Una mascherina ti salva la vita: l’obbligo di indossarla però è scaduto

Una mascherina ti salva la vita. Un’ode all’umile mascherina è più difficile oggi,, con l’obbligo di indossarla che è scaduto quasi ovunque, all’aperto ma anche al chiuso, con l’eccezione di treni e autobus, ma non invece degli aerei, forse fidando nei sistemi di ricambio d’aria.

Fa un po’ effetto, dunque, rivedere nasi, barbe e rossetti, rimasti celati per mesi, leggere sui visi smorfie finora sepolte, “smascherare” al primo colpo conoscenti un po’ lontani che, fino ad oggi, fra occhiali da sole e mascherina potevano essere chiunque, esponendoci a qualche imbarazzata figuraccia.

Il passaggio non è stato brusco. Molti ancora vanno in giro, anche sui marciapiedi e finanche nei parchi, con la mascherina sul viso. Di solito sono i più anziani, più cauti, ancora spaventati e meno smaniosi di mostrarsi. I giovani se ne sono liberati prima. Ma, spesso, anche chi non la indossa all’aperto, la tiene in braccio o in tasca, pronto a metterla quando entra in un negozio o al bar.

Le mascherine si diradano

Probabile che, mano a mano che l’estate e il caldo avanzano, le mascherine si diradino ancora di più, lasciate in un cassetto, in attesa di un autunno tutto da decifrare. Anche se il Covid continua a girare, con varianti, meno pericolose, ma abili a sfuggire anche ai vaccini. Sabato ci sono stati 34.978 nuovi casi, i morti sono stati 45, cifre che continuano a non essere trascurabili. Il tasso di positività è al 18 per cento, il giorno prima era al 19, un numero allarmante, se non si considera che, in queste settimane, va a fare il tampone solo chi è effettivamente preoccupato di essere stato contagiato.

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Non abbassare la guardia

Ecco perché più di un virologo brontola che non bisogna esagerare nell’abbassare la guardia. D’altra parte, dall’inizio della pandemia hanno avuto il Covid, in totale, quasi 18 milioni di persone, praticamente un italiano su tre. E stiamo imparando che, grazie alle varianti, averlo avuto non ci garantisce affatto da una ricaduta. E, allora, le mascherine? Sono state al centro di polemiche astiose e virulente, in qualche caso anche violente, con scontri nelle famiglie e, a volte, anche per strada. Dobbiamo continuare a tenerle a portata di mano? Quanto effettivamente servono? Sul piano economico, tantissimo. Di fatto, sono state e sono l’alternativa soft al lockdown e, consentendo una vita quasi normale, hanno impedito la paralisi dell’economia. La controprova l’abbiamo in Cina, dove, invece di contentarsi delle mascherine, dando per scontato un certo numero di contagi, quanto basta per non intasare gli ospedali, si continua ad inseguire una politica di malati zero, con lockdown severissimi e isolamenti di massa che hanno azzoppato il sistema produttivo: quest’anno il tasso di sviluppo sarà, per la prima volta da decenni sotto il 5 per cento, un ritmo quasi da pigro paese d’Occidente. E, alla fine, le conseguenze le pagheremo anche noi. Sia perché un’economia cinese (uno dei giganti mondiali) che gira a rilento significa meno esportazioni europee, sia perché lockdown e quarantene ingarbuglieranno nuovamente le catene di fornitura internazionali, alimentando il fuoco dell’inflazione.

Quanto è utile?

Ma il contributo delle mascherine all’economia non esisterebbe, se proteggere le vie respiratorie non risultasse decisivo nel contenere l’epidemia. Quanto decisivo? Mediamente, si può stimare che l’obbligo di mascherina possa abbattere di un terzo i contagi, di metà le ospedalizzazioni, di un quarto i decessi. A questi conti sono arrivati dei ricercatori americani, mettendo a confronto regioni diverse degli Stati Uniti. Perché gli Usa? Perché in America la politica delle mascherine è stata decisa a livello locale: alcuni Stati lo hanno introdotto, altri lo hanno respinto. E’ quindi possibile un confronto – mascherina o no – fra zone contigue, di fatto socialmente ed economicamente omogenee, con strutture sanitarie sostanzialmente simili.

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La ricerca

La ricerca è stata fatta sui dati del 2020, quando i morti di Covid, negli Stati Uniti, sono stati 309 mila. La mascherina, dice la ricerca, ha salvato 87 mila vite nel corso del 2020 e sarebbero state 58 mila di più (in totale, dunque, l’equivalente di quasi metà dei decessi accertati) se il mandato fosse stato esteso a tutto il paese, a partire dall’aprile del 2020, cioè da quando l’epidemia è effettivamente esplosa. Lo studio è centrato sul New Mexico, l’unico Stato di quell’area del Sud Ovest degli Usa ad avere introdotto l’obbligo di mascherina. Il confronto è fatto tra le contee del New Mexico (con l’eccezione di quelle centrali, troppo lontane dal confine) e le contee dell’Arizona, Utah, Colorado, Oklahoma e Texas (tutti Stati senza obbligo di mascherina, in più di un caso attivamente boicottata) fino a 200 chilometri circa di distanza dal confine, che diventa appunto il “confine della mascherina”.

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Il confronto

Il confronto, di qua e di là di questo confine, è netto. Contro una media di 160 contagi ogni 100 mila abitanti, nel New Mexico i casi scendono a 110 e anche i decessi sono largamente inferiori. Più esattamente, nel Sud Ovest, nei primi mesi della pandemia, si sono registrati, in media, 166 casi ogni 100 mila abitanti, con 24 ospedalizzazioni e 2,6 decessi. I numeri del New Mexico sono 55 contagi in meno, 11 ricoveri in meno, 0,7 morti in meno. Cifre che si leggono meglio in percentuale. La mascherina ha risparmiato agli abitanti del New Mexico il 33 per cento dei contagi, il 50 per cento delle ospedalizzazioni, il 25 per cento dei decessi. Benedetta mascherina.

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