URNE FUNERARIE (Prima parte)

Il titolo URNE FUNERARIE, anche se riferito alla crisi della nostra democrazia, sarà sicuramente esagerato e forse macabro, ma rende bene lo stato comatoso di un sistema ormai imballato come un motore che cominci a girare a vuoto.

Sono passate in pochi anni le comete di Renzi, 42%, di Salvini, 34%, Grillo, 32%, oggi forse di Meloni, oltre il 22% e domani chissà chi altro; ma dietro le percentuali scema sempre di più il numero effettivo degli elettori che si reca, appunto, alle urne.

I recenti referendum cui erano chiamati 51,5 milioni di italiani, hanno registrato il voto di appena 11 milioni circa, il 20,9%, che sarebbe calato al 15% senza la spinta degli 8 milioni di votanti alle comunali, anch’essi in calo.

Viviamo un periodo in cui è inutile cercare risposte ai problemi se prima non azzecchiamo le domande giuste su di essi, come per esempio: tutto ciò che si manifesta in astensione, disinteresse, scarsa partecipazione mette in crisi la democrazia liberale ed occidentale che conosciamo dal IV secolo a.C. Con la Grecia di Pericle, sino ad una sua mutazione?

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La miglior risposta che trovo è la foto terrificante, almeno per me, apparsa in questi giorni, di Putin, Xi Jinping, Bolsonaro, Modi, Ramaphosa, insieme; cioè Russia, Cina, Brasile, India Sud Africa (BRICS), stati in cui il sistema illiberale, in cui però ancora si vota, si è affermato o tende in varia misura ad affermarsi.

Questo tipo di sistema politico autoritario e di economia controllata, in antitesi con il nostro, è probabilmente l’orizzonte verso il quale siamo diretti per poter competere.

Perchè, usciti dal sistema dei partiti della Prima Repubblica, ancora in transito in questa Seconda, prima berlusconiana e poi populistica, ci avviamo temo, verso un sistema residuale, di verticismo sempre più marcato, con i connotati di un presidenzialismo, che esaltando, anche senza riforme costituzionali, il potere esecutivo, controlli sia il legislativo, un Parlamento esautorato, che il giudiziario, una Magistratura condizionabile.

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L’effetto della crescita consensuale delle autarchie, lo stiamo vedendo perfino con la devastante e crudele guerra in Ucraina di Putin, è abilmente costruito da una propaganda che non lesina uomini e risorse per imporsi; appare vincente e convincente perchè una contrazione dei diritti liberali e sociali viene messa a vantaggio di economie capitalcomunistiche, che dal controllo delle materie prime, gas, petrolio, metalli rari, ma anche grano ed acqua, tende ad un neo imperialismo più duro e spietato di quello USA.

La nostra democrazia, che come affermava Salvemini è come l’aria che apprezziamo solo quando comicia a mancarci, deve trovare un nuovo slancio di partecipazione ed interesse, nuovi contenuti diffusi ed apprezzabili, nuovi terreni di pratica, di consenso, di comunicazione.

Proviamo a partire con una riflessione che riguardi non il dato referendario, ma quello delle Comunali: un 51% che dice molte cose su una istituzione, il Comune, che per secoli ha costituito e governato la nostra nazione; ha consentito ai suoi cittadini di esprimersi sino a dominare, con il Rinascimento, l’economia, la cultura, la globalizzazione dell’epoca.

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Francesco Chiucchiurlotto

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