Un mese di guerra in Ucraina: purtroppo durerà ancora a lungo

Putin voleva una guerra lampo. In pochi giorni aveva l’obiettivo di arrivare a Kiev. Gli è bastato poco per capire che non sarebbe riuscito nel suo intento. Dopo un mese di guerra in Ucraina è altrettanto chiaro a tutti che questa guerra, purtroppo, durerà ancora a lungo. E addirittura c’è chi vuole che duri. Partiamo dal capire perché durerà ancora. Le forze armate ucraine hanno dimostrato di voler combattere fino alla morte per il proprio paese. Una cosa che noi occidentali non ci aspettavamo ma che in qualche modo ci costringe a intervenire.

Come possiamo farlo? La cosa più semplice, e meno dispendiosa dal nostro punto di vista, è quella di inviare armi. Lo stiamo facendo noi europei e gli americani, lavandoci in qualche modo la coscienza. Questo aumenta di molto le possibilità di resistenza degli ucraini e prolunga a dismisura il conflitto. Tiene i nostri eserciti lontani dal fronte e scongiura, per ora, un nostro intervento. L’altra speranza nutrita dal blocco occidentale è quella che Putin si impantani ulteriormente in questa campagna e che diventi il suo Vietnam.

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Inoltre, e qui passiamo alla parte di coloro a cui conviene, rende visibili le capacità belliche russe. Svela le sue strategie, il modo in cui combattono, le armi che utilizzano, quanti soldati impiegano e come è organizzata la loro gerarchia. Una sorta di master avanzato sull’armata russa in azione che agli Stati Uniti conviene tantissimo. In tanti anni di “osservazione” mai si era presentata un’occasione così ghiotta per l’intelligence americana che in Siria aveva osservato i russi vincere. Guardarli mentre arrancano e quali correttivi utilizzano è tutt’altra cosa.

Dopo un mese di guerra in Ucraina, Putin ha due possibilità

Per di più Putin non può intraprendere altre campagne fin quando rimane impantanato in Ucraina. Tipo dovrà scordarsi l’attacco in Georgia che pure aveva messo nel mirino. E infine lo indebolisce dinanzi all’opinione pubblica interna che tutto vuole tranne che contare i morti tra i giovani russi. Per questo Putin sta ricorrendo ai mercenari ceceni, siriani, africani e al gruppo Wagner, gente che farebbe impallidire le SS. Fanno cose che l’esercito russo non fa contro il popolo ucraino e se muoiono non entrano nella conta dei russi che deve portarsi sulla coscienza.

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Stando così la situazione, dopo un mese di guerra in Ucraina, quali saranno i nuovi sviluppi? Dal punto di vista di Putin sono due le possibilità: o tenta il colpo grosso ed entra a Kiev con un enorme spargimento di sangue e perdita di forze. O in subordine, giusto per dare una vittoria tattica al proprio popolo, occupa Mariupol e si accontenta di unire Donbass e Crimea. Nel mezzo gioca un fattore fondamentale il tempo in cui riuscirà a portare a termine uno di questi due obiettivi.

Da questo dipenderà la sua capacità negoziale. E anche quella dell’Occidente che, infatti, prende tempo. Il rischio è, come sempre, che Putin faccia saltare il tavolo con mosse clamorose che costringano i contendenti ad alzare il livello dello scontro. Come sempre dall’inizio di questa guerra, il pallino è nelle sue mani.

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