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Una vacanza in Italia, Bruno Vespa nell’ex carcere sardo: «I miei bagni da solo nelle cale dell’Asinara»

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La grazia dell’isola sono gli asini bianchi dagli occhi annacquati, che si adagiano sulla strada all’ombra di un albero. Sono le capre che si arrampicano ai tronchi per mangiarne le foglie, i rami dell’euphorbia che sembrano coralli, l’ospedale delle tartarughe giganti e l’osservatorio che inanella 240 specie di uccelli. Sono le lepri o i mufloni che corrono liberi e i cavalli allevati accanto al mare. Sono le officine cosmetiche di FarmAsinara, dove le essenze e i profumi vengono trasformati in creme e saponi, inseguendo il sogno di un professore di farmacognosia dell’Universit di Sassari (Giorgio Pintore). Ed il punto in cui la terra si restringe a 287 metri e dicono sia stato Ercole, il figlio di Giove, a strozzarla con la sua mano.

La grazia dell’isola sono i silenzi, che la fanno amare da politici e magistrati, attori e giornalisti. Un mese fa ci ritornato pure Bruno Vespa, con la moglie Augusta Iannini. Siamo andati in barca, racconta il giornalista e scrittore. Abbiamo ormeggiato ad una boa a Cala d’Oliva e la mattina, prestissimo, siamo andati a piedi fino a Cala Sabina, dove abbiamo fatto un meraviglioso bagno da soli, che abbiamo replicato nella vicina Cala dei Ponzesi. Peccato non aver potuto portare Zoe, la nostra Parson Russell di quattro anni, grande nuotatrice. Ma l’Ente Parco ha deciso che quest’anno i cani non potevano scendere a terra…. Lui, l’Asinara, l’ha visitata a piedi, con le macchinette elettriche che si noleggiano sull’isola e perfino sott’acqua, grazie a una deliziosa coppia appassionata di snorkeling. E se c’ una cosa, straordinaria, che lo fa tornare ogni volta, che qui, se uno vuole restare solo solo. E in un mondo cos affollato poter essere soli il regalo pi bello.

Una vacanza in Italia, Bruno Vespa nell’ex carcere sardo:

La grazia dell’isola anche quella di Gianmaria Deriu, l’ex ispettore di polizia penitenziaria che arrivato da ragazzo e all’Asinara diventato un uomo. Ha licenziato l’ultimo detenuto il 28 febbraio del 1998 e poi rimasto per fare il volontario. stato lui a condurci tra le celle del vecchio carcere di massima sicurezza, di cui resta un museo, fino al bunker dov’era recluso Tot Riina, una branda di ferro e un water, chiamato la discoteca perch di notte, se andava via la corrente, da l partiva il gruppo elettrogeno che sparava in cielo fasci di luce arancioni. La suggestione delle prigioni segue un’onda lunga di detenuti illustri, da Renato Curcio ad Alberto Franceschini, da Pierluigi Concutelli a Leoluca Bagarella, da Raffaele Cutolo a Carmelo Musumeci. Per non dire di Matteo Boe, che fu l’unico che riusc a evadere (correva l’anno 1986).

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Una vacanza in Italia, Bruno Vespa nell’ex carcere sardo:

Ma nel cuore di Deriu restano quei 25 giorni trascorsi con i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nell’agosto dell’85. Ricorda: Avevo ventisette anni, era appena nata mia figlia. Mi avevano richiamato dalle ferie per assisterli nella foresteria, a Cala d’Oliva. Alloggiavamo insieme, nella famosa casa rossa, la signora Agnese preparava la colazione per tutti. Non posso dimenticare Falcone all’arrivo, quando riconobbe un detenuto che ci veniva incontro: dovemmo mandarlo via. Poi si lanci sul telefono, cercavamo di dirgli che per chiamare fuori doveva fare prima il 10. Dopo si tranquillizz. Di Borsellino, invece, ho impressa la tenerezza verso i figli, quando prendeva sulle ginocchia Fiammetta, la pi piccola. A Manfredi, che aveva tredici anni, lasciavo il mio motorino a benzina con cui andava e tornava con la marmitta che gracchiava. Una volta li portai tutti a fare un bagno, uscendo dal retro con il fuoristrada: Falcone aveva indossato un sombrero per non farsi riconoscere, c’era anche il magistrato Claudio Lo Curto. L’ufficiale degli agenti di custodia, dopo, mi rimprover.

La grazia dell’isola nelle notti immobili, che si possono trascorrere nell’unico ostello (una settantina di posti) o nella Locanda del Parco (sei camere), e naturalmente in rada, per chi arriva in barca. Da Porto Torres un’ora di traghetto, da Stintinoventi minuti in motoscafo. Dal prossimo anno potrebbe essere gi pronto l’albergo diffuso cui sta pensando la Regione Sardegna, che proprietaria degli immobili dove prima abitavano i pescatori camoglini (fino al 1885) e poi gli agenti di polizia penitenziaria, sempre d’intesa con l’Ente Parco che deputato a tutelarne l’area. A pieno regime in giornata possono accedere un migliaio di persone al massimo, ma il numero va poi distribuito per cinquantadue chilometri quadrati, spiega Vittorio Gazale, dipendente del Parco dalla fondazione, nel ‘97, e direttore da febbraio. Perch chi arriva qui non se ne vuole andare. Ed anche questa la grazia dell’isola.

30 agosto 2020 (modifica il 30 agosto 2020 | 22:39)

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