Una giovane sannita scrive a Berlusconi: “Ecco le mie proposte per l’Italia”

Fiorenza Ceniccola, coordinatrice Forza Italia Giovani: “Via superfinanziamento sanità del Nord”

Guardia Sanframondi.  

Fiorenza Ceniccola,  Consigliere Comunale  di Guardia Sanframondi, Coordinatrice  di Forza Italia Giovani – Benevento e Ambasciatrice della Commissione Europea per il Patto Climatico scrive una lettera al leader del suo partito, Sivlio Berluscioni, con diverse proposte per l’Italia e per il territorio: 

Caro Presidente Berlusconi,

sono una giovane amministratrice di un piccolo borgo dell’entroterra campano conosciuto nel mondo per i suoi Riti Penitenziali dell’Assunta (e per il buon vino) e scrivo a caldo dopo aver letto che ha sciolto la riserva e deciso di scendere nuovamente in campo per le elezioni del 25 settembre.

Nel ringraziarla dal profondo del cuore per questo ennesimo atto di generosità verso il nostro Paese, mi consenta di sottoporre alla Sua attenzione due o tre idee che, senza alcun aggravio di spesa, possono arricchire lo Stato e il Sud (e di conseguenza, anche la scheda elettorale del Partito che si farà carico di farle approvare).

Tre idee che si aggiungono a quelle da Lei già presentate alla stampa nei giorni scorsi e rappresentate da:

aumento a 1000 euro al mese delle pensioni minime per non far morire di fame i nostri nonni che rappresentano un patrimonio di esperienza indispensabile per dare concretezza a qualsiasi progetto di ripartenza;

messa a dimora di 1 milione di alberi all’anno nel nostro Paese per contrastare il riscaldamento atmosferico;

– Flat tax al 23% per far ripartire il nostro Bel Paese;

– una dentiera gratuita per tutti quelli che non se lo possono permettere.

 

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Quattro proposte che non esito a sottoscrivere con entusiasmo e che mi fanno ricordare due lettere aperte da me inviate, nell’anno 2001, al Presidente Draghi.

Per quanto riguarda le ulteriori proposte che mi auguro possano diventare parte integrante del “contratto” elettorale, la prima idea è rappresentata dalla cancellazione di quel “superfinanziamento” per la spesa sanitaria garantito alle Regioni del Nord (Emilia-Romagna, Toscana, e Liguria, in primo luogo) dal Governo D’Alema con la finanziaria del 1999, che da allora possono godere di una quota pro-capite di finanziamento di molto superiore, ad esempio, alla Campania o alla Puglia (il cui torto è quello di essere delle regioni “giovani” rispetto al resto d’Italia che invecchia). Una cancellazione necessaria per dare un segnale chiaro e forte del rinnovato interesse per il Sud e per eliminare un ingiusto ed incomprensibile criterio di riparto del fondo sanitario nazionale che fa sì che per es. la Campania riceva 110 Euro in meno per ognuno dei 5 milioni e 700mila abitanti e che rappresenta un’ingiusta sperequazione a svantaggio del Sud.

La seconda idea è quella di far tornare le Fondazioni bancarie sotto il controllo del Ministero del Tesoro. A tal proposito, vale la pena ricordare che se ciò avvenisse, per l’Erario si tratterebbe di una bella boccata d’ossigeno. Il patrimonio, infatti, degli 89 Enti che ancora controllano gran parte delle banche italiane ammonta a circa 36 miliardi di Euro. Dal momento che i conti pubblici sono sempre più affanno sarebbe costa giusta e saggia far tornare questa montagna di soldi là da dove sono giunti, ossia l’Erario. Tutti i Governi nel corso degli anni si sono impegnati per la soppressione di circa 100 enti inutili, con un risparmio di spesa stimato di centinaia di milioni di Euro all’anno; a distanza di tanti anni dall’annuncio nulla è stato fatto, è niente è stato soppresso.

Mi auguro, infine, che la rinnovata attenzione del Governo per il Sud si traduca nell’azzeramento della fiscalità (per almeno 3 anni) per le nuove iniziative economiche che si avvieranno nel Sud dal 1 gennaio 2023 per fermare la cosiddetta “fuga dei cervelli” dall’Italia e favorire un elevato tasso di crescita del prodotto interno lordo che rappresenta l’arma migliore per far abbassare l’inflazione.

In ultimo, un programma di ripresa non può non modificare l’attuale dispositivo del cosiddetto “Reddito di Cittadinanza” che ha fallito l’obiettivo di “sconfiggere la povertà” e di “aiutare a trovare lavoro” ed è finito in molti (troppi) casi nelle tasche di malavitosi, imbroglioni e scansafatiche di professione con grave danno per il nostro debito pubblico che ha raggiunto un livello impressionante. A tal proposito, mi permetto sommessamente di suggerire l’introduzione del “Reddito di Conoscenza” e la riproposizione del vecchio Reddito di inclusione (Rei) per i più bisognosi e gli indigenti da far gestire direttamente agli Enti Locali. In poche parole, è necessario, a mio avviso, avviare un’azione integrata tra Imprese, PA e Università che finanzi interamente i Dottorati di Ricerca in azienda e Assegni di Ricerca per chi vuole intraprendere percorsi di ricerca sia nel pubblico che nel privato.

 

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