Un’ anziana vince 500mila euro al gratta e vinci ma viene derubata dal tabaccaio “manolesta”

La scena è perfetta, da cinepanettone. Una anziana vince 500mila euro al gratta e vinci, va dal tabaccaio per farselo validare e il tabacchino ritira il tagliando, le dice scusi un attimo signora, s’infila nello sgabuzzino e scappa su un motorino. Scena perfetta, più vera del vero e quindi incredibile: dove siamo arrivati? Succede a Napoli centro ma poteva capitare a Milano, Canicattì, Cuneo e ovunque nella società globalizzata, per le ragioni che vedremo tra un attimo. Scena esemplare anche nella sua evoluzione farsesca: il fuggiasco lo pizzicano dopo un giorno che lo cercano, stava a Fiumicino in partenza per le Canarie. Dal gratta e vinci al vince e gratto.
Che voleva fare, dove voleva sparire il tabaccaio ladro? Ma per poco non ci riesce. Intanto la vincita è stata congelata, il tagliando è sparito, pare consegnato a una banca di Latina a copertura di una polizza vita. Speriamo almeno che la povera settantenne ci arrivi a diventare ex povera: in Italia non si sa mai, più le cose sono assurde e più prendono piede. Non ci credete? Allora considerate che il tabaccaio scemo è stato appena denunciato a piede libero: se vuole, se è capace, alle Canarie può fuggire lo stesso. Paradossi di un luogo dove chi non mette una mascherina può finire in questura e chi ne ammazza tre strafatto in macchina viene sanzionato con un affettuoso buffetto; dove chi perseguita una donna per mesi resta libero di farlo ad onta delle minacce, delle persecuzioni, delle violenze, finché un brutto giorno finisce il lavoro, uccide in modo spietato e a quel punto è lo scaricabarile generale, assistenti sociali, forze dell’ordine, magistrati. E magari dopo qualche semestre esce con un cavillo e lo spediscono a far barchette di carta dal don Mazzi di turno.
Che gli è passato per la mente al tabacchino manolesta? Non lo sapeva che il suo stupido furto con (poca) destrezza non aveva una sola possibilità? Ma forse, davanti alla possibilità di cambiar vita, si sarà detto: affanculo la vecchia, ‘sti 500mila servono a me che ancora posso farci qualcosa. Chi me lo fa fare di restare qui, in un Paese morto, ad aspettare una sepoltura cinese? Venti mesi di follia, di chiusure criminali e criminogene, di burocrazia che mette la camicia di forza all’emergenza, di parassitismo cresciuto sulla paranoia, di maschere farlocche, di tamponi che sfondano il naso e non solo quello, di ministri della Salute macilenti e sbilenchi, di virologi da red carpet, di deliri pseudoscientifici, di politica da greppia, di Presidenti che non vedono, di sussidi che non arrivano, di imprese che chiudono a milioni, di isteria coltivata, di tribù che si scannano, di fuori di testa che si minacciano reciprocamente di morte, di lunatici convinti che col siero ti sparano il grafene, di altri lunatici che anche se di siero ci restano secchi non lo ammetteranno mai, di caffè che puoi bere in piedi come i cavalli ma non seduti come i cristiani, di lasciapassare che non lasciano passare niente, di ruberie e affari sporchi sull’emergenza, di manager cialtroni, di gente che perde il lavoro, di negozi che calano saracinesche come ghigliottine, di falsi immunizzati, di paraculi che vanno dal medico di fiducia, fingono di vaccinarsi, buttano la fiala nel lavandino e passano al greenpass (raccontata a chi scrive da conoscenza proprio di Napoli, ma ovviamente accade dalle Alpi a Capo Passero), di probabilissime nuove chiusure, di inevitabili terza quarte centesime dosi, di immunizzati che contagiano e di guariti da soli che non contagiano ma sono penalizzati, di aziende italiane che, se non crepano, passano in mano cinese, di no future come cantavano i Sex Pistols.
E se non c’è futuro, e non c’è, io che ci sto a fare qua? Lo pensano in tanti, sempre di più. I sondaggi, come i telegiornali, mentono perché sono fatti per quello, ma la sensibilità comune è quella di un popolo stravolto, disperato. Senza prospettive e senza più voglia di illudersi. Il livello di vivibilità, già mediocre, si è inabissato in questi venti mesi di follia pandemica e solo i ricchi sanno che diventeranno ancora più ricchi, sulle spalle dei poveri che si ritroveranno sempre più poveri. Il cronista gira, incontra e fa sempre la stessa domanda: come la vedi? E l’interlocutore cambia, ma la risposta è sempre la stessa: la vedo nera, la vedo che non la vedo, la vedo che domani devo pagare una barca di tasse e non so come fare, la vedo che dovrei incassare ristori che so già non arriveranno, la vedo che non ne posso più e sto impazzendo, potessi fuggirei subito ma non posso perché i figli, perché il mutuo, perché mi fa paura lasciarmi tutto alle spalle, troncare di netto e ricominciare da zero, però ci penso, ci penso di continuo.
Il tabaccaio sarà anche farabutto, ma siamo sinceri: chi, al posto suo, un pensierino sulle Canarie, costi quel che costi, non ce l’avrebbe fatto pur di uscire da questo manicomio di Paese che si è fottuto anche il Tempo?

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