Ucraina: approvata con 219 voti favorevoli la risoluzione della maggioranza al Senato

draghi

Il Senato ha approvato con 219 voti favorevoli, 20 contrari e 22 astensioni, la risoluzione della maggioranza sulle comunicazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno. È contenuta nel punto quattro del testo la mediazione sul conflitto in Ucraina tra le forze che sostengono il governo Draghi, in particolare il Movimento 5 stelle. Si tratta del passaggio che impegna il governo “a continuare a garantire, secondo quanto precisato dal decreto-legge n. 14 del 2022, il necessario e ampio coinvolgimento delle Camere con le modalità ivi previste, in occasione dei più rilevanti summit internazionali riguardanti la guerra in Ucraina e le misure di sostegno alle istituzioni ucraine, ivi comprese le cessioni di forniture militari”. L’accordo raggiunto con il testo è stato sottoscritto da tutte le forze politiche, ma è arrivato a comunicazioni di Draghi già iniziate. Sul filo di lana insomma, poiché i testi delle risoluzioni dovevano essere depositate entro il termine della discussione generale in Senato seguita al discorso del premier.

Nel ringraziare il Senato, il presidente del Consiglio ha sottolineato come il sostegno mostrato sia stato “unito e l’unità è essenziale”.  “Ringrazio il Senato per il sostegno ad aiutare l’Ucraina a difendere la libertà, al potere d’acquisto degli italiani, allo status di candidato all’Ue di Kiev, alla ricerca di una pace duratura che rispetti la volontà dell’Ucraina, a cercare di evitare la crisi alimentare, a continuare sulla strade disegnata dal dl 14/2022”, ha dichiarato Draghi. “In questi momenti quando il Paese è, seppur indirettamente, coinvolto in una guerra, si prendono decisioni complesse e con risvolti morali. Avere il sostegno del Senato è importante per me”, ha concluso il premier.

I restanti nove punti della risoluzione impegnano l’esecutivo a: “esigere, insieme ai partner europei, dalle Autorità russe l’immediata cessazione delle operazioni belliche e il ritiro di tutte le forze militari che illegittimamente occupano il suolo ucraino, con iniziative multilaterali o bilaterali utili a una de-escalation militare che realizzi un cambio di fase nel conflitto, aumentando in parallelo gli sforzi diplomatici intesi a trovare una soluzione pacifica basata sul rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina e dei principi del diritto internazionale”, a “rafforzare il ruolo dell’Europa nel quadro multilaterale, proseguendo l’impegno a porsi come attore-chiave per una mediazione tra le Parti, in sinergia con altri Paesi già attivi su questo fronte e attraverso ogni azione diplomatica internazionale e bilaterale utile al raggiungimento di un cessate il fuoco e alla conclusione positiva di un percorso negoziale”.

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E ancora la maggioranza chiede a governo di “garantire sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, legittimati dall’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite – che sancisce il diritto all’autodifesa individuale e collettiva – confermando il ruolo dell’Italia nel quadro dell’azione multilaterale, a partire dall’Unione europea e dall’Alleanza Atlantica, finalizzata al raggiungimento del primario obiettivo del cessate il fuoco e della pace” e di “definire ogni soluzione necessaria a livello bilaterale e multilaterale, a partire dall’Onu, dall’Ue e dal G7, per assicurare la sicurezza alimentare a livello globale, attraverso corridoi sicuri e lo sminamento dei porti”.

Sul fronte dell’Unione europea la maggioranza impegna Draghi a “supportare le domande di adesione all’Ue di Ucraina, Repubblica Moldova e Georgia, in un quadro di rispetto dei criteri di Copenaghen, e accelerare il percorso di adesione all’Ue dei Paesi dei Balcani Occidentali” e nel contesto delle analisi sul semestre europeo, a “sostenere una revisione puntuale della governance economica che modifichi radicalmente il Patto di stabilità e crescita al fine di favorire gli investimenti e la coesione sociale” ma anche ad “adoperarsi per la definizione di strumenti fiscali comuni europei per compensare gli squilibri per gli Stati dovuti alle conseguenze economiche della guerra in Ucraina e alle sanzioni alla Russia e rafforzare politiche a favore di famiglie e imprese in difficoltà per gli effetti del conflitto; rendere esecutivi i progetti che sostanzino l”autonomia strategica europea’ per ridurre le dipendenze dell’Ue in settori cruciali”.

La forze politiche che sostengono l’esecutivo poi impegnano palazzo Chigi a “finalizzare le iniziative di RePowerEu che realizzino la diversificazione delle fonti energetiche in Europa e contrastino l’incremento dei prezzi dell’energia; a tale scopo, è prioritario l’utilizzo per tutti i Paesi membri dei fondi ancora disponibili nel Dispositivo di Ripresa e Resilienza, l’aumento significativo degli investimenti sulle rinnovabili, la tutela della coesione sociale nella transizione eco-sostenibile e le riforme del mercato energetico europeo, a partire dall’introduzione di un tetto ai prezzi del gas e dal disaccoppiamento del prezzo dell’energia tra rinnovabili e fonti fossili tradizionali” e infine a “dare seguito al dibattito sulle proposte adottate dalla Conferenza sul Futuro dell’Europa, con l’obiettivo di rafforzare l’azione dell’Unione europea, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, utilizzando tutte le potenzialità degli attuali Trattati, ivi inclusa la possibilità di avviare una procedura di revisione ordinaria, anche attraverso la convocazione di una Convenzione cui partecipino i rappresentanti dei Parlamenti nazionali (articolo 48 del Trattato sull’Unione europea)”.

Draghi: “Le sanzioni contro la Russia sono sempre più efficaci ma bisogna tenere aperto il dialogo”

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Il tempo ha rivelato che le sanzioni contro la Russia sono sempre più efficaci ma i nostri canali di dialogo restano aperti. Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi nell’informativa al Senato sul Consiglio europeo del 23 e 24 giugno. “Il Fondo monetario internazionale ha riferito che l’economia russa perderà 8,5 punti del prodotto interno lordo. Il tempo ha rivelato che le misure sono sempre più efficaci”, ha spiegato Draghi. Per il premier, la sottomissione violenta non porta la pace ma il prolungamento del conflitto. “Il governo italiano intende continuare a sostenere l’Ucraina come questo Parlamento ci ha dato mandato di fare. Il Consiglio europeo straordinario di fine maggio ha discusso di questo e il prossimo riaffermerà l’impegno”, ha spiegato Draghi. La strategia dell’Italia, ha chiarito il presidente, si muove su due fronti, quello del sostegno all’Ucraina e delle sanzioni. “Mosca deve accettare di fermare le ostilità e sedersi al tavolo dei negoziati. Durante la mia visita in Ucraina ho visto da vicino le devastazioni ma anche la determinazione degli ucraini a difendere il loro Paese. Siamo andati a Kiev per testimoniare di persona che i nostri Paesi sono determinati ad aiutarla Kiev nella difesa della democrazia e della libertà. La pace deve rispettare i diritti degli ucraini e la loro volontà”, ha detto Draghi.

Confido che il Consiglio europeo possa raggiungere una posizione consensuale sul conferimento all’Ucraina dello Status di candidato Ue, ha spiegato. “Il percorso è lungo per via delle riforme strutturali richieste, ma il messaggio europeo deve essere coraggioso e chiaro da subito”, ha detto Draghi. Durante la visita a Kiev il presidente ha ribadito che l’Italia vuole l’Ucraina nell’Ue e che abbia lo status di candidato. “Siamo stati tra i primi a sostenerlo con chiarezza in Occidente. Continueremo a farlo in ogni consesso internazionale. Non tutti gli Stati membri condividono questa posizione ma la raccomandazione della Commissione è incoraggiante”, ha detto. Rispetto ai temi del prossimo Consiglio europeo, Draghi ha anche sottolineato che saranno affrontati “gli sviluppi della guerra in Ucraina e il sostegno a Kiev, le ricadute del conflitto, gli aiuti a famiglie e imprese colpite dalla crisi, le prospettive di allargamento Ue e i seguiti della Conferenza sul futuro dell’Europa”.

A proposito delle responsabilità dei crimini di guerra, Draghi ha detto che “saranno accertate”. “Continuano a emergere nuove atrocità commesse ai danni dei civili in Ucraina. Anche il numero delle persone in fuga continua ad aumentare. Soltanto 135 mila sono arrivati in Italia dall’inizio dell’invasione. Voglio esprimere la mia gratitudine agli italiani che li hanno accolti”, ha detto il premier. “Mosca continua ad aggredire le città ucraine per espandere il controllo del territorio. I combattimenti a Severodonetsk, nella regione di Luhansk sono particolarmente feroci. I bombardamenti a Kharkiv aggravano il bilancio di morti e feriti”, ha continuato il presidente del Consiglio.

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Le forniture di grano sono a rischio nei paesi più poveri del mondo. “Il blocco dei porti tiene bloccati milioni di tonnellate e le devastazione della guerra peggioreranno la situazione. Le proiezioni fornite dall’Ucraina indicano che la produzione potrebbe calare del 40-50 per cento rispetto all’anno scorso. E’ necessario garantire lo sminamento dei porti. Dopo vari tentativi falliti non vedo alternativa a una risoluzione dell’Onu sul tema”, ha riferito Draghi.

L’andamento dei prezzi dell’energia è alla base dell’impennata dei prezzi, ha detto ancora spiegando che “l’inflazione di fondo in Italia è più bassa. Per tutelare il potere d’acquisto dei cittadini è essenziale agire sulla fonte del problema e contenere i rincari di gas ed energia. La soluzione che proponiamo è un tetto al gas russo che ridurrebbe flussi finanziari verso Mosca”. “Consentirebbe di ridurre i flussi finanziari verso Mosca. Il Consiglio europeo ha dato mandato alla Commissione europea di trovare un controllo al prezzo”, ha detto Draghi. “L’Europa deve muoversi con rapidità e decisione per tutelare i propri cittadini dalle ricadute della crisi innescate dalla guerra”, ha aggiunto.

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