiani sono specializzati nel correre in soccorso del vincitore”. Il vincitore, fino a governo contrario, è Mario Draghi che ne fa più di Chuck Norris e la bagarre, tipo arrivo della Milano-Sanremo, è furibonda. Al prezzo di inopinati voltafaccia, e va bene che la politica è l’arte del possibile quando è impossibile, va bene che “solo gli stolti non cambiano mai idea” (chi l’ha detto?), va bene la realpolitik, Machiavelli, sempre frainteso, il Franza o Spagna pur che se magna, l’Italia o EU fin che ce n’è di più: ma qualcosa andrà pur annotato sulle riconversioni dell’intero luna-park politico, cominciamo col leghista Rinaldi che, con supremo sprezzo della coerenza, scandisce: “Non abbiamo mai detto che volevamo uscire dall’euro”. Davvero? Si vede che in una sessantina di milioni siamo stati affetti da clamorosa allucinazione uditiva, ci era parso che lui, i Borghi, i Bagnai e per un certo periodo anche Salvini non aspettassero altro, non pretendessero altro. Dev’essersene accorto anche Rinaldi il quale si è sentito in dovere di precisare: “Era solo una speculazione accademica”. Speculazione o perculazione?
Ma gli fa ombra il dem Andrea Orlando che neanche un mese fa nel salottino rosso di Lilli Gruber scolpiva: “Mai con Salvini, mai, mai”. Lilli profetica: “Neanche con Draghi?”. “Neanche con Superman” si sdegnava Orlando, definitivo. È arrivato Draghi Superman e si ammucchiano con Salvini. Ma Orlando non dà peso a queste quisquilie, questa minima immoralia, lui ha altro da fare, per esempio salvare il Paese. Da chi? Dalla “peggior destra di sempre”, come proclama, apodittica, Laura Boldrini che, transfuga da LeU, dovrebbe oggi far parte dello stesso schieramento di Orlando, a meno di non esserci persi nuove transvolazioni. Laura lo ha detto ieri ad una manifestazione nelle Marche, placida e sfigata regione (di cui chi scrive fa parte, quindi può parlarne) che, fra terremoti e coprifuoco, sta messa come forse nessuna – e nessuno se ne accorge, per cui non si capisce proprio perché le donne sarebbero proprio qui insidiate dalla peggior destra di tutti i tempi; la stessa, di passata, con cui Boldrini si accinge a far comunella, naturalmente nel segno di Draghi. In hoc signo vinces!
LeU, a proposito: partito fieramente comunista, antibanchiere, antiliberista, antidraghi (ma filodragone cinese), arriva fieramente bancario, liberista e draghista. Proprio vero: Ivan Draghi ti spiezza in due e infatti anche LeU si è spiezzata: da una parte gli utilitaristi che non mollano (lo scranno), dall’altra i duri e puri che non si indragano. Ed è una divisione che, per impatto e per portata, ricorda la scissione dell’atomo.
Non meno lacerati sono i grillini, dilaniati tra sidrag e nodrag: ma per loro, “era un altro momento”, come spiegò Paola Taverna per giustificare la folgorazione sulla via del PD dopo averli per anni dipinti come “merda, zombi, morti, ladri, farabutti, delinquenti, criminali, in galera”. Era un altro momento anche quando Grillo vomitava peste e corna sul Draghi dei poteri forti, delle lobby che tenevano il mondo per le palle, dei complottoni che tutto decidevano, fortuna che il pianeta poteva contare sulla Casaleggio associati e la piattaforma Rousseau. Oggi Grillo, la chioma argentata e vagamente sulfurea, trova che “Draghi è un grillino”, pensa un po’, e non pone limiti alla provvidenza: la sua. Finisce che svolazzano i vaffanculo tra grillini e il movimento si riduce a poltiglia come il bullo massacrato dal sor Brega (“J’ho dato un destro in bocca, m’è cascato come Gesù Cristo, j’ho rotto er setto nasale, j’ho frantumato le mucose, je dicevo arzate a cornuto arzate; nun s’è arzato. Er sangue a ettolitri”). Manco i grillini se so arzati, si vede che pure quelli erano “due de passaggio”. E adesso non vogliono passare, hic manebimus optime.
Ma c’è qualcuno che, quanto a Draghi, a Unione Europea, ed altre idiosincrasie, prodigiosamente guarite, ha fatto di meglio: è Salvini, passato nell’arco di una luna dal famigerare Mario D. all’osanna (“E’ il benvenuto”) senza condizioni. Dicono che sia un drago, per ora è un Draghi.
Quanto a SuperMario2 (il primo era Monti, e sappiamo com’è finita, anzi come siamo finiti), un miracolone l’ha già fatto prima di cominciare: ha centrifugato, omogeneizzato, normalizzato il carosello dei tutti contro tutti, ricordate? Berlusconi al massimo del disprezzo sui grillini (“gente che non ha mai lavorato, non sa fare niente, nelle mie aziende non li prenderei neanche a fare le pulizie”), i grillini assatanati contro Berlusconi (“piduista, ladro, mafioso, maniaco, psiconano, pedofilo, puttaniere”, però, se capitava, e capitava sempre, nelle sue televisioni ci andavano, i libri con le sue case editrici li facevano), dei grillini sul PD si è detto (“era un altro momento”), dei piddini sui 5 Stelle idem (“sono cambiati, sono affidabili”), i leghisti definitivi contro i grillini (“mai, mai più con quelli”), i grillini tetragoni contro i leghisti (“non se ne parla proprio, noi abbiamo dei valori, loro sono sovranisti e razzisti”), un carosello infernale, un sabba di posseduti. Oggi tutti nel governo “europeista, resiliente, green”, e tutti per lo stesso sacrosanto motivo: salvare il Paese. Al punto che non si capisce perché mai non si fondano tutti in un solo partitone mostruoso, che si potrebbe anche chiamare: “Era Un Altro Momento”. Come poi si possa salvare il Paese da tutti gli altri, considerati infidi, malevoli, puttaneschi, standoci in ammucchiata insieme, sono i misteri della pornopolitica, ai quali non siamo avvezzi: essendo che restiamo gente alla buona, anche in quei momenti lì.
Ma, in fondo, anche questo è solo un momento che presto passerà, il Draghi verrà cotto a fuoco lento da un sistema che digerisce tutto e tutto tornerà alla normalità delle coltellate e dei sacrosanti distinguo: siamo gente d’onore, noi, siamo tutti d’un pezzo. Prima? Ieri era ieri, altri pensieri, c’era da rifare l’Italia o morire e, si capisce, e nessuno vuol morire senza vitalizio. Questo è. E scomodare Montanelli diventa fatale: “Gli italiani non hanno mai finito una guerra dalla stessa parte in cui l’avevano cominciata”.

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