Vaccini, come è cambiata la pandemia (e la mortalità) nel mondo da quando sono arrivati

La forza dei vaccini è tutta nei numeri. Perché a dare una risposta agli scettici non possono essere le assurde teorie che impazzano sul web, con le fantomatiche cure domiciliari che in questi giorni dai social sono approdate addirittura in Parlamento. Ma è la scienza che ci dice che strada stiamo imboccando e come sta cambiando la pandemia dal giorno dell’approvazione del primo vaccino fino all’avvio di una campagna mondiale. La scienza e i numeri, che parlano in modo chiaro e ci mostrano una via d’uscita. E dopo i numerosi studi sull’efficacia dei vaccini emersa dall’impatto sulla popolazione reale, con quasi 6 miliardi di dosi somministrate in tutto il Pianeta, ecco i dati Eurostat a mettere un punto su chi ancora esprime dubbi al riguardo. Dai mesi più duri del 2020 ad oggi il tasso di eccesso di mortalità è crollato. Dopo aver raggiunto un picco drammatico del +40% dello scorso novembre (nel confronto con la media dei tre anni precedenti 2016-2019) è arrivato al +4,4% del luglio 2021. Il prossimo passo adesso, tema affrontato al G20 e approfondito dall’Organizzazione mondiale della sanità, è portare i vaccini nei Paesi poveri, soprattutto in Africa che ad oggi hanno ricevuto solo il 2% del totale delle dosi prodotte. 

 

 

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La forza dei vaccini, i dati Eurostat 

Ma facciamo parlare i numeri appunto. Lo scorso luglio nei Paesi Ue il tasso della mortalità in eccesso dovuta al Covid e altri fattori straordinari è sceso al livello più basso da un anno a questa parte: lo ha reso noto Eurostat precisando che l’incremento è stato contenuto nel 4,4%.

Tuttavia, ha sottolineato Eurostat, l’aumento della mortalità dovuto a fattori eccezionali ha continuato, anche a luglio, a far registrare grandi differenze tra un Paese e l’altro. Si va dalla flessione del 3% registrata in Belgio e Svezia agli incrementi del 25 e del 26% segnati rispettivamente da Grecia e Cipro. Dopo il picco toccato ad aprile 2021 (+20%), dallo scorso maggio l’andamento della mortalità in eccesso sta facendo registrare una tendenza al rallentamento. L’altro picco segnalato da Eurostat è stato quello registrato nel novembre 2020 (+40%).

Queste informazioni provengono dai dati sull’eccesso di mortalità pubblicati oggi da Eurostat, sulla base di una raccolta settimanale di dati sui decessi. L’articolo presenta una manciata di risultati degli articoli più dettagliati su Statistics Explained sulla mortalità eccessiva e sui decessi settimanali .

 

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Von der Leyen: si eviti la pandemia dei non vaccinati

«Le differenze tra i tassi di vaccinazione nella nostra Unione sono preoccupanti. Quindi dobbiamo mantenere lo slancio. E l’Europa è pronta. Disponiamo di 1,8 miliardi di dosi supplementari. Un quantitativo sufficiente per noi e per i nostri vicini per quando saranno necessari i richiami. Cerchiamo di fare il possibile per garantire che la pandemia non si trasformi in una pandemia dei non vaccinati». Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione.

 

 

 

Nel mondo oltre 5,7 miliardi le dosi di vaccino somministrate

Nel mondo sono state oltre 5,7 miliardi le dosi di vaccino Covid-19 somministrate, ma solo il 2% è andato a persone che vivono in Africa. A tornare sul gap che penalizza i paesi poveri nell’accesso ai vaccini è l’Organizzazione mondiale della sanità in una conferenza stampa. L’Agenzia delle Nazioni Unite esorta ogni paese a vaccinare almeno il 40% della popolazione entro la fine del 2021 e spera di arrivare al 70% della popolazione mondiale entro la metà del prossimo anno.

 

 

Tuttavia, ha sottolineato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, in Africa, dove vivono oltre 1,2 miliardi di persone, solo due paesi hanno raggiunto l’obiettivo del 40%, il più basso. «Questo non è perché i paesi africani non hanno la capacità o l’esperienza per lanciare i vaccini Covid-19. È perché sono stati lasciati indietro dal resto del mondo», ha aggiunto il dg dell’Oms. Questo rende tutti i paesi del mondo più vulnerabili. «Più a lungo persiste la disuguaglianza vaccinale – ha proseguito – più il virus continuerà a circolare e a cambiare, più a lungo continuerà la disgregazione sociale ed economica e maggiori saranno le possibilità che emergano più varianti che rendono i vaccini meno efficaci». Ai paesi con alti livelli di copertura, l’Oms chiede di adempiere immediatamente ai loro impegni di condivisione delle dosi. «Non saremo in grado di raggiungere il 60% della nostra popolazione completamente immunizzata – ha sottolineato John Nkengasong, direttore dell’Africa Centres for Disease Control and Prevention (Cdc) – se non esploriamo e dispieghiamo completamente il potere della partnership, il potere della cooperazione e il potere della solidarietà».

 

 

L’Ue: 200 milioni di dosi in più ai Paesi poveri

«Ci siamo già impegnati a condividere 250 milioni di dosi» di vaccini anti-Covid con i Paesi più poveri, «annuncio oggi che la Commissione aggiungerà una nuova donazione di altri 200 milioni di dosi fino alla metà del prossimo anno». Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione. «Siamo leader nel mondo sui vaccini – ha aggiunto – oltre il 79% della nostra popolazione è vaccinata. Siamo stati gli unici ad aver diviso oltre la metà dei nostri vaccini col resto del mondo, con oltre 700milioni». Parlando poi del tema della difesa, von der Leyen ha affermato: «Lavoriamo con il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg su una nuova dichiarazione congiunta che sarà presentata prima della fine dell’anno. Dobbiamo investire nella nostra partnership. Ma questa è solo una parte dell’equazione. Dobbiamo fare di più da soli» sulla difesa. E, ancora, un passaggio sull’immigrazione: «Il nuovo patto su migrazione e asilo mette a disposizione tutti gli strumenti» per far fronte a situazioni come quella al confine con la Bielorussia. Ma «i progressi sono lenti. È il momento di avere una politica migratoria a livello Ue. È una questione di fiducia. La migrazione non deve essere più usata come un argomento per dividerci». Von der Leyen ha infine annunciato un viaggio nella regione balcanica ancora fuori dalla Ue. «Entro la fine del mese mi recherò nei Balcani occidentali per trasmettere un segnale forte del nostro impegno nei confronti del processo di adesione. Lo dobbiamo a tutti quei giovani che credono in un futuro europeo», ha detto la presidente della Commissione europea, aggiungendo che si sta incrementando il sostegno Ue ai Balcani occidentali, «tramite il nuovo piano economico e di investimento, che vale circa un terzo del Pil della regione». «Investire nel futuro dei Balcani occidentali significa investire nel futuro dell’Ue», ha evidenziato.

 

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 15 Settembre 2021, 13:10

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