Walzer: Lo Zar ha in mente il mondo del passato. Vuole solo spartirsi le sfere d’influenza

di Giuseppe Sarcina

Il grande filosofo politico: «Non ha capito le lezioni della Storia, noi americani sì: nessuno si sogna di fare in Cile ciò che facemmo nel 1973». «C’è un mondo multipolare, ma lui non lo abbraccia»

Dal nostro corrispondente
WASHINGTON — Vladimir Putin sbaglia (almeno) due volte. Primo: immagina un mondo ancora diviso in sfere di influenza, come se fosse possibile una nuova Yalta. Secondo: l’Unione europea è un partner, non un fantoccio degli Usa. Michael Walzer, 87 anni, è uno dei filosofi e politologi più importanti degli Stati Uniti. Ha scritto e riflettuto a lungo sul concetto di «guerra giusta» e sull’equità degli equilibri globali. Risponde al telefono dalla sua casa in New Jersey, dopo aver letto il discorso pronunciato dallo Zar al Forum economico di San Pietroburgo.

Secondo Putin gli americani pensano di essere «i messaggeri di Dio sulla terra»…

«(Risata) Non credo proprio. Putin propone un assetto del pianeta multipolare. E credo che sia una formula giusta, che riflette la nuova realtà. A condizione che si crei un equilibrio genuinamente pluralista. Ne consegue che dovrebbe essere rispettata la sovranità di tutti i Paesi. Mi sembra,invece, che Putin stia descrivendo un altro mondo, simile a quelli del passato, con i realisti americani e i sovietici pronti a una spartizione delle sfere di influenza su cui esercitare la propria egemonia».

Propaganda a parte, sta dicendo che Putin legge la realtà con parametri superati?

«Penso di sì. Non è più accettabile e per quanto ci riguarda neanche immaginabile il modello del passato, quando gli Stati Uniti si muovevano da padroni nei Caraibi o nell’America centrale. E quindi non possiamo accettare che la Russia continui a comportarsi nell’Est europa come se fossimo all’epoca dell’Unione sovietica o degli zar. Questo è ciò che è veramente cambiato. E noi americani abbiamo imparato le lezioni della storia. Voglio dire: in Cile hanno appena eletto un presidente (Gabriel Boric, ndr) che certamente non è un amico degli Stati Uniti. Ma qui nessuno si sogna di sostenere un colpo di Stato per rovesciarlo, come avvenne con Salvador Allende nel 1973».

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D’accordo. Ma sia pure su un piano completamente diverso, Joe Biden insiste in ogni occasione sulla leadership politica e morale degli Stati Uniti…

«Biden è riuscito a tenere insieme la Nato, l’Unione europea, mettendo in campo una reazione unitaria contro l’aggressione di Putin. Dopodiché è evidente che gli Usa hanno un apparato militare in grado di fornire armi all’Ucraina in una misura che nessuno Paese europeo può fare. In questo campo Washington continua ad avere una leadership naturale. Ma altra cosa è la politica. A me pare che, in tutti questi mesi, Biden abbia negoziato con la Germania, la Francia e gli alleati europei come un partner, su basi paritarie».

E gli europei come si stanno muovendo? Putin sostiene che si sono indeboliti, obbedendo agli ordini dell’America.

«I singoli Paesi e le istituzioni della Ue sono oggi più coesi di quanto fossero prima della guerra in Ucraina. E anche la Nato diventerà più forte con l’ingresso di Svezia e Finlandia
. Mi pare di vedere un blocco che, chiaramente, mantiene il rapporto di alleanza con gli Stati Uniti. In grado di dire dei «sì», ma anche dei «no» se occorre. E infatti ci sono state intense discussioni tra le due sponde dell’Atlantico. Disaccordi, compromessi.Insomma, l’esatto contrario di ciò che vuol far credere Putin».

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L’Unione europea, quindi, è già parte attiva di un nuovo equilibrio mondiale?

«Certo. Ci sono le condizioni perché prenda forma davvero un equilibrio multipolare, con Stati Uniti, Europa, Cina e Russia. E vorrei sottolineare che la cosa più difficile da capire è perché Mosca non abbracci questa prospettiva di coesistenza pacifica, anziché immaginare il ritorno a modelli superati».

Secondo Putin le sanzioni non stanno funzionando. E l’Unione europea si sta facendo del male in «modo folle». E’ così?

«Non sono in grado di valutare l’impatto delle sanzioni sull’economia europea. Forse è vero che gli effetti sulla Russia si sentiranno con tempi più lunghi rispetto a quelli previsti dai governi occidentali. Però sono abbastanza vecchio per ricordare come vennero aggirate le sanzioni contro l’Italia, quando Mussolini decise di invadere l’Etiopia. Queste sono misure che richiedono un atteggiamento di fermezza nel lungo periodo. In ogni caso sono gli ucraini a chiederci di mantenerle e quindi dobbiamo continuare a farlo, se vogliamo essere coerenti con il nostro impegno ad aiutarli».

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Che cosa pensa dell’uscita di Henry Kissinger e, dall’altro capo dello spettro politico-culturale, del filosofo Noam Chomsky? Entrambi chiedono all’Ucraina di negoziare con Mosca, rinunciando a parti del territorio

«Il governo di Kiev, però, rivendica la propria integrità territoriale. Naturalmente sia Kissinger che Chomsky ne sono consapevoli. Quindi, di fatto, stanno auspicando un negoziato che passi sopra la testa degli ucraini. Mi sembra un’idea moralmente e politicamente inaccettabile».

17 giugno 2022 (modifica il 17 giugno 2022 | 22:23)

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